Sharapova e Nadal, nuovo paladino dell’antidoping

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi Segui

Indian Wells è il presente schiacciato dalla realtà dei fatti e, ben peggio, dalla cronaca. Il fulmine a ciel sereno di Maria Sharapova ha scatenato le fantasie di tutti, naturale per una Dea del tennis come la siberiana. Maria è cresciuta in California e con il sistema americano ci sa fare: è glamour, è trendy, è tutto. Una dei migliori prodotti dell’accademia di quel diavolo di Nick Bollettier, Sharapova ha sempre fatto parlare di sé nel bene, attraverso i trofei che nel tempo hanno allestito la sua bacheca di casa.

Il sistema americano, come per altro tutti gli ordinamenti democratici, garantisce dei trattamenti di favore per chi confessa e aiuta la celerità della giustizia. In termini sportivi, il coming out di Maria – apparsa di nero vestita nella sala conferenze di un hotel di Las Vegas – si traduce in una concreta possibilità di partecipare alle prossime Olimpiadi di Rio. In mancanza, sconterebbe una squalifica di minimo due anni.

maria sharapova
La federazione russa del comparto atletica ha già avuto le sue enormi complicazioni. Caricando di sfumature politiche l’intricato affaire, qualcuno ha dipinto un nuovo scenario da Guerra Fredda. Sharapova è intelligente, calcola tutto senza agire d’istinto. Dall’alto della sua carriera poteva urlare al complotto, invece ha accettato il verdetto delle analisi, anticipandolo addirittura. Premesso che per parlare di taluni medicinali occorre possedere delle competenze tecniche profonde, sarebbe meglio evitare dei voli sul Meldonium, l’ormai celebre farmaco lettone pietra dello scandalo. La casa farmaceutica si difende, Masha fa la figura della bella addormentata nel bosco, of course.

Suonano molto piccate – e per certi versi stucchevoli – le parole di Nadal durante la conferenza stampa a Indian Wells: “Maria ha sbagliato e deve pagare per quel che ha fatto”. Perché il maiorchino si è scagliato contro Sharapova? La solidarietà tra colleghi non è poi così rara nel tennis, specialmente le alte cariche di questo sport sono solite praticarlo. Le antipatie esistono, vero, però entrare così duri nel merito di una faccenda molto più profonda di quanto si pensi rende Nadal un giustizialista. L’ex numero uno al mondo avrebbe dovuto attendere l’esito del procedimento a carico di Maria trinceandosi dietro le solite dichiarazioni di rito.

Incapace di farlo? Forse. La domanda sul Meldonium è stata posta a Nadal con arguta cattiveria. L’obiettivo non era Sharapova, ma lui stesso e lo spagnolo ci è cascato a piè pari. Ha palesato un nervosismo crescente quando ha capito che era in trappola: “Non mi sono mai dopato, ho provato un trattamento con il plasma del sangue e successivamente con le cellule staminali. Cercate altrove“. Excusatio non petita?

buenos aires finalmente Nadal
Il dottor Cotorro, controversa figura che per molti anni ha curato le noie fisiche delle ginocchia di Nadal, per ora resta in silenzio ma non è da escludere un suo intervento nell’immediato.

Rafa Nadal poteva risparmiarsi queste parole su Maria Sharapova, fanno male a lei (conoscendola potrebbe anche averle già metabolizzate), hanno fatto male al tennis perché questo sport non ha bisogno di personaggi che si erigano eroicamente al ruolo di paladino dell’antidoping.

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