Rafael Nadal è tornato. Ecco i tre motivi principali della crisi passata

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Rafael Nadal
Rafael Nadal è tornato. Dopo un 2014 così così e un 2015 decisamente negativo, il maiorchino è finalmente tornato ai livelli che gli competono. In questo momento è il tennista più in forma dell’intero circuito Atp e lo ha ampiamente dimostrato vincendo un 1000 importante come Montecarlo e un 500 di spessore come Barcellona. Gli avversari che ha dovuto sconfiggere non erano proprio gli ultimi arrivati: Monfils e Nishikori, due straordinari tennisti che possono davvero mettere in difficoltà chiunque. E dire che qualcuno fino a qualche mese fa dava Rafael Nadal per finito. I commenti  sono stati tanti e perlopiù totalmente immotivati. Si è passati da ‘è troppo vecchio’, a ‘non ha più le motivazioni’, a ‘paga il suo tennis troppo dispendioso’, dimenticando che il maiorchino farà trent’anni a giugno, che quando si vince si vuole vincere ancora e che tutti, al giorno d’oggi, giocano il tennis difensivo di Nadal. E allora? Se Roger Federer, che è cinque anni più vecchio e che ha vinto, tutto gioca ancora finali Slam a iosa, perché Rafael Nadal non avrebbe potuto fare lo stesso? Evidentemente i problemi del maiorchino erano ben altri. Vediamone insieme i tre principali.

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Le tre ragioni del perché Rafael Nadal è crollato

1) La principale ragione del crollo di Rafael Nadal è stata la scelta errata della racchetta.
Questo è un aspetto fondamentale del suo vistoso calo, ma che pochi hanno messo in evidenza. Chi gioca a tennis lo sa: se il tennista non si trova a suo agio con lo strumento principe di questo sport, le cose non potranno andare che male. Chi ha buona memoria ricorderà senz’altro che lo spagnolo ha usato per un (fortunatamente) breve periodo di tempo la Babolat Pure Strike con scarsissimi risultati. Anche se la casa di produzione della racchetta che ha sempre usato e che usa ancora (la AeroPro Drive) è la medesima ( la Babolat) non tutte le racchette danno le stesse prestazioni. Sebbene siano delle racchette che aiutano molto il tennista, con un piatto corde molto ampio e una eccellente giocabilità, la Pure Strike non era adatta all’aggressività e alle rotazioni di Rafael Nadal. Con la Pure Strike il maiorchino ha giocato al di sotto delle sue possibilità e questo ci porta direttamente al secondo punto.
2) La perdita di fiducia in sé stesso.
Dopo questo periodo ‘nero’ con la Babolat Pure Strike, il maiorchino ha perso fiducia. Il tennis, più di ogni altro sport al mondo, è un gioco mentale: chi si sente sfiduciato e debole non può avere alcuna chance di vincere qualche partita e Rafael Nadal è entrato in questo periodo nero.
3) Il dritto non ha più funzionato a dovere.
La perdita di fiducia in sé stesso ha comportato, come un tremendo effetto domino, la perdita del suo colpo fondamentale: il dritto. Nel periodo buio il dritto dello spagnolo durava solo un set, poi iniziava a cadere molle nella metà del campo; ancora carico di topspin, per carità, ma troppo lento per impensierire i top ten. Adesso, invece, tutto sembra cambiato. Stiamo rivedendo il Rafael Nadal dei bei tempi, lo spagnolo dalla difesa incredibile e dalla grande grinta. Novak Djokovic è avvisato: vincere il Roland Garros non sarà così semplice.

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