NBA, Durant al veleno su LBJ: “Facile essere il migliore senza compagni forti”

Pubblicato il autore: Mattia Dallaturca Segui

Dopo aver conquistato il suo secondo anello consecutivo e aver ricevuto il premio di MVP delle Finals, Durant torna a parlare della sua rivalità con LeBron James. Per due anni di fila KD e il ‘Re’ si sono scontrati in finale e in entrambe le occasioni a prevalere è stata proprio l’ala gialloblu.
Tuttavia questo non è stato sufficiente per convincere la critica della superiorità di Durant, il quale è sempre stato considerato secondo a James e nonostante il grande rispetto e la grande stima che i due provano l’uno per l’altro, il #35 ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, lanciando una provocazione neanche troppo nascosta all’ala di Cleveland.

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In un’intervista rilasciata per Yahoo Sports, infatti, Durant ha dichiarato: “Penso che sia facile essere il miglior giocatore quando non si hanno compagni forti accanto; è invece più difficile spiccare quando si gioca insieme ad altri grandi giocatori.” L’ala della Baia ha poi continuato: “Sono orgoglioso di riuscire a spiccare ovunque io vada e sono orgoglioso di aver lavorato duro in ogni occasione. Per questo i miei compagni mi hanno accolto e ora mi sento un Warrior.”
Sicuramnete Durant e LeBron vivono in una situazione diametralmente opposta: KD può contare sul sostegno di giocatori come Curry, Thompson, Green e veterani dal calibro di Iguodala e Livingston, mentre LBJ è affiancato dal solo Love, molto più discontinuo rispetto ai sopracitati.

Ora si possono fare considerazioni di due tipi poiché se è vero che è più facile vincere quando sei circondato da giocatori forti ed esperti, è altrettanto vero che non è facile essere la stella del gruppo, cosa che Durant ha sempre saputo fare da quando è arrivato a Oakland e che ha confermato anche quest’anno in particolare in Gara 3, dove ha sfornato una prestazione di livello assoluto segnando 43 punti con un irreale 6/9 da 3 punti.
Dal canto suo LeBron ha dimostrato ancora una volta il suo enorme valore giocando, probabilmente, la sua miglior stagione in NBA a 33 anni, portando in finale una squadra senza capo nè coda e che, nel corso dell’anno, ha subito diversi cambiamenti.
Cosa sarebbe successo se il ‘Re’ avesse avuto un roster all’altezza attorno a lui? Sarebbe riuscito lo stesso a spiccare come stella del gruppo (come successe a Miami, quando giocava con Wade e Bosh) oppure no? Magari la risposta arriverà con la prossima stagione nel caso in cui James dovesse cambiare franchigia per provare a vincere il suo quarto anello.

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Al termine dell’intervista Durant è tornato a parlare della sfida con Curry per il premio di MVP delle Finals: “Penso che sia io che Steph abbiamo giocato un gran basket e so che a lui non interessano questi premi e queste chicacchiere.” Polemica chiusa dunque, se mai fosse stata aperta come chiusa è stata anche la questione riguardante una possibile partenza dell stessa ala della Baia, il quale più volte ha rimarcato e sottolineato di sentirsi un Warrior a tutti gli effetti e di trovarsi bene sia con lo staff sia con i giocatori, pronto a ritornare al lavoro presto per una nuova stagione di successi.

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