Intervista esclusiva ad Alessandro Melli: "Parma amore eterno, ma il calcio di oggi non mi piace. Sorpreso dal rendimento della squadra"

La redazione ha raggiunto l'ex attaccante del Parma dei tempi d'oro di Nevio Scala per parlare del momento magico attraversato dalla squadra di Pecchia, dominatrice della Serie B con numeri da far invidia alle big d'Europa. I pensieri dell'idolo dei tifosi crociati, eterno "innamorato" della squadra della propria città.

Ventinove punti in 12 giornate, miglior attacco del campionato, con ben sei reti “di vantaggio” sul secondo, almeno due reti segnate in 10 partite, come in Europa solo Real Madrid e Bayer Leverkusen. E ancora miglior difesa e dieci giocatori diversi mandati in gol. Sono solo alcuni dei numeri del Parma delle meraviglie, che dopo quasi un terzo di stagione si candida al ruolo di dominatore della Serie B. I tifosi fanno gli scongiuri, ma si godono la macchina quasi perfetta, e assai divertente, messa in piedi da Fabio Pecchia. Per capirne di più sul magic moment dei crociati la redazione ha raggiunto un illustre come Alessandro Melli, numero 7 della mitica squadra di Nevio Scala e in seguito team manager crociato per tanti anni.

Melli, cosa ci dice di questo Parma che vola, vince e diverte. Si aspettava un inizio di campionato così considerando che il gruppo non è cambiato tanto? Contro il Südtirol c’erano in campo solo tre nuovi acquisti, con l’Ascoli addirittura nessuno. Dov’è il segreto?

Devo ammettere che una partenza così non me l’aspettavo. Sono sorpreso in positivo. A inizio stagione immaginavo che la squadra avrebbe potuto proseguire sull’onda dell'entusiasmo dell'ottimo finale dello scorso campionato, che il percorso di crescita sarebbe continuato. L’evoluzione, però, è stata sorprendente. Già dalla seconda partita di questo campionato comunque ho avuto ottime sensazioni e mi sono detto: ‘Sì, quest’anno ci siamo’.

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Secondo lei è possibile suddividere i meriti? In un’ideale torta che percentuale si sentirebbe di dare ad allenatore, società e giocatori? Cosa pensa del lavoro che sta facendo Pecchia in particolare su elementi come Man, che quest’anno è molto più continuo?

È sempre difficile fare delle percentuali. Quando la squadra esprime un gioco di questa qualità e si vincono tante partite i meriti sono di tutti. Di sicuro l’impronta dell’allenatore c’è e diciamo che una buona fetta della “torta” spetta a lui, ma tengo a dire che si stanno vedendo anche i frutti degli investimenti fatti dalla società. Quanto alla maturazione dei singoli, se l’allenatore è bravo e capace e se la società è seria è giusto e normale che un calciatore abbia l’intelligenza di ascoltare i consigli e che lavori dentro di sé per migliorare.

Restando in tema, ritiene che gli addii “pesanti” di Gigi Buffon e Franco Vazquez possano aver responsabilizzato il gruppo a livello di personalità? Dal punto di vista tecnico invece vede il Parma come la squadra più forte e la rosa più completa del campionato o pensa che alla lunga possa farsi sentire la mancanza in rosa di un bomber alla Coda o alla Pohjanpalo, per restare alle concorrenti?

Sì, la partenza di due giocatori così esperti può avere aiutato chi già c’era a maturare sotto l’aspetto psicologico e a sentirsi più responsabilizzati. Situazioni come queste permettono di fare uno step in avanti, ma detto questo non bisogna dimenticare il contributo tecnico che Gigi e Franco hanno dato negli ultimi due anni. Quanto ai valori in campo il Parma oggi è sicuramente la squadra più forte per distacco, ma il campionato è lungo, le avversarie possono crescere e purtroppo bisogna mettere in conto che possono arrivare momenti negativi. La guardia deve sempre essere tenuta alta, perché oggi il campo dice questo, ma non dimentichiamo che a breve ci sarà il mercato di gennaio e che molte rose potrebbero uscirne trasformate in meglio.

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Quanto pensa che incida la presenza sempre più assidua vicino alla squadra del presidente Krause? Lo si vede sempre più spesso alle partite, anche del settore giovanile, ed è sempre più integrato anche con città e tifosi.

L’entusiasmo del presidente è un aspetto importante. Si percepisce chiaramente che sta cambiando il suo rapporto con la città e con la tifoseria. Probabilmente ha avuto bisogno di tempo per capire il calcio italiano e in particolare come vivere il calcio a Parma, come rapportarsi con il mondo esterno. Non credo sia una coincidenza che i risultati stiano arrivando proprio adesso che c’è feeling tra società e tifosi. Mi sento di dire che oggi Krause è un “valore” anche sotto l’aspetto umano, dopo che lo è sempre stato sotto quello economico.

Melli, mi permetta un “off topic” parlando di Arrigo Sacchi, che è stato uno dei suoi maestri e l’allenatore che l'ha fatta debuttare in Serie C a 16 anni. Lo sente ancora? E quanto pensa ci sia ancora oggi della sua impronta tattica e non solo nel calcio italiano.

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Non sento il mister da tanto tempo, ma di lui ricordo tutto. L’ho avuto nei mei primi anni da professionista, ero giovanissimo e non nego che all’inizio faticavo a capirlo, ma perché era troppo più avanti di tutti. Però l’ho ascoltato tanto e l'ho seguito in tutto e oggi posso dire che il suo modo di allenare e gestire il gruppo era visionario. Spesso i visionari arrivano più lontano dei pragmatici e questo è stato uno di quei casi. C’è tanto di lui nel calcio di oggi, credo che Arrigo prima e Guardiola poi siano stati gli unici tecnici ad aver cambiato davvero il calcio e il modo di interpretarlo, gli altri si sono adeguati.

In conclusione le chiedo se e quanto le manca il calcio. La sua avventura nel Parma purtroppo non è finita nel migliore dei modi per colpe non sue, poi ha scelto di uscire da questo ambiente. Ha qualche rimpianto o “nostalgie”?

Il calcio mi ha dato tanto e mi manca, ma soprattutto mi manca il Parma. Per me questa squadra, mi passi il termine, è stata una "malattia" se ci stavo lontano ed è stato amore infinito quando c’ero vicino. È stato così da quando ho iniziato a giocare e sarà sempre così. Il calcio di oggi non mi piace, non mi piace il modo di giocare e tutto ciò che ci gira attorno. Seguo solo il Parma e in qualche occasione la Champions League, molto poco la Serie A. Sto bene, la mia vita attuale mi gratifica, ma quello per il Parma è stato e resterà un amore eterno.