Marian Vajda: “Il calo di Djokovic non mi ha sorpreso”

Pubblicato il autore: luigi gatto

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Marian Vajda, coach di Novak Djokovic, ha analizzato la seconda parte di stagione caratterizzata da alti e bassi per il tennista serbo, che ha vinto un solo torneo negli ultimi sei mesi, a Toronto.

Per Vajda questo calo fisico e mentale non è un serio campanello d’allarme:”Non sono preoccupato – ha detto a Yellow Ball Corner – Bisogna prendere in considerazione diversi fattori: Novak ha vinto quattro Major di fila, cosa che non accadeva dai tempi di Rod Laver. Si è impegnato al massimo e a Parigi si è visto. Poi la concentrazione è calata. Dopo tanti anni si sapeva che sarebbe potuta arrivare. A questi livelli la concentrazione è estrema ogni settimana. Andy Murray è meritatamente il numero uno, ma Novak è sempre lì.”

Problemi anche di natura fisica per Djokovic, che ha sofferto un infortunio al braccio dopo Wimbledon: “Ha perso subito a Rio e gli ha fatto male. E inoltre era infortunato . Essere arrivato in finale a New York è un miracolo, raggiungere l’atto conclusivo di uno Slam è qualcosa di grande. Sì, questa stagione è stata molto difficile per via del Roland Garros. Abbiamo fatte belle cose, e ne abbiamo pagato il prezzo. La gente parla di crisi, ma non è possibile vincere tutto il tempo.”

Non sono macchine… “Esattamente! Roger, Rafa Andy e Novak sono stati al top per anni, ma rimangono umani. Il problema di Novak non è che non ama più lo sport, si tratta di ritrovare concentrazione. Adora allenarsi, basta fare drammi.”

A Parigi Bercy né lui né Becker erano presenti, e si è parlato tanto del suo preparatore mentale Pepe Imaz. Cosa ne pensa di questa scelta? “Lasciarlo un po’ solo è stato un bene. Novak si sentiva stressato, inoltre aveva già viaggiato con Pepe in passato, quindi ha utilizzato la meditazione per combattere lo stress. Ma non si tratta di manipolazione mentale! Hanno un po’ ingigantito tutto.”

La pressione derivante dall’esterno è diventata troppo forte? “La gente interpreta le cose a proprio piacimento. Ma lui è ancora se stesso. Lo vedono come un giocatore imbattibile, ricco e famoso, ma non è così. Vorrei che sia visto come un atleta eccezionale che ha giocato per anni. Molte volte si ricorda come Bjorn Borg si sia ritirato a 26 anni perché incapace di reggere la pressione. Ad un certo punto Novak si è detto: ‘Ok, e ora? Quando hai vinto tutto, da dove viene la motivazione?

Proprio Pepe Imaz in una recente intervista ha dichiarato: “Non credo che le sconfitte lo condizioneranno quando sarà il momento di vincere e di tornare numero uno. È concentrato a lavorare sul suo gioco e sullo stare bene con se stesso. L’aver perso il numero 1 lo accetta con tranquillità facendo i complimenti ad Andy. Dopo la finale persa per lui la vita è continuata, ho visto il momento in cui ha dato la buonanotte a Jelena e a suo figlio.”
Alla domanda se si può essere il migliore senza essere in equilibrio a livello mentale, Pepe ha risposto: “Arriva un momento in cui ogni persona deve accettare, questa è la chiave. Quando stai bene a livello mentale, le cose vanno meglio, e in caso contrario non così bene. Ma anche se stai meglio di tutti puoi avere dei cali. Bisogna comprendere che nessuno è una macchina.”

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