John McEnroe: “Odiare il proprio avversario è possibile”

Pubblicato il autore: luigi gatto Segui

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Ha vinto tre volte a Wimbledon, nel1 981, 1983 e 1984, e altre quattro agli US Open, nel 1979, 1980, 1981 e 1984, ma mai all’Open d’Australia e nemmeno al Roland Garros. Si chiede perché?
Beh, in Australia i primi sei sette anni di carriera non ho giocato, si teneva sempre prima, durante o dopo le feste natalizie. Il torneo che ho sempre voluto vincere è stato il Roland Garros. Volevo dimostrare di poter vincere su tutte le superfici. Volevo riuscirci nel 1983, mentre nell’84 avrei dovuto vincere, così come nell’85. Il mio stile di gioco non è stato d’aiuto per poter essere forte sulla terra rossa.”

Si dice sempre che il miglior tennista di tutti i tempi è dato dal numero di Slam vinti. Per McEnroe chi è stato il migliore? “Al momento scelgo Rafa e Roger. Novak si sta avvicinando a loro, il mio idolo è sempre stato Rod Laver e continuo a pensare che il tennista più completo sul rapido sia stato Pete Sampras. Dipende dall’epoca che si prende in considerazione. Nadal ha vinto molte volte contro Federer, ma è vero anche che l’anno scorso ha avuto infortuni e mancanza di fiducia, e Djokovic è stato molto costante.”

L’anno scorso in TV ha detto che Nadal avrebbe dovuto sostituire Toni con un altro allenatore. Continua a pensare la stessa cosa? “Quello che dissi riguardo il cambio di allenatore di Nadal si stava già avverando all’interno delle panchine degli altri Top-Player, ossia la figura principale di un coach, che da molti anni lavora con il suo giocatore veniva arricchita da una figura esterna, un po’ come ho già fatto con Milos Raonic a Wimbledon, dove già arrivava con Piatti e Carlos Moya nel suo staff tecnico. Lo stanno già facendo da tempo i vari Becker, che sta lavorando con successo con Djokovic, lo ha fatto l’anno scorso Edberg con Federer e Chang con Nishikori; so che Francisco Roig segue Rafa nel tour qualche settimana all’anno, io però mi riferivo ad un’altro tipo di figura che potesse aiutare Nadal, non so dirvi di preciso chi possa essere”.

Lei pensa che se Rafael Nadal le chiedesse di collaborare con lui, lei accetterebbe?
Trovo che sia una grande persona, rispettabile e rispettata, un campione e un grande giocatore: è ovvio che i nostri stili di gioco non hanno nulla a che vedere, ma anche quelli di Boris Becker e Novak Djokovic non hanno nulla in comune fra loro, eppure…

Lei ha dichiarato che il palmarès di Nadal potrebbe arricchirsi ulteriormente di un altro Slam, è vero?
Certo che lo penso, ma questo può essere valido se gli infortuni non lo bloccheranno; quest’anno agli Open di Francia era vicino alla sua condizione migliore prima dei guai al polso, dunque il suo tennis è ormai legato direttamente alle sue condizioni fisiche del momento. Negli ultimi due anni non ha mostrato la stessa esplosività d’azione sul campo, e sull’erba non sembra trovarsi bene come qualche anno fa, tuttavia sulle altre due superfici rimane competitivo. Alcune delle ultime sconfitte sono giunte in maniera rocambolesca e non tutti riescono a spiegare la ragione di ciò.

L’ha sorpresa l’impressionante dominio di Novak Djokovic degli ultimi anni? Pensa che potrà eguagliare il numero di Slam di Roger Federer?
Sì, sono sorpreso, specie per il suo livello mentale, perché ciò che ha fatto è molto difficile da realizzare e perché sembra che riesca a controllare il match a suo favore in ogni momento, ma non dimentichiamoci di Murray e anche dell’età: un giocatore, passati i trent’anni fa più fatica a raggiungere il massimo negli Slam, anche se ci sono le eccezioni di Connors e Agassi che sono arrivati in fondo molte volte dopo quell’età. Se il fisico sosterrà Nole, accidenti se riuscirà a vincere tre o quattro Slam!

Trova che il ritiro di Roger Federer sia vicino?
Penso effettivamente di sì, ma si tratta di una decisione personale e l’ultima parola spetta naturalmente a lui: ha vinto tutto ciò che si poteva vincere, ma per me è stato scioccante vederlo giocare al livello che ha giocato l’anno scorso; avrei dovuto immaginarmelo, del resto si trattava di Federer. Dev’essere stato frustrante per lui fermarsi così a lungo quest’anno.

McEnroe che questa settimana ha raggiunto la finale del torneo Senior di Marbella perdendo da Albert Costa: “È bello continuare a giocare a tennis, mi fa sentire giovane anche se non lo sono. Ho sempre voluto preservare il mio corpo, i miei movimenti e la mia esecuzione di colpi fa si che giocare a tennis sia più facile per me. Nel circuito ora i giocatori lavorano molto duramente e i loro corpi ne risentono maggiormente.”

Cos’è il talento per McEnroe? “Il talento è una combinazione di cose. Essere capace di fare qualcosa in maniera naturale che non immagini di poter fare. Non si compra il talento, che significa essere capace di coprire tutto il campo senza muoversi, o far sembrare che lo fai. Gran parte del gioco è mentale, e se viaggi continuamente, devi solo divertirti e gestire tutti i problemi che sorgono: le condizioni diverse, gli avversari che sono sempre più complicati da battere. C’è sempre una sfida a livello mentale. Credo che tutti i giocatori professionisti abbiano talento, alcuni sono migliori a livello mentale altri a livello fisico. I migliori giocatori sono bravi in entrambe le cose. Non si può essere professionista se non si ha talento per lavorare sempre più duramente. È numero uno colui che lavora di più.”

McEnroe ha anche aggiunto che negli ultimi decenni il livello si è alzato sempre più, e così anche il tennis è cambiato: “Non avrei mai pensato che si potessero vedere giocatori a Wimbledon capace di servire e rimanere a fondo invece di andare a rete, per me questa è una pazzia. Il modo in cui giocano è ovviamente molto diverso da come facevamo noi con le racchette di legno. Ora si utilizzano materiali più leggeri e si può colpire più forte, inoltre ci si allena sempre con più intensità.”

È possibile odiare il proprio avversario? “Certo che sì. Molta gente ha bisogno di avere questo tipo di sensazione, o lo odi o ti piace. È una motivazione, soprattutto quando affronti un avversario con cui ti pesa perdere. Fuori dal campo diciamo tutti che siamo amici, ma dentro stringi i denti e si vuole vincere. Dipende dalla personalità che si ha.”

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