Intervista esclusiva a Marco Ballotta: "Lazio? Un'altra annata di sofferenza, rischio di non accedere neanche in Conference. Amorim buon profilo, ma il Milan opera al contrario…"
Intervista esclusiva della nostra Redazione a Marco Ballotta. Cresciuto nelle Giovanili del San Lazzaro, viene acquistato dal Bologna, ma esordisce da professionista in Serie C1 con il Modena, giocando con i "Canarini" per nove stagioni (dal 1984 al 1990 e dal 2001 al 2004). Il debutto in Serie A avviene con il Cesena nel dicembre 1990, dopodiché disputa un importante triennio nelle file del Parma. Segue un anno al Brescia, due alla Reggiana, sei alla Lazio (dal 1997 al 2000 e dal 2005 al 2008), uno all'Inter e uno al Treviso. Oltre a due promozioni nel massimo campionato italiano e altrettante in quello cadetto, nella propria carriera annovera uno Scudetto, tre Coppe Italia, una Supercoppa italiana, due Coppe delle Coppe e due Supercoppe UEFA.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Marco Ballotta. L'ex portiere ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano il calcio italiano, soffermandosi, in particolare, sull'attuale condizione della Lazio; non sono mancate osservazioni interessanti sull'Inter di Christian Chivu e su diversi nuovi allenatori della prossima Serie A, tra cui Amorim al Milan e Allegri al Napoli, oltre che tracciare un bilancio di Modena e Reggiana, due sue ex da professionista.
Marco, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.
Con la scelta di Gennaro Gattuso e con il mercato che vedrà, probabilmente, la cessione di Romagnoli e Gila, cosa c'è da aspettarsi dalla Lazio per la prossima stagione?
La situazione attuale, purtroppo, sembra il proseguimento di quella della passata stagione. La società non è nelle condizioni di poter fare mercato senza prima vendere, il che significa dover salutare i giocatori più rappresentativi per fare cassa. Trovare dei sostituti di Romagnoli e Gila non è affatto facile, per cui la ricerca di nuovi profili all'altezza resta sempre un'incognita rischiosa.
Malgrado questo clima di incertezza, credo che la scelta di portare Gattuso alla Lazio sia stata ponderata; è una persona seria, che ha accettato di buon grado questa nuova opportunità, nonostante sapesse delle difficoltà e delle aspettative che, sinceramente, restano non elevatissime.
Speravo che avvenisse un cambio di rotta migliorativo rispetto allo scorso anno, anche se Sarri ha fatto tutto quello che poteva con quei giocatori a sua disposizione. Temo che sarà un'altra stagione di sofferenza.
Significa che la Lazio, anche per la prossima stagione, rischia di non centrare alcun obiettivo europeo?
È probabile, se si considera anche altre avversarie che si stanno attrezzando per migliorare le rispettive rose. La vedo difficile, anche soltanto per un posto in Conference League, però ogni annata è a sé e non si può mai sapere quello che può accadere. Le sorprese nel calcio ci saranno sempre, per cui nulla è da escludere, ma, sulla carta, ci sono diverse squadre che sono superiori alla Lazio di oggi.
Se ne sono dette tante sulla gestione di Claudio Lotito in qualità di presidente della Lazio. In 22 anni al timone della società biancoceleste, cosa l'è piaciuto di più e cosa meno della sua gestione societaria?
Per quello che si è visto negli ultimi tempi, tra fondi d'investimento e volti che cambiano di continuo, sono pochi quei presidenti che sono rimasti per così tanto tempo al comando di un club di Serie A: questo è un grandissimo merito di Lotito e gli va riconosciuto. Poi, le difficoltà ci sono state ed esistono sono tuttora, ma credo che esista una società che non ne abbia; sono stati vinti dei trofei importanti a livello nazionale, ma è naturale che dalla Lazio ci si aspetta sempre quel salto di qualità ogni anno.
