NBA, le tre verità che ci ha lasciato la partita tra Celtics e Cavs

Pubblicato il autore: alerosi Segui


La partita di ieri sera (o meglio, ieri pomeriggio secondo l’orario americano) tra Celtics e Cavs è stata ricca di emozioni. Non solo per il fascino dello scontro tra due superstar, ma anche per la contrapposizione tra due diverse filosofie di gioco: l’isolamento (per Lebron) usato da Cleveland e il sistema corale, 5 out motion offense, operato invece da Brad Stevens.

Dulcis in fundo, c’è stato il ritiro della maglia di Paul Pierce. Uno che ha scritto una pagina importante della franchigia di Boston nel 2008, quando – insieme a Kevin Garnett e Ray Allen – riuscì nuovamente a portare il titolo al TD Garden. È stato lui stesso a far salire la numero 34 sul soffitto del palazzetto, dove resterà fino alla fine, per ricordare un giocatore che ha saputo soffrire nei periodi più buii della storia dei Celtics e gioire nella conquista del Larry O’Brien Throphy.
Boston gli ha tributato un video davvero emozionante, dove si ripercorre la storia di un campione, la storia di un giocatore che ha trovato la verità nella pallacanestro. Paul Pierce. The Truth. 34.
Forever The Truth. Forever a Celtic.

Tornando alla partita, quali aspetti si possono sottolineare di un match finito con l’eloquente punteggio di 121 a 99 per Cleveland? Quali verità per Cleveland e quali per Boston?

1) Lebron James è invincibile come giocatore, ma non come allenatore.
Il Re spesso non si concentra solo sulla sua prestazione in campo, ma dedica le sue energie ad altro: all’occorrenza sostituisce Tyronn Lue come allenatore, si diverte a fare il general maneger, e dà anche opinioni che dovrebbero essere riservate ad un presidente. Indubbiamente è un accentratore, ma questo lo distrae dal gioco, che invece dovrebbe essere il suo primo obiettivo; e ieri, con la mente sgombra, si è visto ciò che è capace di realizzare.

2) Boston fatica in attacco.

La partenza di I.T. non ha danneggiato più di tanto i Celtics. Certo è che colui che è stato scelto con l’ultima scelta al draft portava tanti punti in attacco; Irving non è da meno, ma non ha la stessa propensione offensiva di Isaiah Thomas.
Se Boston in difesa è capace di stringere le maglie e subire pochi punti, in attacco non riesce a produrre molto contro squadre organizzate, come (inaspettatamente) i Cleveland di ieri sera. Ciò può pagarsi al livello psicologico in difesa, e così è stato.

3) Mai dare per vinti i Cavs.

Dopo aver svenduto un’intera squadra e averne assemblata un’altra in poco tempo, pochi si sarebbero aspettati una reazione del genere da parte di Cleveland. La squadra “allenata” da Tyronn Lue ha giocato sulle ali dell’entusiasmo, senza troppi pensieri, consapevoli che anche una sconfitta non sarebbe stata capitale.

Forse proprio questo è stato il segreto di tale successo: giocare senza pressioni, giocare per uno dei più forti giocatori della storia (ndr, Lebron James), ha reso possibile ciò che prima non riusciva.
La partita di ieri ha per l’ennesima volta confermato quanto sia più importante la chimica del gruppo che la somma dei talenti; e questi Cavs sembrano averla trovata, perciò le altre squadre sono avvisate.

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