Intervista esclusiva a Jeda: "Inter favorita, Lazio da sogno. Cagliari e Lecce, ecco cosa serve"
Dalla corsa allo scudetto alle ambizioni delle principali squadre di Serie A, passando per il percorso di Cagliari e Lecce, fino ai ricordi legati al Vicenza, la società che gli ha aperto le porte del calcio italiano. In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto Jedaias Capucho Neves, noto come Jeda, ex attaccante e profondo conoscitore del nostro campionato, analizza il momento delle protagoniste della stagione, soffermandosi sul ruolo degli allenatori, sull’importanza dell’equilibrio tra giovani ed esperti e sul valore del gruppo.

Dalla lotta per il titolo alle ambizioni delle grandi del campionato, passando per le stagioni di Cagliari e Lecce, fino al legame speciale con il Vicenza, club che gli ha dato l’opportunità di affermarsi nel calcio italiano. Jeda, ex centravanti e attento osservatore della Serie A, offre la propria lettura del campionato, analizzando il rendimento delle squadre, le scelte degli allenatori e il delicato equilibrio tra esperienza e talento giovane. Al centro della sua riflessione anche il peso del gruppo e dello spirito di squadra, elementi fondamentali per raggiungere gli obiettivi stagionali. Un confronto che intreccia analisi attuale e ricordi personali, senza dimenticare il Vicenza e i colori biancorossi, protagonisti di un capitolo importante del suo percorso professionale.
Secondo te, quali sono i fattori principali che potrebbero permettere alla Lazio di mantenere questa posizione in classifica e puntare in alto fino alla fine della stagione?
"Penso che in questo momento la Lazio stia meritando la posizione che occupa in classifica. Credo che, finché resteranno questo entusiasmo e questa compattezza, e la rosa non sarà condizionata da infortuni o squalifiche, la squadra potrà continuare a mantenere questo rendimento. C'è un entusiasmo fuori dal normale e la squadra sta viaggiando a ritmi molto elevati. Gattuso ha saputo trasmettere grande entusiasmo e il gruppo che si sta formando è davvero straordinario. Credo che, finché le cose continueranno così e la Lazio potrà concentrarsi esclusivamente sul campionato, senza altre competizioni, sarà destinata a rimanere nelle zone alte della classifica. Non mi stupirei se riuscisse ad arrivare fino in fondo, ma sarà il tempo a dircelo".
La Lazio è una delle sorprese più interessanti di questo avvio di stagione. Qual è, secondo te, il segreto di questo rendimento? La metteresti davvero sullo stesso piano dell'Inter nella corsa al titolo?
"Sicuramente la Lazio è la grande sorpresa positiva di questa Serie A. Nessuno si aspettava un exploit del genere da parte dei biancocelesti. Credo che il merito principale vada dato a Gattuso, che è riuscito a creare un gruppo, a trasmettere entusiasmo ai giocatori e a sfruttare tante situazioni favorevoli alla squadra.
Anche le tensioni tra la tifoseria e il presidente, paradossalmente, potrebbero contribuire indirettamente a stimolare la squadra. Sarebbe comunque bello e importante avere i tifosi allo stadio tutte le domeniche, ma al momento non è così. La squadra sta rispondendo molto bene e sta facendo tutto il possibile per alimentare ulteriormente l'entusiasmo, nella speranza che un giorno possa convincere anche la tifoseria a cambiare idea. A questo punto, attribuisco gran parte del merito a Gattuso, perché, in mezzo a tante difficoltà, è riuscito a creare un grande gruppo, una vera famiglia. Oltre alle qualità tecniche, credo che siano determinanti il suo carisma e il suo modo di gestire la squadra.
Al momento, però, non metterei ancora la Lazio sullo stesso piano dell'Inter. I nerazzurri sono più avanti, hanno una squadra forte e collaudata, tanti giocatori di qualità e una rosa molto più profonda. Non mi stupirei, tuttavia, se la Lazio riuscisse ad arrivare fino in fondo e a lottare per un obiettivo importante".
