Roberta Vinci fa 10 e sogna la top ten

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

E sono 10 per Roberta Vinci. Stiamo parlando dei titoli conquistati in carriera con l’ultimo fresco in terra russa oggi pomeriggio. La vittoria a San Pietroburgo, battendo in finale la giovanissima e talentuosa svizzera Belinda Bencic per 6-4, 6-3, porta a doppia cifra i tornei WTA conquistati dalla tarantina in più di 15 anni carriera agonistica.  E altro aspetto non affatto secondario, è il raggiungimento del numero 13 nel ranking, la top ten non appare impossibile da toccare e chissà superare.
Riguardo al match, Roberta Vinci ha ha offerto una grande prova di intelligenza tattica, in aggiunta, ovviamente alle doti tecniche che da sempre le vengono riconosciute nel circuito. Un incontro nel quale non si sono visti i tipici aspetti di un tennis muscolare e fatto solo di potenza anche da parte della sua avversaria. La Bencic, infatti, nonostante abbia doti fisiche non indifferenti e una statura nettamente superiore rispetto alla nostra (circa 10 cm di differenza tra le due), non presenta nel suo gioco, colpi eccessivamente potenti, ma anche lei ama ricercare la profondità e gli angoli, insomma, sino adesso, ha preferito sviluppare uno stile più tecnico che esplosivo. Un modo di approcciarsi simile a quello di Roberta Vinci, ma con molta meno esperienza e lucidità. E proprio questi aspetti che hanno fatto la differenza nel match.  La tarantina ha capito subito che la strategia migliore, che poi è il suo marchio di fabbrica, fosse quello di muovere la sua avversaria, aggredendola e impaurendola. Si trova subito in vantaggio 3-1 e a parte un momento difficili sul 5-4 in rimonta della svizzera, si aggiudica il primo set. Nel secondo, il copione non cambia, con la Vinci che quando entra la prima di servizio, riesce quasi sempre a ottenere il punto. Finisce 6-3, la solidità e serenità mentali di questa Roberta sono stati determinanti nel raggiungere questo nuovo traguardo oltre alla solita spiccata “saggezza” tattica che poche altre sembrano possedere.
A 33 anni, la pugliese sta vivendo una seconda giovinezza e una fase di carriera simile a quella (forse) irraggiungibile del 2011, merito in gran parte anche della finale raggiunta agli US Open a settembre dello scorso anno persa di fronte all’amica Flavia Pennetta. Si pensava che il livello raggiunto 5 anni con la conquista di 3 tornei in una stagione (tra cui uno abbastanza “storico” sull’erba), non potesse essere replicato, ameno per il numero di vittorie. L’anno dopo, si aggiudica uno solo ma non sulla solita terra rossa, bensì sul cemento e dal 2013 con la vittoria a Palermo sulla sua grande amica Sara Errani,  che Roberta Vinci non alzava più una coppa. Il distacco (temporaneo?) dal doppio e la pausa dalla nazionale di Fed Cup sembra stiano producendo i primi risultati. D’altronde superati 30, una attenta pianificazione, anche a costo di rinunce è fondamentale e la tarantina lo sa.
Il ritiro non è così scontato, a giudicare anche dalla parole della stessa Roberta Vinci che rimanda tutto a fine stagione. E non poteva essere altrimenti, ora che è arrivata al numero 13, è troppo ghiotta la possibilità di entrare finalmente nelle prime 10 ed essere la quarta giocatrice italiana (dopo Pennetta nel 2009 e Schiavone nel 2010 ed Errani nel 2012) a farlo.

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