Intervista esclusiva a Enzo Bucchioni: "Fiorentina, il fallimento è di Paratici. Inter, occhio a dover sempre rincorrere. Gattuso sta creando qualcosa di magico. Juve, temo che i giocatori stiano rigettando..."
Abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva il noto giornalista ed opinionista sportivo Enzo Bucchioni, per affrontare e commentare i principali temi più caldi legati alle squadre della nostra Serie A: ecco le sue parole ai nostri microfoni.

L'Inter che continua a rimontare, la Lazio che mantiene la testa della classifica, la Roma e il Milan che provano a rimanere attaccate, le difficoltà di Juventus e Napoli: di questo e di tanto altro abbiamo parlato con il noto giornalista sportivo Enzo Bucchioni. Ecco le sue parole in esclusiva ai nostri microfoni.
L’Inter ha vinto ancora in rimonta. Il fatto di andare sempre in svantaggio non rischia di diventare un problema alla lunga, seppure l’attacco sia formidabile?
Beh, alla lunga sì, anche dipende dall'avversario che incontri: se incontri la Fiorentina, che è una delle difese più battute del campionato, magari puoi gestire anche la partita. Alla lunga, questa squadra deve risolvere il problema del gol subìto, perché ha tanta potenzialità, tanta qualità, che non ti puoi trascinare fino al 96° come ieri o in altre situazioni. Poi, non è che sempre può andare a finire com'è andata in questo periodo. Devo dire, è una squadra, l'Inter, che ha una grande potenzialità, quindi forse gioca anche psicologicamente questo aspetto del "tanto prima o poi un gol glielo faccio". È una situazione molto rischiosa. Ma quando succede questo? Succede quando ci sono delle squadre che si chiudono, come ha fatto lo Shakhtar, come ha fatto la Fiorentina, che chiudono le linee di passaggio, fanno una difesa abbastanza organizzata e l'Inter non riesce ad alzare il ritmo. I nerazzurri sono condannati a giocare ad alto ritmo. Se abbassano il ritmo e diventano prevedibili, succede quello che è successo in diverse partite.
A inizio anno si parlava di una Lazio che avrebbe lottato per non retrocedere, ora i biancocelesti sono in vetta: pensa che possano rimanere in lotta a lungo per le primissime posizioni?
Io penso di sì, perché ci sono delle "magie" o, meglio, una chimica di spogliatoio nel calcio. Non sarebbe la prima squadra che, a sorpresa, rimane a lottare fino in fondo per obiettivi che non le appartenevano all'inizio della stagione. Gattuso ha creato un grande gruppo, si vede dall'atteggiamento dei giocatori. Io credo che il lavoro più importante sia stato fatto proprio lì, nella testa dei giocatori, cioè il tipico atteggiamento "gattusiano" dell'"abbiamo tutti contro, facciamo vedere chi siamo noi, il pubblico non ci sostiene, il nostro pubblico non ci sostiene, c'è un clima contrario, ci hanno eliminato dalla Coppa Italia e invece siamo un grande gruppo, grandi giocatori, facciamoglielo vedere, tiriamo fuori tutto quello che abbiamo". Ecco, Gattuso ha fatto questo: ha fatto tirare fuori tutto ai giocatori e lì è la chimica, una chimica di spogliatoio sul quale lui poi ha lavorato mettendo principi di calcio importanti, perché è una squadra che si difende molto bene, riparte con un'organizzazione, triangolazioni sulle fasce, con grande puntualità, si sganciano tutti, c'è un movimento corale... si vede il lavoro e la mano dell'allenatore. Quindi uniamo l'aspetto caratteriale, l'aspetto emozionale, questa energia che viene dallo spogliatoio con una buona qualità complessiva della rosa e a quel punto... perché no? Forse lo scudetto lo escluderei, perché poi alla lunga ci sono dei valori più importanti che verranno fuori, quello dell'Inter, come abbiamo appena detto, ma anche quello della Roma, di altre squadre. Però la Lazio rimarrà lì in testa e, secondo me, darà fastidio a molti.
La Roma ha evitato ancora una volta la sconfitta, ma continua a non riuscire a vincere i big match. In cosa deve crescere la squadra di Gasperini?
Innanzitutto deve recuperare quei giocatori che fanno la differenza: uno è Dybala, perché una Roma senza Dybala e con Dybala cambia. Cambia nell'imprevedibilità, nella capacità di vedere il gioco prima degli altri, nelle giocate di rapidità, tutto quello che è il bagaglio di un campione come l'argentino. E anche un giocatore importantissimo in mezzo al campo come Koné, perché non hai alternative. Una ce l'avresti in El Aynaoui, ma è giovane, deve crescere, magari in prospettiva potrà diventare un giocatore simile a Konè - e gli auguriamo di diventare come Konè -, ma insomma con quelle caratteristiche lì. Un incontrista recuperatore di palla come lui, ma anche capace di andare al tiro, di fare qualche gol, con grande gamba, di buttarsi negli spazi, la Roma non ce l'ha. Quindi sono queste assenze che hanno condizionato le ultime prestazioni, non c'è alcun dubbio. Ma la Roma è una squadra molto organizzata, ha soluzioni. Il secondo anno con Gasperini è ancora più "gasperiniano", il lavoro dell'allenatore si vede: questa capacità di interpretare le situazioni, di non mollare mai. L'esempio è la partita con il Napoli: sul 2-0 è venuta fuori la Roma con grande carattere, grande determinazione. Secondo me i capitolini saranno fino alla fine i competitor più importanti per l'Inter.
