Wawrinka, il re delle finali

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

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Fatelo arrivare in una finale e vedrete che la vincerà. E’ così Stan Wawrinka. Uno che la finale di un torneo dello slam l’ha vista solo tre volte, nulla a che vedere con altri suoi eccellenti contemporanei come Novak Djokovic, Roger Federer, Rafa Nadal e Andy Murray. Eppure, a differenza dei quattro citati, quando lo svizzero arriva all’atto conclusivo non sbaglia mai.

Djokovic era avvertito. Aveva già provato cosa significasse sfidare l’elvetico in una finale di uno slam un anno fa al Roland Garros. Contro ogni pronostico trionfò proprio lo svizzero. Così è andata anche stavolta allo US Open. Sul cemento di Flushing Meadows in quattro set, dopo aver perso il primo al tie break, Wawrinka schianta il numero uno al mondo, che quest’anno aveva vinto i primi due grandi tornei (Australian Open e Roland Garros). Il punteggio finale è 6-7 6-4 7-5 6-3 per lo svizzero, che a 31 è il più anziano vincitore di sempre del torneo americano dopo il trentacinquenne australiano Ken Rosewall, che trionfò nel 1975.

Novak Djokovic fallisce, dopo Wimbledon, anche l’appuntamento statunitense, non riuscendo neanche, dunque, a realizzare il Piccolo Slam, ossia vincere tre grandi tornei su quattro. Poco da disperare comunque. Il serbo in questo 2016 ha conquistato, anzitutto, il Career Grand Slam, portandosi a casa dopo l’Australian Open anche quel Roland Garros che mai era entrato nella sua bacheca. Quindi ha ampliato il suo palmares personale con le vittorie a Doha e nei Master 1000 di Indian Wells, Miami e Toronto. A questi si aggiungono anche le finali perse a Roma e proprio allo US Open.

Per Wawrinka è questo il terzo successo in un torneo dello Slam su tre finali disputate dopo l’Australian Open del 2014 contro Rafa Nadal e il Roland Garros del 2015 ancora contro Novak Djokovic. In carriera è il successo numero 17, che si aggiunge ai 14 trionfi in singolare. In questo 2016 aveva già trionfato a Chennai contro il croato Borna Coric e a Dubai contro il cipriota Marcos Baghdatis.

In questo US Open lo svizzero ha dapprima eliminato senza troppe difficoltà in tre set lo spagnolo Fernando Verdasco e l’italiano Alessandro Giannessi. Al terzo turno è stata una battaglia vera e propria contro il britannico Daniel Evans, sconfitto in cinque set, dopo che il rivale ha ceduto di schianto solo nell’ultimo. Agli ottavi in quattro set arriva il successo sull’ucraino Iliya Marchenko. Nei quarti è la volta, sempre in quattro set di Juan Martin Del Potro. La semifinale, a sorpresa, non è contro l’altro grande favorito, Andy Murray, bensì contro il giapponese Kei Nishikori. Il nipponico vince il primo set, ma poi cede e dopo quattro set di battaglia Wawrinka raggiunge la finale. Il resto è storia ormai già nota.

Djokovic dovrà quindi pensare da gennaio a incrementare il suo bottino negli Slam, dove rimane a un onorevolissimo numero 12 nella casella dei trionfi nei grandi tornei, ma allo stesso tempo Pete Sampras e Rafa Nadal sono ancora a +2 a quota 14 e Roger Federer è ancora a +5 con 17 successi. L’obiettivo del 2017 del serbo sarà vincerne altri per salire ancora in graduatoria e magari vincerne quattro nello stesso anno per realizzare quel Grande Slam che non si vede dal 1969. Intanto, però, oggi la gloria è tutta per Stan il trentunenne. L’uomo delle finali.

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