Tommaso Stefani a SuperNews: “Mondiale U21? Papà vinse l’argento nel ‘91, io l’ho riscattato con un oro. In finale avevamo paura, ma coach Frigoni ci ha parlato negli spogliatoi…”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


SuperNews intervista
Tommaso Stefani, fresco vincitore dei Mondiali U21 con la Nazionale azzurra del volley maschile. L’opposto toscano, a soli 20 anni, può già vantare in bacheca, oltre al recente titolo conquistato con Michieletto e compagni, un Campionato Mondiale U19 vinto nel 2019, un Campionato Mondiale Pre-Juniores e un argento all’Europeo U20 entrambi conquistati nel 2020. Ai nostri microfoni, Stefani si racconta e descrive il suo percorso sportivo che lo ha portato dal Club Italia Roma fino alla sua attuale squadra, la Prisma Taranto, con la quale inizierà questo weekend una nuova stagione di pallavolo.

 

Tommaso, come è nata la decisione di giocare a pallavolo?
Non so perché, ma inizialmente ero un ragazzo che tendeva a stufarsi molto facilmente di qualsiasi cosa e, di conseguenza, di qualsiasi sport. Dopo al massimo due settimane mi stancavo di quello che stavo facendo. Un giorno, i miei genitori mi hanno detto di scegliere uno sport e di praticarlo per almeno 2 anni, in modo da avere il giusto tempo per capire se potesse piacermi o meno. Mio padre praticava pallavolo, così ho scelto di provare anche io, ed è stato amore fin da subito.

Due delle tappe del tuo percorso sportivo sono Club Italia Roma e Ravenna. Che tipo di bilancio fai del tuo rendimento in queste società?
Quello di Club Italia era un progetto per radunare giovani promettenti non ancora sbocciati o affermati. Mentirei se dicessi che ero già forte: avevo 14 anni, ero alto già 2 metri ma ero molto scoordinato. Così, Club Italia mi ha preso e ha lavorato su di me. C’era veramente tanto da fare. Negli ultimi anni si sono visti i risultati del loro lavoro, un rendimento che ho avuto modo di perfezionare e migliorare nell’esperienza successiva vissuta a Ravenna.

Nel 2019 hai vinto il Campionato Mondiale U19, nel 2020 hai vinto un Campionato Mondiale Pre-Juniores e conquistato l’argento agli Europei U20. Quest’anno, insieme agli altri azzurri, vinci il Mondiale U21.  L’oro era l’unico titolo giovanile che ancora mancava nella bacheca della Fipav. Cosa prova un ragazzo così giovane ad arricchire il suo palmares con dei titoli così importanti? Quale tra questi titoli ha un carico emotivo più forte per te?
E’ veramente incredibile avere già questi titoli nel mio palmares, se consideriamo i 20 anni che abbiamo io e i miei compagni. Anche se con la Nazionale giovanile, abbiamo pur sempre trionfato in due Mondiali, di cui uno mai vinto dall’Italia. Per noi, poter dire di aver vinto due Mondiali nel giro di due anni è bellissimo. Il carico emotivo più grande per me l’ha avuto quest’ultimo Mondiale, e il motivo riguarda mio padre. Infatti, nel 1991 papà disputò l’edizione dei Mondiali Under 21 a El Cairo, lui faceva parte come me della Nazionale giovanile. In quel Mondiale, che era il secondo o il terzo di quella categoria in cui l’Italia arrivava in finale, mio padre e i suoi compagni furono sconfitti in finale dalla Bulgaria. Papà riuscì a regalare all’Italia una medaglia d’argento, mentre io quest’anno sono riuscito a conquistare un oro, quasi come se avessi riscattato quella finale. 

L’argento dell’Europeo U20 vinto per l’unica sconfitta subìta nella competizione contro la Russia, lo consideri un traguardo o un rimpianto per un oro mancato?
Sicuramente c’è stato del rammarico, ma si trattava della prima estate vissuta con il Covid. Non l’abbiamo vissuta a pieno, non ce la siamo goduta, abbiamo solo pensato di guardare avanti e abbiamo fatto bene, perché poi è arrivata la vittoria del Mondiale. Molti fattori esterni hanno condizionato la finale, uno su tutti il Covid, dal momento che molti giocatori lo avevano contratto. Così, abbiamo deciso di mettere da parte quest’esperienza e l’abbiamo sfruttata per aumentare ancora di più la voglia di rifarci contro la squadra russa.

