Birindelli a SuperNews: “Juventus ancora superiore, ma con Sarri serve più dinamismo. Pjanic al Barcellona? Questione di plusvalenze”

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


In esclusiva ai microfoni di SuperNews, abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Birindelli, ex calciatore della Juventus, oggi allenatore con un occhio di riguardo verso i giovani calciatori. Abbiamo affrontato insieme diversi argomenti: la sua carriera attuale, l’ambiente dei giovani talenti in cui lui è pienamente coinvolto come allenatore, le attuali vicende della Juventus e due chiacchiere anche su due dei suoi ex compagni di squadra che ancora se la giocano alla grande, uno in campo ed uno in panchina.

Come sta procedendo la tua carriera da allenatore e quali sono i tuoi piani per il futuro?
Al momento sto aspettando una proposta da qualche prima squadra, a prescindere che sia in Serie B o in Serie C. L’importante è che abbia una solida progettualità e che condividano anche una cultura giovanile del calcio, dato che vengo da tre anni da allenatore con i giovani del Pisa e questo darebbe continuità ad un percorso già iniziato“.

Antonio Conte, tuo ex compagno: da dove viene questo carisma che lo differenzia da tutti gli altri allenatori italiani al momento?
È sempre stato un giocatore molto ambizioso, attento ai particolari, non mollava mai. Non lasciava niente al caso, pur di arrivare all’obiettivo. Poi, l’aver passato tanto tempo in una società in cui ha vinto tanto, sia come calciatore che come allenatore, vuol dire che devi avere degli standard superiori e anche il quotidiano, quindi, lo vivi al cento per cento, se non al mille per mille“.

Passando alla Juventus, come vedi quest’anno i bianconeri sulla base di tutte le polemiche che sono sorte durante la stagione riguardo Sarri, il suo gioco e i giocatori in campo?
Quando una società vince tanto e vuole continuare a vincere, le aspettative crescono sempre in tutto l’ambiente. Quel che dico io è che bisogna giudicare sempre a fondo il lavoro della società tutta. Si criticava questa Juventus per il gioco poco brillante, e su questo si può anche essere d’accordo, ma alla fine quel che conta è il risultato. La Juventus è al primo posto in campionato a sette punti dalla Lazio e si giocherà un ottavo di finale di Champions League, quindi le critiche per adesso lasciano il tempo che trovano. Non a caso, la Juventus quando è il momento di mantenere alto il ritmo dimostra di saperlo e poterlo fare, altre invece ancora no“.

Pensi che la scelta di cedere Pjanic sia stata giusta? Cosa pensi sia andato storto per lui in questa stagione?
Non penso qualcosa sia andato storto, lui è un gran giocatore e questo la Juventus lo riconosce, come lo ha riconosciuto il Barcellona. Penso sia più una questione di plusvalenze e resoconti finanziari che vanno tenuti sotto controllo. Una scelta dettata dalla convenienza economica, c’entra poco la parte tecnica. Se la Juventus avesse potuto, avrebbe trattenuto Pjanic e preso Arthur, perché in questo modo si completava un centrocampo che vede Khedira spesso fuori per infortunio ed un Rabiot che convince poco. Poi se la scelta sarà stata azzeccata questo è tutto da vedere durante la prossima stagione“.

Con i nuovi innesti di mercato che arriveranno a settembre, cosa arriva alla Juventus che oggi manca?
Arriva dinamismo, arriva quel fattore imprevisto che questi giocatori possono portare in area di rigore. Kulusevski ha grande forza fisica, ma lo trovi spesso pronto in area di rigore e in fase di realizzazione. Così come Arthur, un giocatore che, rispetto a Pjanic il quale predilige giocare da vertice basso, può fare sia il trequartista che il mediano di inserimento. Il centrocampo di oggi ha altre caratteristiche che poco rispecchiano il gioco dinamico che vorrebbe Sarri, fatto di passaggi rapidi nello stretto e inserimenti. Il fulcro del gioco parte da lì, da centrocampo, ed è importante che quel reparto sia ben in linea con la visione di gioco dell’allenatore“.

