King Federer is back

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui

ATP Miami 2017, trionfo Federer: Nadal battuto in due set
Signori e signore, ladies and gentlemen, Roger Federer…Che dire? Quali parole si possono utilizzare ancora? Cosa scrivere su di lui senza cadere nelle solite banalità, nei consueti stereotipi? Non servono presentazioni, semplicemente il più grande tennista di sempre. Professionista dal 1998, esordiente a neanche 17 anni, vanta, tra gli altri titoli, ben 18 slam, tra cui 7 successi a Wimbledon e 5 US open.
A poco meno di 36 primavere il tennista svizzero ha scritto di nuovo la storia, ieri, aggiudicandosi l’ATP di Miami contro Rafa Nadal (6-3, 6-4) e dimostrando, come se ce ne fosse ancora bisogno. di essere il migliore.
In un duello equilibrato, ostico, impegnativo, Federer ha prevalso grazie a una commovente precisione, uno spietato rovescio e una regale eleganza; ha saputo approfittare di un servizio amico, di una freschezza inaspettata dopo la cruenta e interminabile semifinale con Kyrgios e di qualche unforced error dell’avversario; il maiorchino, infatti, è sembrato più appesantito malgrado venisse da un incontro, quello con l’italiano Fognini, sicuramente meno dispendioso sia dal punto di vista mentale sia fisico.

Sta di fatto che il dado è stato tratto e con la vittoria a Miami, dunque, salgono a tre i trofei annuali aggiunti al personale, sterminato, palmares; Federer, nel 2017, ha infatti altri due allori, gli Australian open, sempre contro Nadal, e a Indian Wells, ai danni del connazionale Wawrinka; allori, sì, la pianta simbolo dei grandi poeti, perché cos’altro è il tennis di Roger se non poesia?  Da oggi Federer torna numero 4 del mondo; tanto, se pensiamo che, un anno fa, era precipitato al sedicesimo posto per via di infortuni e sconfitte, se facciamo mente locale a un giocatore lungi dai fasti di un tempo, raramente lucido, molto impreciso; poco, forse, se si considera, invece, il talento, la fama e la fame di un vecchietto che riempe e trascina gli stadi con una presenza non umana, bensì regale, con un’ombra troppo ampia per poter far emergere giovani talenti o anziani fuoriclasse, con un ego che non è presunzione ma riconosciuta superiorità.

Gli antichi, i popoli pre-cristiani credevano che il re fosse l’incarnazione della divinità, che fosse un punto di riferimento per la comunità, beh, non voglio fare riferimenti sacrileghi o blasfemi, mischiare il sacro al profano, ma, se esiste un Dio del tennis, sicuramente indossa due polsini, una bandana ella Nike e si chiama Roger Federer.
Il suo futuro è incerto, pure Tiresia stesso, l’abile visionario cieco, sarebbe in difficoltà, perché non si sa quanto ancora possa durare a questi livelli, probabilmente la sua carriera è agli sgoccioli, sono gli ultimi lampi di una tempesta che precede la quiete, tuttavia godiamoci il presente, ammiriamolo, meravigliamoci, contempliamo quel miscuglio di esperienza e freschezza, quel paradosso di sogno e realtà.
Gli eroi non muoiono mai ma restano vivi nella memoria; di sicuro Federer è uno di questi, la sua leggenda sconfiggerà il tempo e parlerà di un tennis che non era solo vittorie, fama e denaro, ma anche, e soprattutto, capacità di emozionare ed emozionarsi.
Grazie ancora una volta Roger Federer.

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