Marat Safin: “Vorrei tornare attivo nel mondo del tennis”

Pubblicato il autore: luigi gatto Segui

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In un’intervista rilasciata dopo esser stato ufficialmente introdotto nella Hall of Fame a Newport Marat Safin ha parlato dei suoi inizi nel tennis e dell’importanza che ha avuto la sua famiglia nel convincerlo a provare fino in fondo ad avere successo in questo sport: “Mia mamma è stata tennista e ha cercato di diventare professionista giocando un paio di volte il Roland Garros e Wimbledon juniores. Voleva tramite noi (lui e sua sorella Dinara Safina, ndr) riuscire a fare ciò che lei voleva fare. E ci siamo riusciti. Dico grazie a mia mamma, grazie a lei ho giocato a tennis, uno sport che non mi piaceva per niente visto che volevo diventare calciatore. Ma mia mamma sapeva per cosa ero portato.”

Tre parole per descriversi: “Giovane, stupido e spavaldo. Ora sono cresciuto e sono migliorato.”

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Safin ha anche parlato della sua brutta esperienza alle Olimpiadi 2004 ad Atene, periodo in cui stava giocando il miglior tennis della sua carriera: “Ho ricordi terribili. E’ stata una grande esperienza ma i risultati sono stati super negativi. Continuo ad avere rimpianti per non essermi preparato al meglio ai Giochi Olimpici. Te l’ho detto, ero giovane e stupido…”.

Dopo l’esperienza nella politica Safin potrebbe tornare nel mondo del tennis: “Potrei essere utile nelle vesti di una sorta di consulente nell’ATP, ITF o cose del genere. Il meglio deve ancora arrivare.”

Parlando del suo carattere ha aggiunto: “”Ho un po’ esagerato ma sono stato me stesso – ha detto Safin a Straits Times – Non ero arrabbiato con nessuno, ho solo mostrato la mia personalità. Certe cose non potevo sopportarle perché dentro di me bollivo. Mi sono spinto al limite e in alcuni momenti non mi divertivo. Ma ho davvero apprezzato le persone che non mi hanno giudicato per alcune cose. Hanno preso bene il mio comportamento nonostante sia arrivato al limite.”

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Il russo ha inoltre ammesso come sia fondamentale essere circondato da uno staff professionale e onesto: “Col tempo impari che è molto importante avere un buon team, che deve dirti la verità anche se fa male. Deve darti un’opportunità per continuare il tuo percorso. C’è una linea molto sottile. Puoi essere insoddisfatto con te stesso e quando cominci a giudicare te stesso, puoi perderti a livello emotivo.”

Parlando del suo trionfo all’Australian Open nel 2005, il secondo a livello Slam dopo lo US Open 2000, Safin ha detto: “È stato più un sollievo. Pensavo che sarei stato ricordato come il tennista che ha vinto un Grand Slam per errore senza vincere più niente. Mi sono seduto negli spogliatoi e dicevo, ‘grazie Dio, grazie Dio, ce l’ho fatta’. Invece di godermelo soffrivo. Ecco perché non voglio che i ragazzi soffrino perché è un gioco.”

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Mi manca la generazione con cui ho cominciato. E’ stata l’ultima generazione che usciva assieme e che trascorreva del tempo insieme. Era rock e roll per tutti. Patrick Rafter, Gustavo Kuerten, Nicolas Lapentti, Mark Philippoussis… uscivamo la sera prima e giocavamo contro il giorno successivo. Eravamo come una famiglia. Ora è troppo professionale! I ragazzi sono troppo seri!”

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