Adesso, la situazione economica è delicata e c'è molta distanza rispetto a qualche anno fa; non è sempre facile riuscire a compiere una campagna acquisti in cui si riesce a indovinare quei calciatori che, alla distanza, portano il valore aggiunto a tutta la squadra; fino a un po' di tempo fa, ci sono state delle stagioni ad alto livello, con giocatori anche giovani e promettenti che sono stati valorizzati e hanno fatto la differenza.
Occorre guardare in faccia alla realtà attuale e prendere consapevolezza della situazione generale. Il mercato resta molto frenato e questo sta portando ancora di più a un malumore della tifoseria che si sta inasprendo ancora di più. Non è un buon momento.
L'Inter, dopo il 21° scudetto, si è aggiudicata anche la decima Coppa Italia della sua storia. Quanto resta grande il gap della squadra di Christian Chivu con le big di altre nazioni per essere più competitiva anche in Champions League?
In Champions League si sono viste delle squadre davvero forti, con giocatori di altissimo livello. L'Inter attuale non può ancora competere con alcune di queste, anche se non credo che la distanza sia lontanissima. Vincere il campionato e anche la Coppa Italia non è stata affatto una casualità, perché è stata compiuto un lavoro di squadra importante, ma in campo europeo c'è da migliorare.
È anche vero che ci sono alcuni club europei che hanno disponibilità economiche ben più elevate e possono permettersi di spendere per prendere i migliori in circolazione, però non sempre il valore è proporzionato al costo; si sono visti anche diversi casi in cui sono stati spesi un sacco di soldi per dei calciatori che hanno reso al di sotto delle proprie aspettative.
Credo che sia importante trovare sempre un equilibrio e l'Inter è stata sempre piuttosto oculata nell'individuare giocatori di un certo livello, senza pagare cifre spropositate. Sta lavorando bene e sta crescendo di anno in anno per cercare nuovamente di avvicinarsi ai cosiddetti top club europei che, per onestà, hanno qualche gradino in più.
Della scelta di Rúben Amorim e Massimiliano Allegri, quali allenatori, rispettivamente, del Milan e del Napoli, cosa ne pensa?
Non mi sorprende la scelta del Milan di prendere Amorim. Anche se non proviene da una buona stagione con il Manchester United, non bisogna farsi ingannare, perché non sarebbe giusto giudicare soltanto sulla base dell'ultima annata. Resta tanta la curiosità, su questo non c'è dubbio, perché è alla prima esperienza in Italia e troverà una realtà totalmente diversa da quella inglese; bisogna dargli la possibilità di ambientarsi e di mettere in pratica le sue idee, sennò si rischia soltanto di far prevalere dei pregiudizi che non fanno bene.
A me non dispiace affatto questa scelta di prendere lui, ma resto piuttosto perplesso sui modi e sui tempi di azione di questa società, perché credo che fosse necessario prima stabilire le gerarchie e i ruoli dirigenziali, per poi passare alla scelta dell'allenatore. Insomma, stanno agendo al contrario di come sarebbe dovuto essere. Staremo a vedere chi resterà e chi andrà via, perché l'allenatore è sempre importante, ma lo sono anche i giocatori che scendono in campo.
Il Napoli ha fatto la scelta più appropriata, secondo me. Allegri ha tutta l'esperienza necessaria per affrontare quella che è una piazza speciale, ma lui è piuttosto navigato da non farsi influenzare dalle pressioni dell'ambiente. Sono sicuro che riuscirà a fare molto bene.
Su Fabio Grosso alla Fiorentina e Domenico Tedesco al Bologna, invece?
Grosso è un giovane rampante che ha fatto vedere del bel calcio, specialmente nell'ultimo campionato con il Sassuolo. La Fiorentina ha fatto bene a scegliere lui, perché ha dimostrato di essere un allenatore con delle qualità umane e professionali di un certo valore. Credo che saprà farsi valere anche in una realtà esigente come quella di Firenze;
Naturalmente, molto dipenderà dal mercato che vorrà fare la società e, dopo le varie vicissitudini societarie che hanno caratterizzato gli ultimi tempi, credo che il pensiero sia quello di migliorarsi rispetto alla passata stagione, ma senza la pretesa di ambire subito in alto.