Qualcuno dice che Ronaldo sia un limite per la Juventus, perché accentra tutta l’attenzione su di lui, sia nello spogliatoio che in campo. La ritieni un’affermazione fondata o esiste un certo equilibrio?
La Juventus se ha scelto di prendere Ronaldo vuol dire che sapeva come gestirlo. Chiaro che quando hai Ronaldo, sai che lui ha determinate convinzioni maturate col tempo, sai dove predilige giocare, quali spazi vuole attaccare per rendere al meglio. Non so se per via dell’allenatore o per le caratteristiche della squadra, quest’anno, alcune volte, non è stato messo in condizione di esprimersi al meglio. Nelle ultime partite Ronaldo si è trovato meglio, secondo me, perché si è riusciti ad avere un gioco più rapido a centrocampo e si è riusciti a trovarlo in anticipo. Poi quando Ronaldo si trova davanti un campo aperto fa quello che ha fatto a Genova, per esempio, o il bel contropiede nel derby contro il Torino“.

Nonostante i vari problemi, pensi che la Juventus si imporrà con decisione sulla Lazio per lo Scudetto o faticherà ancora?
All’inizio della stagione si capiva già che altre squadre erano cresciute parecchio, ma si capiva anche che chi poteva perdere lo scudetto era solo la Juventus. Appena prima del lock down eravamo in una situazione in cui era chiaro che Inter e Lazio potessero seriamente impensierire la Juventus, ma dopo la pausa covid-19 la differenza l’ha fatta la rosa. La Lazio senza tre giocatori infortunati, non ha sostituti alla stessa altezza, la Juventus invece si può permettere anche che qualcuno venga squalificato o che si infortuni perché ha una rosa composta da giocatori di altissimo livello. La differenza la fanno i particolari: chi recupera prima la condizione, gli infortuni, la rosa ampia. Era scontato poi che con questo caldo si dovesse combattere anche con nuovi fattori“.

Come pensi che il nuovo calendario, che vede la Champions League giocarsi in agosto, possa influire sulla condizione fisica e mentale della Juventus? Può essere un vantaggio?
Oggi sono tutti alla pari. Questa situazione è nuova e particolare per tutti. Avrà la meglio chi curerà i particolari e starà più attento a tutto, senza tralasciare niente. Chi ci arriva meglio avrà di sicuro un vantaggio, poi però la Champions League è una competizione diversa, subentrano anche altri fattori. Ci sarà un dispendio di energie fisiche e mentali enormi anche per il caldo. Difficile da stabilire, mai come quest’anno“.

Il tuo ex compagno Gigi Buffon ha appena raggiunto il record di presenze in Serie A. Ci hai giocato insieme per 7 anni, lo hai visto praticamente crescere. Cosa ha rappresentato per la Juventus in tutti questi anni?
Buffon ha fatto la storia della Juventus, non solo per le prestazioni, ma per il carisma che apporta nella società. Un esempio per tutte le generazioni di calciatori che verranno e che fa capire cosa vuol dire far parte della Juventus. Ma non solo, lui è parte della storia del calcio mondiale, tra i più forti di tutti i tempi. Quando scende in campo non fa rimpiangere nessuno e continua a fare il suo, facendo parate fuori dalla norma. E questo vale ancora di più quando, alla sua età, giochi di meno e poi scendi in campo e compi ancora gesti eccezionali.”

Torniamo a parlare di giovani: in Serie C è emerso un terzino talentuoso, proprio come lo eri tu, Fabiano Parisi dell’Avellino.
“L’ho adocchiato perché conosco Capuano. Penso possa fare bene, ha tutte le qualità per emergere, ma ci vuole anche un po’ di fortuna nel calcio. Io ho l’esempio di mio figlio (Samuele, ndr) che ha fatto tre anni con il Pisa, poi ha vinto il campionato di Serie C ed ora è in Serie B, ma dipende anche dalle opportunità e dalle ambizioni della società stessa. Dico sempre che è meglio aspettare, in modo da avere più certezze ed autostima per crescere. La fretta a volte porta a cattivi consigli. L’ideale sarebbe rimanere per una crescita progressiva“.

Sulla stagione di Capuano con l’Avellino.
Capuano a volte è sottovalutato. Forse viene messo in luce più per le sue uscite schiette che per l’operato sul campo. Questo fa parte del personaggio, ma secondo me quest’anno ad Avellino ha affrontato benissimo la stagione, peccato si sia trovato a giocare i Play-Off in un momento particolare. Le energie nervose e mentali non gli hanno permesso di affrontarli al meglio, ma la sua parte l’ha fatta e anche l’Avellino si è giocato le sue chance nella maniera più opportuna“.

Ringraziamo Alessandro Birindelli per averci gentilmente concesso questa intervista.

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