Marco Cecchinato, squalifica ridotta. Ecco la sentenza che ha dell’incredibile

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Marco Cecchinato
Il 2016 è stato un anno piuttosto agitato per il tennista siciliano Marco Cecchinato. Qualcuno ricorderà che a luglio gli era stata inflitta una pesante squalifica (più una pena pecuniaria) per aver alterato una partita in un Challenger in Marocco e per aver fornito delle informazioni riservate sullo stato di salute di Andreas Seppi, che da lì a poco avrebbe dovuto giocare una partita importante contro Isner. La pena era stata estremamente severa, come da copione: 40.000,00 euro di multa più 18 mesi di stop dal tennis professionistico. Questo, almeno, in primo grado. Oggi, però la sentenza d’appello ha decisamente cambiato le carte in tavola. Vediamo cosa è successo.

Squalifica ridotta per Marco Cecchinato.

Le accuse che pendevano (e che pendono) su Marco Cecchinato sono gravi, anzi, gravissime. Aver alterato un match di un torneo e aver fornito informazioni riservate non sono proprio cose di poco conto, soprattutto per un tennista che ha avuto l’onore di rappresentare la nostra bandiera in Coppa Davis. Eppure, la sentenza d’appello ha accolto le tesi della Procura Federale, che durante la fase istruttoria non avrebbe posto la questione dell’impossibilità per un membro ATP di dedicarsi all’attività delle scommesse sportive. In sostanza, la Corte d’Appello si è vista costretta ad ammettere la totale assenza di illecito sportivo da parte di Marco Cecchinato.
Cosa significa questo, in termini pratici?
Alla luce dei fatti, i capi d’accusa sulla testa di Marco Cecchinato rimangono, ma non l’illecito sportivo. Quindi il tennista siciliano ha sì sbagliato nell’alterare una partita e nel fornire informazioni riservate su Andreas Seppi a terzi (suo compagno di squadra in Davis) ma non ha commesso illecito scommettendo. Il paradosso reale di tutta questa faccenda è che, a quanto pare, un tennista potrebbe scommettere sullo sport che egli stesso pratica (con un evidente conflitto d’interesse) in maniera del tutto legale.

E la squalifica per Marco Cecchinato?

E qui veniamo alle note dolenti. La sentenza d’appello ha ridotto la squalifica da 18 a 12 mesi e la pena pecuniaria da 40.000,00 a 20.000,00 euro. Senza contare che in tutto questo periodo Marco Cecchinato ha continuato a calcare i campi di tennis indisturbatamente, perché la sentenza di primo grado non è ancora stata applicata. Prima di poterla rendere esecutiva, infatti, l’ATP deve ricevere l’istanza di squalifica e concretizzarla. Parliamo quindi del solito rallentamento burocratico, un problema italiano ma non solo, a questo punto.
In ogni caso, vicenda Marco Cecchinato a parte, il problema del tennis minore e delle scommesse riapre un’antica questione di cui forse non tutti sono a conoscenza. Nel tennis se non sei un top player, non guadagni molto, anzi. Se usciamo fuori dalla top 100 troveremo tennisti che per giocare devono spesarsi da soli: viaggi, attrezzature, alberghi, eccetera eccetera. Il tutto per partecipare a tornei minori, dal montepremi molto basso e magari anche uscendo al primo turno. In una situazione del genere, è chiaro che la prospettiva di soldi facili sia quantomeno allettante. Se con una scommessa un tennista può guadagnare in un solo colpo quanto farebbe in maniera onesta in un anno, l’illecito è dietro l’angolo. E non sempre è facile dire di no.

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