Per il Bologna è stata un'ottima scelta, non sicuramente avventata, perché il nome di Tedesco era già emerso da un paio d'anni; prende il posto di Italiano che ha fatto molto bene nei suoi due anni, ma s'intravedeva la sua intenzione di cambiare aria già da qualche mese prima che finisse il campionato.
L'ambiente di Bologna è veramente bello per qualsiasi allenatore, si può lavorare tranquillamente e c'è soltanto voglia di migliorarsi, per cui credo che anche Tedesco potrà affrontare questa sua nuova esperienza con una certa serenità.
Se lo sarebbe aspettato di vedere la Roma qualificarsi alla prossima Champions League?
All'inizio del campionato, non mi sembrava una di quelle più accreditate, ma sono accadute un bel po' di cose, strada facendo, che hanno cambiato lo scenario; indirettamente, è stata agevolata anche dal risultato di altre squadre, però vanno messi in risalto i tanti meriti che ha avuto la Roma nel crederci fino all'ultima giornata.
Da quando è arrivato Malen, la squadra è cambiata anche in altri reparti, tutti hanno remato verso un'unica direzione; è stato un continuo crescendo grazie a Gasperini, che è stato il più bravo di tutti; ha affrontato situazioni delicate all'interno della società di non poco conto, a cominciare dal rapporto con Ranieri, che non è sembrato essere dei migliori; la società gli ha dato piena fiducia e questo aspetto gli ha permesso di lavorare con più liberta, con più determinazione.
Il risultato che la Roma ha ottenuto è ampiamente meritato e bisogna soltanto congratularsi.
Crede che l'obiettivo del Modena per la prossima stagione possa essere quello di una promozione in Serie A?
La squadra sta migliorando di anno in anno e credo che la società abbia voglia di fare un altro passo in avanti; è importante tenere d'occhio l'obiettivo del salto di categoria, ma senza fare voli pindarici anche a livello economico.
Penso che sia stato fatto il campionato giusto lo scorso anno e, forse, si poteva osare qualcosa in più nei playoff; il risultato ottenuto deve essere un punto di partenza per il prossimo campionato, ma va detto che la promozione diretta è sempre difficile per qualsiasi squadra, anche perché ci saranno altre competitor piuttosto agguerrite.
Il percorso di crescita generale è di buon livello e bisogna soltanto pensare di fare un passo alla volta, ma al Modena ci sono tutte le condizioni per provare a fare il salto di qualità.
Pierpaolo Bisoli, ex allenatore della Reggiana, ha ottenuto sette punti nelle ultime sei partite della scorsa Serie B. Egli ha sostenuto, in buona sostanza, che non avrebbe potuto fare di più. Cosa ne pensa?
Una sensazione strana, perché dovrebbe sempre esserci grande rammarico per una retrocessione; lui è convinto di aver fatto tutto quello che poteva e non lo metto in dubbio, ma, probabilmente, qualcosina in più si poteva ottenere; la squadra non è stata di certo costruita per una promozione e nemmeno per una metà classifica in ottica playoff, ma soltanto per la salvezza da conquistare fino all'ultima giornata.
Si è lasciato per strada qualcosa di troppo e questo è un grande peccato, perché la Reggiana era nelle capacità di restare in B. Ero fiducioso che potesse conservare questa categoria, per poi pensare di pianificare in futuro campionati tranquilli, ma è andata decisamente male.
Questa è una retrocessione che pesa tanto e credo che Amadei non avrà ancora la voglia di disputare campionati di un certo tipo; è stanco e credo che passerà la mano. La Serie C è durissima e non ci voleva.