NBA, la società segreta del vino

Pubblicato il autore: alerosi Segui


“È come burro” dice J.R. Smith durante una visita con i suoi Cleveland Cavaliers a Mayacamas, una delle aziende vinicole più note nella Napa’s Valley (zona non lontana da San Francisco). La squadra dell’Ohio è lì per un corso sul vino, in cui i giocatori possono degustare i diversi prodotti offerti dal fertile suolo della contea e apprendere i segreti che si celano dietro la fermentazione.

Da quando David Griffin è diventato general manager a Cleveland, l’aspetto culinario ha assunto un ruolo chiave nella crescita dei componenti del team. Griffin ha fatto tesoro della sua esperienza nel front office dei Suns, dove Steve Kerr riponeva molta attenzione alla dieta dei suoi giocatori ed in particolare all’accoppiamento tra vino e piatti, per questo motivo il gm dei Cavaliers ha deciso di inserire nel programma annuale anche una tappa in un’azienda vinicola.

A Mayacamas c’è la squadra al completo, nessuno è stato dispensato, neanche il nuovo arrivato Cedi Osman a cui Lebron si avvicina con il calice in mano, sussurrandogli beffardamente all’orecchio: “Bevimi…”, ma lui rifiuta. “Peggio per lui” dice allora LBJ “e meglio per me, ne potrò bere di più”.
Aneddoti a parte, molti giocatori dell’NBA sono studiosi non solo del gioco, ma anche del vino.
Lebron James è un grande esperto, però non ama rivelare le sue conoscenze in materia.
“Lui sa moltissimo” dice Wade ” è solo che non vuole condividerle. Ma quando andiamo fuori a cena, lasciamo sempre a lui la scelta del vino”. In fatto di vino, aggiunge Love, “Bron è un supercomputer”.
Il talento di Akron ha un approccio universale verso il vino, un po’ come il suo gioco: “È come l’arte” spiega LBJ “ognuno ha i suoi gusti e bisogna scoprire quale tipo di vino ognuno di noi preferisce”. Indubbiamente i suoi capolavori cestistici sono ammirati e apprezzati da tutto il pubblico. Se fosse una bottiglia, Lebron potrebbe essere paragonabile ad un Amarone della Valpolicella: intenso, deciso, corposo.

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Tra gli appassionati di vino c’è inoltre Jimmy Butler (point guard dei Timberwolves), il quale viaggia sempre con una valigia ad hoc per trasportare le sue bottiglie preferite, che ha portato con sé anche alle Olimpiadi di Rio nel 2016 ed in cui ha inserito del pinot nero.

E Kobe Bryant? Soprannominato “Vino” sul finire di carriera perché invecchiando migliorava?
Ebbene di vino se ne intende poco: “So solo che il rosso si abbina bene con la carne” dice Bryant ridendo.

Gregg Popovich è invece noto per la sua passione a grappoli: conosciuto tra le aziende vinicole, detiene una cantina con oltre 3000 bottiglie. Mentre quella di Dwayne Wade è più piccola, ma si possono trovare pregiate bottiglie di cabernet sauvignon.
La moglie, l’attrice Gabrielle Union, ha vissuto in prima persona l’inversione di tendenza riguardo al vino all’interno dell’NBA: “Quando i giocatori arrivavano nella Lega, tutto ruotava inizialmente attorno ai gioielli, alle macchine e a replicare la vita delle rock star. Quando invecchiavano e mettevano su famiglia, allora diventava importante la scelta della casa e l’arredamento per mostrare la propria ricchezza. Ora invece nessuno si impressiona più per quanto è gonfio il tuo portafoglio o per quanto è grande la tua casa. Ora tutto sta in chi può portare la miglior bottiglia di vino”.

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L’attenzione che ripongono i giocatori NBA verso il vino non è che il riflesso di una maggiore consapevolezza nei riguardi di ciò che si mangia, e bere mezzo bicchiere di vino al giorno aiuta non solo la circolazione sanguigna, ma anche a dimenticare una sconfitta.

Il legame tra giocatori e vino è pertanto intenso e vi sono più similitudini di quante se ne possa immaginare. D’altro canto gli atleti NBA non sono altro che il prodotto di numerose ore nascoste a perfezionare i dettagli, per poter lanciare la palla in aria nel modo corretto e segnare. Ma anche il vino è il risultato di innumerevoli processi e variabili invisibili –  tempo, suolo, alchimia, cantina –, che si risolvono tutti nel giorno in cui il tappo della bottiglia viene stappato. Per poter brillare, entrambi hanno la necessità di tanto lavoro che nessuno vede.

Non solo il lavoro preparatorio, ma anche le caratteristiche di ciascun giocatore sono assimilabili al vino. Ognuno ha il proprio sapore, le proprie note e il proprio bouqetPer realizzare la bottiglia perfetta, quella in grado di vincere il titolo, non è sufficiente avere il vino più ambito, ma bisogna saper equilibrare le varie dosi, in guisa da ottenere la miscela perfetta.

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