Caso Sharapova: ora gli atleti americani hanno paura

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

maria sharapova best photo

Serena Williams ha espresso parole di conforto per la sua rivale Maria Sharapova, che ha recentemente ammesso la sua positività al farmaco Mildronato, entrato da quest’anno nella lista delle sostanze dopanti. Non la pensano allo stesso modo altri atleti olimpici americani, i quali condannano e non giustificano la leggerezza della Sharapova tramite alcune dichiarazioni riportate dal sito sportivo indiano Sportskedaa. La judoka Kayla Harrison, medaglia d’0ro ai giochi olimpici di Londra 2012,  ha commentato così la vicenda doping: “Non prendo mai multi vitaminici, ci sono molti farmaci presenti in quella lista che molti non ritengono dopanti. Mi fa paura l’idea di risultare positiva a questi test, è l’ultima cosa che voglio un test che possa rovinare la mia carriera e reputazione; per me non vale la pena correre questo rischio.” D’altronde la reputazione della stessa siberiana è stata fortemente danneggiata da questo caso: gli sponsor Tag Heur, Nike e Porche hanno interrotto i loro contratti con la tennista. Non ci va leggero il detentore del record ai 110m ostacoli Aries Merritt, rientrato in attività dopo il trapianto ai reni effettuato a settembre: “Come atleta hai la responsabilità di sapere cosa è stato proibito in quella lista. Non ci sono scuse!”.
Il caso Sharapova non è altro che una grossa macchia che si sta espandendo nel mondo sportivo russo, la quale è stata anche riportata da un documentario tv tedesco, che ha denunciato la sospensione di numerosi coach russi che hanno provvisto i loro atleti di sostanze dopanti. la WADA ha accusato le agenzie antidoping russe di cospirare con gli allenatori russi sull’uso di doping, soprattutto coprendoli sulla loro cattiva abitudine di dopare i loro atleti. Ancora non è stata presa una decisione sull’accettare o meno gli atleti russi alle olimpiadi di Rio. Tale procrastinazione sulla questione preoccupa altri atleti statunitensi. “Non sono per niente sicura e nutro forti sospetti su di loro“, così si è espressa Alysia Montano, arrivata quinta a Londra 2012 dietro le due atlete russe Elena Arzakanova, Marijna Savinova, anch’esse risultate positive al doping. La campionessa olimpica dei 200 metri piani Allyson Felix aggiunge: “è veramente frustrante mettersi ai nastri di partenza e sapere che potrebbe essere una gara falsificata“. La maggior parte degli atleti statunitensi richiede che oltre la Russia, anche gli altri paesi provvedano di istituire gli stessi rigidi controlli che avvengono nel loro Paese. Per l’appunto, il nuotatore Conor Dwyer parla della severità adottata dall’antidoping statunitense confrontata alla fin troppa flessibilità delle condanne di altre nazioni sugli atleti risultati positivi ai controlli: “se risulti positivo ai test antidopig, allora sarai squalificato per anni; non mi risulta nessun caso di squalifica importante negli altri paesi.” E’ molto più disinteressato alla questione il secondo miglior medagliato della storia del nuoto Ryan Lochte, che afferma: “Mi facessero tutti i test che gli pare, basta che non li facciano durante i miei allenamenti.” Considerata la pesantezza e gravità dello scandalo doping che sta investendo lo sport russo, le paure degli atleti americano risultano del tutto fondate. Il rischio maggiore lo corre la credibilità degli eventi che si terranno a Rio, dove nel caso in cui sarebbero ammessi gli atleti russi, essa potrà essere benissimo contestata.

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