La Juventus di Spalletti, nonostante la vittoria a Lecce, è in grande difficoltà. Crede che i bianconeri debbano puntare all’Europa League, “tralasciando” un po’ il campionato? O hanno la rosa per giocarsela su entrambi i fronti?
Guardate, la Juve è un enigma secondo me. Un enigma perché è vero, le mancano dei giocatori importanti, a cominciare da Yildiz che è il campione di riferimento. Parlavamo prima di Dybala, Yildiz può essere un po' quello che Dybala è nella Roma per la Juventus: il giocatore che ti dà l'imprevedibilità, la giocata, anche se molto più giovane, ha quelle caratteristiche lì, e quindi è un'assenza pesantissima. Ma anche le altre: Locatelli è un po' l'anima, anche se regista non è, è un giocatore che è un punto di riferimento caratteriale. Lo stesso Thuram è un calciatore che ha caratteristiche che mancano, cioè un giocatore di gamba, che ha strappo a centrocampo. Quindi queste tre assenze, ne nomino soltanto tre (poi se ne sono aggiunti altri negli ultimi giorni, a cominciare da Nico Gonzalez), ma questi tre sono lungo degenti, chiamiamoli così, indubbiamente la loro assenza ha inciso. Però in un anno io speravo, conoscendo Spalletti molto bene, il suo lavoro, la capacità che ha di incidere sui gruppi, speravo per lui e per la Juventus che riuscisse a dare una maggiore personalità, una maggiore identità di gioco a questa squadra, perché non è una squadra "spallettiana". Cioè tutti quei meccanismi che abbiamo visto nel Napoli nell'ultima esperienza, ma anche nelle sue squadre precedenti, nella stessa Inter, nella Roma, quando ha fatto bene Spalletti è riuscito a dare una forte identità, con dei meccanismi, le triangolazioni sugli esterni, tutta questa capacità di attaccare con più giocatori, anche i centrocampisti. Vedo che la Juventus fa una grande fatica, una grande fatica come se ci fosse quasi una crisi di rigetto al calcio di alto livello che propone l'allenatore, ed è dovuto tornare a un calcio basico come il 3-5-2 che ha proposto ieri contro il Lecce per ritrovare il risultato. Quindi questa è una situazione un po' così... ma lui l'ha detto, mi sembra una situazione un po' frustrante per lui, quella di non riuscire a fare il calcio che ha in testa. Dopo un anno siamo ancora al punto di partenza, quindi mi sembra un po' complicato. Converrebbe quasi, ti dico la verità, puntare sull'Europa League, che non è una scorciatoia, perché anche lì ci sono squadre di buon livello, però alla fine potrebbe essere più facile vincere l'Europa League che non arrivare fra le prime quattro, perché lì i competitor sono... ne abbiamo già nominato due, che sono l'Inter e la Roma. La Lazio la teniamo a galla, il Como c'è di sicuro, il Milan mi sembra più avanti, e vedi che i posti sono quattro, rischia di fare come l'anno scorso.
Napoli e Atalanta stanno facendo male, rispetto alle aspettative. Sì aspettava qualcosa di più da Allegri e Sarri?
Da Sarri no sinceramente, perché dopo 10 anni di un certo tipo di calcio, cioè la marcatura a uomo stretta, l'aggressione sull'uomo e non sulla palla nella fase difensiva, cambi totalmente i criteri di gioco. Qualcuno che analizza superficialmente verrà a dire: "Eh ma tanto devi giocare a pallone, devi comunque dare un calcio a una palla". E non è così, perché a un gruppo che è abituato a fare certe cose gli cambi le distanze dei giocatori, gli cambi appunto l'aggressione. Un conto è aggredire per difendere la palla, un conto è aggredire l'avversario, marcare l'avversario. E non sempre i giocatori, dopo tanti anni di un tipo di calcio che fra l'altro ha dato anche dei risultati straordinari, ti dicono: "Ora devi fare una cosa diversa, non devi più marcare l'uomo ma devi fare le diagonali, devi occupare gli spazi, devi lavorare in armonia con il tuo compagno", tutte cose che serve del tempo per andare a regime. Ma questo l'Atalanta lo sapeva benissimo, lo sapeva benissimo Giuntoli quando ha fatto prendere Sarri, quindi lì c'è una grande società che lo proteggerà. Qualcosa sta crescendo, lo vedete anche nei giocatori, nelle dichiarazioni, che sono contenti di fare anche questo tipo di calcio e che alla fine l'obiettivo è quello di farlo diventare più spettacolare. Quindi credo che era da mettere in preventivo questa difficoltà di Sarri. Lo sa lui, lo sa la società, lo sanno i giocatori. Ora quanto tempo ci vorrà non lo so, ma mi sembra che qualche risultato, come dicevo, si comincia a vedere.