Qual è stato il ricordo più bello di questo Mondiale U21? Vi sentite un po’ il futuro di questa Nazionale Azzurra?
Il ricordo più bello è stato quando è caduta l’ultima palla. Paolo Porro mi ha passato l’ultimo pallone, ed è stato stupendo per me poter chiudere il Mondiale. Tra un festeggiamento e l’altro, poi, i nostri genitori sono scesi in campo e mia mamma ha videochiamato mio fratello, che mi ha sempre seguito e che al momento è in Irlanda per motivi di studio. In quel momento, è stato come averlo con me in campo. Ci piacerebbe essere il futuro della Nazionale Italiana, sarebbe davvero bello per noi l’anno prossimo trovarci in qualche collegiale con la Nazionale maggiore.

Quanto è stato importante coach Frigoni in questo cammino? Che tipo di allenatore è?
E’ stato molto importante, dal momento che ci ha allenato tutti i giorni per 5 mesi fino al Mondiale. Direi che sia stato essenziale. E’ un coach esigente, ha allenato per tanti anni le Nazionali maggiori insieme a Julio Velasco, ma secondo me è con noi ragazzi che Frigoni ha dimostrato di saperci davvero fare. E’ davvero un ottimo allenatore, sia lui che Velasco sono stati fondamentali. Prima della finale del Mondiale noi azzurri avevamo una gran paura, e negli spogliatoi Frigoni ci ha fatto un discorso che ci ha tanto tranquillizzato. Non lo aveva fatto nessuno prima.

Ti ha impressionato la prestazione di qualcuno in particolare nell’Europeo vinto da Giannelli e compagni?
In quella Nazionale ci sono un sacco di ragazzi che conosco, come Recine e Lavia, con cui ho anche giocato insieme. In finale mi ha impressionato Michieletto, che conosco da una vita e che ha disputato con noi il Mondiale U21. In quella gara, Alessandro non era partito al massimo come al suo solito, ma nel tie-break è stato fondamentale, ha scatenato tutto il talento che è in lui e ha realizzato due aces di fila. Anche Lavia ha disputato una partita incredibile. Inoltre, sono stato colpito dal modo in cui è entrato in gara Yuri Romanò, a fine quarto set: ogni pallone che gli alzavano lo metteva a terra, e non è assolutamente semplice entrare a freddo dopo tre set e mezzo e giocare così bene.

In questo weekend ripartirà il campionato, e tu ripartirai dalla Prisma Taranto. Come è nata la scelta di approdare in questa società?
Avevo la possibilità di giocare da altre parti o di venire qui Taranto, dove sicuramente non partirò da titolare perché c’è Sabbi, opposto di prim’ordine. Ho scelto la Prisma Taranto perché ho preferito fare un altro anno di esperienza ad alto livello, in Superlega, per apprendere il più possibile da giocatori, a partire dallo stesso Sabbi, che hanno un livello due volte superiore al mio.

C’è un pallavolista al quale ti ispiri?
Ce ne sono tanti, guardo tanti pallavolisti. Kurek del Mondiale del 2018 incarna la tipologia di giocatore che vorrei diventare. In quel Mondiale Kurek ha fatto davvero paura, ha messo a terra 7 palloni su 10 ed è stato il giocatore a cui dai la palla sul 25-24 per gli avversari perché sai che può risolvere la situazione. E’ questa l’idea di ciò che mi piacerebbe diventare.

Quali obiettivi ti sei prefissato di raggiungere per questa stagione?
Migliorarmi il più possibile, dimostrare a Di Pinto che posso guadagnarmi il campo e avere quante più occasioni possibili per entrare e fare il mio per la squadra.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
A prescindere dalla squadra in cui andrò a giocare, diventare titolare in Superlega ed essere degno del livello di questo campionato. Successivamente, mi piacerebbe arrivare a giocare in Seniores e portare il mio contributo.

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