L'Inter di Cristian Chivu ha iniziato con grande continuità. Dopo i successi della scorsa stagione, secondo te questa squadra è ancora la principale candidata allo scudetto o vedi dei punti deboli che le altre possono sfruttare?
"Penso che in questo momento l'Inter sia assolutamente la favorita. Non me ne vogliano i tifosi delle altre squadre e i rispettivi allenatori, ma i nerazzurri hanno una rosa superiore per profondità e qualità. A questo si aggiunge la qualità del gioco: è una squadra collaudata, con giocatori che giocano insieme da tempo, alla quale sono stati aggiunti elementi importanti proprio dove servivano. L'Inter ha un'identità e un'idea di gioco ben precise. Credo quindi che, in questo momento, l'unica vera avversaria dell'Inter possa essere l'Inter stessa. Un'eccessiva sicurezza o un pizzico di presunzione potrebbero rappresentare un problema. Nel nostro campionato, comunque, è senza dubbio la squadra da battere. Faccio anche i complimenti alla società per aver avuto l'intuizione di scegliere un allenatore che, secondo me, sta gestendo molto bene il gruppo".
La Roma di Gian Piero Gasperini sta facendo bene e ha una difesa particolarmente solida. Quanto può incidere il lavoro di un allenatore con le sue idee su una squadra che vuole tornare a vincere?
"La Roma di Gasperini sta facendo davvero molto bene. Credo che possa contare anche su un piccolo vantaggio: il lavoro già avviato nella scorsa stagione, durante la quale l'allenatore ha dimostrato grandi capacità, conoscenza dell'ambiente e maturità nel comprendere il contesto in cui è arrivato, la pressione, le aspettative della tifoseria e le dinamiche societarie. Gasperini ha raggiunto un livello di esperienza tale da poter trasmettere alla squadra questa maturità. Secondo me, la Roma ha ancora margini di crescita. Non dispone di una rosa particolarmente lunga e profonda, ma può contare su giocatori di grande qualità.
Credo che Gasperini possa incidere moltissimo, soprattutto sui giovani. Penso che possa davvero dare una svolta alla squadra e, oltre a raggiungere un piazzamento importante e a lottare per lo scudetto, possa valorizzare grandi talenti, come ha sempre fatto nel corso della sua carriera. La Roma, secondo me, lotterà fino in fondo per il titolo, salvo imprevisti o problemi particolari. La squadra giallorossa ha raggiunto una maturità che le permette di ambire a un percorso importante. Non sono necessariamente convinto che possa vincere lo scudetto, ma sono sicuro che potrà restare in corsa fino alla fine.
Il Milan è ancora imbattuto, ma ha già pareggiato tre partite. È una squadra che sta costruendo qualcosa di importante oppure rischia di perdere terreno nella corsa al vertice?
"Penso che il Milan sia ancora in una fase di rodaggio, durante la quale l'allenatore sta cercando di capire le potenzialità della squadra e quale sia l'assetto migliore per valorizzarla. Credo che il Milan abbia grandi qualità e possa contare su giocatori tecnicamente molto validi. Mi auguro che Amorim riesca a incidere nel modo migliore e a trovare una disposizione tattica capace di esaltare le caratteristiche dei suoi calciatori.
Il Milan è una squadra di valore, con giocatori che vantano anche una notevole esperienza. Spero che il lavoro di Amorim, la sua autorevolezza, la sua spregiudicatezza e il suo approccio da allenatore giovane possano portare la squadra a esprimersi al meglio in questo campionato. Bisogna dargli tempo, perché non è facile. Le pressioni sono tante e arriva da un'esperienza al Manchester United nella quale non è riuscito a brillare, anche se non per colpe esclusivamente sue, considerando la situazione particolare che ha trovato. Arrivare in una grande società come il Milan significa affrontare subito aspettative molto alte e dover dimostrare il proprio valore in tempi brevi, per di più in un campionato diverso. Sono comunque convinto che riuscirà a tirare fuori il meglio da questa squadra e a portarla a lottare per un obiettivo importante, quantomeno per la qualificazione alle coppe europee".