Da Allegri invece sì, mi sarei aspettato qualcosa di più, soprattutto la capacità di incidere sui giocatori. Allegri è stato sfortunato, perché è un allenatore che mette al centro i giocatori e non il gioco; se gli vengono a mancare McTominay ed Anguissa, sono due giocatori insostituibili nel Napoli. Parlavamo di caratteristiche: chi ha le caratteristiche di Anguissa? Nessuno nel Napoli. Chi ha le caratteristiche di McTominay? Nessuno. È stato costretto a giocare con due play, a fare un calcio che non è il suo e quindi le difficoltà si sono viste. Appena ha recuperato questi due e si è inventato De Bruyne regista, avete visto che qualcosa di più e di meglio il Napoli ha espresso, e si tratta di trovare continuità, soprattutto nella fase difensiva dove ci sono dei problemi. Ma i problemi lì sono secondo me più individuali, perché ci sono dei giocatori, e mi viene in mente Beukema, l'ultimo che ha fatto disastri, che sono un po' indietro, alcuni fanno un po' fatica anche a stare nel Napoli, dico sinceramente.
La maggiore delusione di questo campionato, al momento, è la Fiorentina?
Assolutamente sì, questa sta diventando una situazione che direi anche difficile da spiegare. Ma qui le colpe sono abbastanza chiare. Non so se Grosso ha detto che questa squadra è inallenabile e l'ha fatto uscire la Fiorentina per mettere in cattiva luce l'allenatore, sicuramente ha detto che è stata costruita malissimo una squadra, dove mancano dei leader, dove mancano dei giocatori di esperienza, dove manca sicuramente un centrocampista con caratteristiche diverse, manca un grande difensore. E sono stati spesi tanti soldi... se dovessi riscattare tutti i giocatori che hai preso, questa squadra verrebbe a costare 220 milioni, cioè una cifra enorme. Spendendo 220 milioni devi competere per lo scudetto, la Fiorentina è terzultima in classifica. Quindi qui il fallimento vero non è di Grosso o di Vanoli, è di Paratici, che ha speso un sacco di soldi per giocatori tutti uguali, tutti acerbi, tutti leggeri, che non costituiscono una squadra. Le squadre vanno fatte con i gregari, con i fuoriclasse, con i buoni giocatori, con giocatori che stanno bene assieme, come un orologio che ha le rotelline più grosse e le rotelline più piccole. Invece Paratici ha costituito una squadra che non ha senso: ti ripeto, che sia difficilmente allenabile è abbastanza chiaro. Poi è assolutamente fragile: 19 gol presi in 8 partite sono la prova provata che questa squadra non sa difendere. È un problema enorme perché anche dal punto di vista caratteriale l'anno scorso c'era un gruppo con giocatori esperti, a cominciare da Gosens, Mandragora, Kean e quant'altro, quest'anno quei giocatori lì non ci sono più e c'è una fragilità anche caratteriale che dovrebbe preoccupare moltissimo.
Effettivamente comincia a essere già il secondo anno in cui la Viola è in grossa difficoltà...
Poi, posso dire? Paratici nel "dopo Marotta" non è che sia andata benissimo, né alla Juve con la vicenda Ronaldo che ha buttato nel dramma i conti della Juventus, che è andata in rosso per 5 anni e da 5 anni non vince più, ma anche al Tottenham non è che abbia fatto benissimo con la squadra costruita da lui ha rischiato di retrocedere. Lui è un problema...
Qual è, a suo modo di vedere, il “calciatore sorpresa” di questa stagione fino a oggi?
Se vogliamo dire la sorpresa in generale, la sorpresa è il Frosinone per intero. Il Frosinone gioca un calcio spettacolare, cioè con grandi meccanismi, grande lavoro, grande qualità anche di giocatori che vengono dalla stessa società, quindi un progetto di calcio molto intrigante. Per quanto riguarda il giocatore, mi sembra che Varela del Monza sia quello più interessante, perché è un giocatore che fa gol ma li fa in diverse situazioni, con grande senso della posizione e grande senso del gol. Non mi sembra una di quelle meteore che è solo nel momento in cui riesce tutto bene... ci sono dei giocatori che in certi momenti basta che tocchino la palla e va dentro. Non mi sembra questa la situazione, mi sembra invece un giocatore, anche perché è giovane e ha margini di miglioramento, di grande qualità da tenere sotto osservazione.