Angelo Binaghi: “Il padre di Camila Giorgi mi chiese 300.000 euro”

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Camila Giorgi
Angelo Binaghi, il presidente della FIT, ha finalmente rotto il muro del silenzio che gravava attorno al caso Camila Giorgi e ha espresso numerose e interessantissime dichiarazioni. Tra le tante parole spese sull’abbandono di Camila Giorgi alla Nazionale italiana di tennis, spuntano numerosi retroscena sulla vicenda che, almeno fino a questo momento, erano rimaste solamente delle voci. La più clamorosa è quella secondo cui Sergio Giorgi, il padre della bella e talentuosa (?) Camila, avrebbe richiesto allo stesso Binaghi la bellezza di 300.000 euro per la figlia. Così, senza tanti fronzoli. Alla sentita richiesta la FIT, e di conseguenza Binaghi, avrebbero generosamente acconsentito:
“Le abbiamo dato tutti i soldi che chiedeva perché ci diceva di essere in condizioni economicamente disagiate, di non essere in grado di avere il livello di assistenza necessario per una giocatrice del  suo genere.” (Ubitennis).  Nonostante questo, però, il giudizio sul padre di Camila Giorgi rimane duro, anzi durissimo:
“Fin da quando il padre della Giorgi è venuto qui con la ragazzina giovane per chiedermi 300.000 euro di prestito noi abbiamo capito sin dall’inizio di che persona si trattasse. Credo non ci voglia un luminare della scienza per capire chi avessimo di fronte. Avevamo messo tutto nel conto, avevamo fatto bene tutti gli accordi e contratti e anche calcolato che questo potesse succedere.” (Ubitennis)
Angelo Binaghi è stato molto chiaro: tra i Giorgi e la Federazione non c’è mai stata simpatia, anzi. Diciamo solo una mera sopportazione, dovuta più al non sprecare il talento (?) di Camila che al cercare un rapporto di serenità con papà Sergio. In sostanza, tutto è stato fatto in funzione del tennis femminile italiano. Né più né meno.

Poca riconoscenza dal team di Camila Giorgi

Il caso Giorgi dunque, alla luce di queste dichiarazioni, assume tutt’altro aspetto. Angelo Binaghi continua:
“Pensiamo di aver fatto tutto quel che andava fatto, cioè il massimo possibile: dalle cure per rimetterla in sesto, alla casa a Tirrenia nella quale allenarsi.” (Ubitennis)
La situazione è chiarissima: da una parte abbiamo la Fit, che ha curato al massimo Camila, concedendole una struttura e dei mezzi necessari per potersi allenare ad alti livelli (livelli che, altrimenti, le sarebbero stati preclusi) e, dall’altra parte, una tennista che, nonostante tutto questo, sbatte la porta in faccia alla sua Nazionale. La FIT aveva investito tanto su Camila Giorgi perché aveva creduto in lei, aveva creduto alle sue potenzialità e intravedeva un futuro luminoso. Questa speranza non è stata campata in aria ma ha avuto un suo prezzo ben preciso: 300.000 euro. Mica poco. In tutta risposta, Camila Giorgi ha deciso che giocare per l’Italia in Fed Cup non fosse poi così importante e prestigioso. Viene da chiedere: Perché? Quali altri trofei di livello ha sollevato Camila?
Angelo Binaghi, ha ben sottolineato la questione:
“Il padre ha preso questa decisione e pace all’anima sua. Noi giochiamo con la Vinci e l’Errani che mi sembra che abbiano un palmares ben differente. Il padre può dire quel che vuole. La FIT, anche grazie a quel che hanno fatto le ragazze, credo abbia raggiunto un livello tale da non essere messo a confronto in un ribatti e ribatti con il padre della Giorgi. Lui ha fatto la guerra della Malvinas e l’ha persa, noi abbiamo fatto tante altre battaglie in questi 15 anni a cominciare da quella per il rispetto della maglia azzurra e le abbiamo vinte tutte.”  (Ubitennis)

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