Guardando al Cagliari di oggi, che cosa ti convince maggiormente e quale reparto ritieni debba fare un salto di qualità?
"Nel complesso, il Cagliari è una squadra che mi convince e che, secondo me, ha grandi margini di miglioramento. Ci sono tanti giovani che possono crescere molto e un allenatore che ha un anno in più di esperienza in Serie A e conosce bene l'ambiente. Credo che questi siano i punti di forza della squadra. Se dovessi individuare un reparto sul quale intervenire, sceglierei la difesa, dove potrebbe essere utile inserire qualche giocatore più esperto, capace di dare una mano ai compagni.
In linea generale, però, ritengo che il Cagliari sia una buona squadra e possa disputare un campionato tranquillo, senza eccessive sofferenze, anche se dovrà prestare molta attenzione. Un aspetto da migliorare è sicuramente la mentalità. La squadra deve essere sempre pronta, mantenere la massima concentrazione, restare unita e seguire l'allenatore. Sono elementi che possono fare la differenza. Anche l'ambiente può rappresentare un fattore determinante per aiutare la squadra a raggiungere i propri obiettivi. Nel complesso, credo che il Cagliari stia facendo abbastanza bene".
Per una squadra come il Lecce, è meglio puntare su giovani di prospettiva oppure investire su tre o quattro giocatori esperti, anche a costo di rinunciare a qualche plusvalenza?
"In questo momento il Lecce è in linea con i propri obiettivi. L'anno scorso la squadra si è salvata con grande sofferenza e molte difficoltà, ma sono contento per i giallorossi, per l'allenatore e per la tifoseria, che continua a sostenere la propria squadra in Serie A. C'è ancora tanto da lavorare, ma credo che puntare esclusivamente sui giovani non sia la strada giusta. Affrontare un campionato difficile come la Serie A e conquistare la salvezza affidandosi soltanto a calciatori giovani può essere rischioso: si corre il pericolo di bruciarli e di ritrovarsi a disputare una stagione complicata.
La soluzione migliore, secondo me, è creare un giusto equilibrio tra giovani ed esperti, costruendo una squadra equilibrata e ben assortita. È importante avere un allenatore come Di Francesco, che conosce molto bene il campionato, ha esperienza, carisma e sa lavorare bene con i propri giocatori. Puntare soltanto sui giovani o, al contrario, esclusivamente sui calciatori più esperti non è la scelta migliore. Avere in squadra ragazzi entusiasti, desiderosi di mettersi in mostra e di dimostrare il proprio valore è sicuramente importante, ma devono essere accompagnati da elementi capaci di guidarli".
Il Vicenza ti ha dato l'opportunità di affacciarti al grande calcio italiano. Quanto è stato difficile ambientarti in un calcio così diverso da quello brasiliano?
"Per me il Vicenza rimane la madre di tutte le squadre in Italia. È un pensiero che ho sempre avuto e per il quale sarò eternamente riconoscente a una società che mi ha portato nel nostro Paese, permettendomi di conoscere il calcio italiano e di confrontarmi con livelli sempre più alti. Ringrazierò sempre la società biancorossa, perché mi ha voluto bene, mi ha aiutato a crescere e mi ha fatto conoscere non soltanto il calcio italiano, ma anche l'Italia. Mi ha dato un'opportunità enorme, che non dimenticherò mai.
Vicenza è una città straordinaria, con una tifoseria bellissima. Ho soltanto motivi per essere grato a quella società, perché ha visto in me qualcosa che forse altri non avevano notato. Di questo sarò sempre riconoscente. Mi auguro davvero che il Vicenza possa tornare in Serie A. È una delle cose che mi piacerebbe molto vedere e spero che la società riesca a raggiungere questo traguardo".