Quinzi cambia ancora coach, e stiamo a 7

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

Quinzi cambia ancora, e sono 7! Stiamo parlano del settimo cambio di allenatore operato dal giovane tennista italiano in meno di tre anni. L’ennesimo aggiornamento riguarda l’ultima guida tecnica che lo seguirà ed è rappresentata dall’austriaco Ronnie Leitgeb, un passato a fianco del campione connazionale Thomas Muster e del nostro Andrea Gaudenzi (numero 19 al mondo negli anni ’90). Quindi, la regolarità e costanza nell’identificare un allenatore anche nel lungo termine non sembrano delle peculiarità innate nel talentuoso ragazzo veneto, ma dettate e giustificate, probabilmente, da un ritardo in merito a una affermazione potenziale nel circuito maggiore. Dopo Edoardo Medica, con il quale Quinzi aveva trionfato in un prestigioso, anche se poco indicativo, torneo juniores di Wimbledon nel 2013 (poi ripreso per un breve periodo nel 2015), Tomas Tenconi,  l’ex giocatore spagnolo Marcos Gorritz, il quale era entrato anche nei primi 80 nel ranking agli inizi degli anni ’90, e il trio italiano composto da Federico Torresi, Mariano Monachesi e Giancarlo Petrazzuolo, ora, il ventenne si gioca la carta Leitbeg, una mossa comunque di rilievo visto il background dell’austriaco. Come detto,  l’ansia di volere recuperare il tempo perduto, soprattutto considerando alcuni tennisti anagraficamente simili, sembra alla base di così tanti cambiamenti di coach e in brevissimo tempo, con possibili “effetti collaterali”, come una sovrapposizione di approcci e stili differenti dei vari allenatori che possono ripercuotersi sul suo gioco conseguentemente senza che si possa formare una identità, soprattutto alla sua età. Accanto a questi presunti rischi, tuttavia, vi è anche la necessità di smuovere assolutamente il suo ranking attuale, troppo penalizzante per una promessa del genere e  che lo vede intorno alla posizione n. 460.
Esploso nel 2013 con la vittoria nel torneo juniores di Wimbleon, Gialuigi Quinzi sembrava avviato ad una carriera luccicante.  Dotato di un di un gran fisico (è alto 190 cm),  potente da fondo campo con colpi rapidi e precisi e capace di mostrare un gioco moderno, non è riuscito a dare seguito a quella importante affermazione, anche se non in grado di identificare veramente il talento da fuoriclasse potenziale di un giocatore. Basti pensare che l’altro italiano a vincere il torneo fu Diego Nargiso nel 1987, buon giocatore ma capace di imporsi solo a livello di doppio. Poi, una serie di infortuni che lo hanno fiaccato non solo atleticamente ma forse anche mentalmente, lo hanno “rallentato”, allontanando un suo possibile e logico approdo nel circuito che conta, oltre alla già analizzata impazienza a mantenere per più tempo lo stesso coach. I suoi coetanei, come il croato Borna Coric e l’australiano Krigios (di un anno più giovane), hanno corso in questi anni e molto, scalando il ranking che conta e trionfando, parlando del secondo, anche in un torneo ATP.
Quest’anno per Quinzi è arrivata però una prima e non irrilevante soddisfazione. 
Si è aggiudicato il suo sesto torneo a livello di Challenger in Israele sconfiggendo in finale un giocatore presente nei top 100,  numero 98 e addirittura numero 44 nel 2013, ossia  Luckas Lacko. Un’affermazione, considerando l’avversario, di rilievo, almeno al pari della vittoria a Wimbledon. Qui, aveva di fronte uno avvezzo a giocare a certi livelli. Adesso, bisognerebbe però dare continuità e fiducia al nuovo staff tecnico, anche se Quinzi ci ha abituato a un comportamento diametralmente opposto negli ultimi anni.

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