Esclusiva SN, Simone Consonni: “Non vedo l’ora di lavorare con Kristoff. Mi piacerebbe disputare quest’anno la Milano-Sanremo”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Simone Consonni

Quella che si è appena conclusa è stata una stagione notevole per il ciclismo italiano, con soddisfazioni raccolte su strada grazie agli ottimi segnali lanciati dai professionisti (dal sempiterno Nibali all’arrembante Moscon, passando per la solidità di un Trentin in stato di grazia e così via) e soprattutto in pista dove le giovani leve femminili e maschili onorano la nostra bandiera con risultati straordinari, frutto dell’ottimo lavoro dei ct Dino Savoldi e Marco Villa.
Tra i nuovi talenti che si stanno affacciando nel mondo del professionismo, dopo una gavetta tra strada e pista, Simone Consonni rappresenta senz’altro una delle punte di questa nouvelle vague del ciclismo di casa nostra, alla stregua di altri giovani di indiscusso valore.
Classe 1994, il bergamasco di Ponte San Pietro è uno dei nomi da tenere d’occhio per il futuro. Professionista da quest’anno con la UAE Emirates (con la quale sarà legato sino al 2019) e con doti da velocista dallo scatto fulmineo, Simone Consonni conferma la competenza delle nuove generazioni del ciclismo italiano che sanno adattarsi sia alle prove su strada che su pista: dopo aver mosso i primi passi da dilettante in quella fucina di talenti che è il Team Colpack ottiene dei piazzamenti importanti al Campionato del Mondo su strada di Richmond nel 2015, in cui diventa vicecampione U23, e in competizioni come il GP Liberazione, oltre a vincere in quell’anno la Côte Picarde, gara riservata in questo secolo ai soli giovani corridori.
Simone Consonni brilla anche in pista, conquistando il secondo posto agli Europei del 2015 nella corsa ad eliminazione e nel 2016 anche nell’inseguimento a squadre, anno in cui conquista allo sprint anche la maglia tricolore Under 23 ai campionati italiani su strada.
Il 2017 segna il suo primo anno da pro e con i colori della UAE Emirates regala buone prestazioni alla prima tappa della Driedaagse De Panne (Tre Giorni di La Panne) e alla terza tappa del Giro di Turchia, ben supportato dalla sua squadra che lo aiuta a risalire le posizioni ed affrontare così la volata finale che lo conduce al podio di giornata.
Ma per Consonni le soddisfazioni arrivano anche dalla pista, con il bronzo ai Campionati del Mondo di Hong Kong conquistato assieme al resto del quartetto azzurro formato da Liam Bertazzo, Filippo Ganna e Francesco Lamon nonché l’oro nella prima prova di Coppa del Mondo a Pruszkow, in Polonia, sempre con i suoi compagni di nazionale.
Un curriculum del genere fa ben sperare per il futuro: abbiamo perciò chiesto a Simone Consonni quali sono le sue sensazioni per il 2018, ma non solo.

Cosa ti lascia questo primo anno da professionista, al di là delle soddisfazioni raccolte?

Sicuramente, oltre alle piccole soddisfazioni che sono riuscito a togliermi, mi ha fatto capire dove devo migliorare se voglio ambire ad esser competitivo in determinati tipi di corse. Mi sono accorto che in questa categoria non basta più “fare le cose fatte bene”, ma si deve cercare di migliorare il dettaglio, perché sono quelli che alla fine fanno la differenza.

Hai recentemente ricevuto il Premio Coraggio e Avanti [riconoscimento assegnato dal Centro Spirituale del Ciclismo di Santa Lucia alla Castellina al migliore neopro, ndr] come rivelazione della stagione. Ci stiamo avvicinando alla prossima: avverti la pressione del “talento predestinato” o vivi il momento con serenità?

Premesso che sono molto contento di ricevere questo premio e mi fa piacere essere presente domenica 26, per la prossima stagione non avverto nessuna pressione perché con tutta onestà non mi sento un “talento predestinato”: sono un ragazzo che ha fatto della sua passione il proprio lavoro e che cerca con dedizione e tanto lavoro di farlo al meglio.

Dal prossimo anno la UAE avrà come capitani Alexander Kristoff come punta per le Classiche e Fabio Aru per i grandi giri (semplificando le scelte del team, ovviamente). Parlando dello sprinter norvegese attuale campione europeo, da velocista quale sei, cosa si prova ad avere in squadra uno dei corridori più forti al mondo nella tua specialità?

Sicuramente non vedo l’ora di poter andare in ritiro con lui per seguirlo meglio e cercare di rubargli un po’ di trucchi del mestiere.
Essere in squadra con un fenomeno come lui mi gasa parecchio e non vedo l’ora di correre con lui: ho già avuto modo di conoscerlo in un mini ritiro che abbiamo fatto a Lugano con tutta la squadra per il 2018 ed è una persona tranquilla con la quale puoi ridere e scherzare.
Per quanto riguarda Aru un po’ lo conoscevo già: si tratta di una bravissima persona e penso che insieme a Kristoff possano portare qualcosa in più a tutta la squadra.

Continuerai a dividerti tra pista e strada?

Continuerò a farle entrambe, tant’ è che abbiamo già messo in programma il Campionato del Mondo a Apeldoorn del prossimo fine febbraio.

Simone Consonni

Sono convinto del fatto che la pista ti aiuta a fare qualcosa che negli allenamenti e nelle corse su strada è impossibile da realizzare

Quanto può essere importante per un corridore avere una preparazione non specialistica ma che spazia dalla pista alla strada?

Io sono convinto del fatto che la pista ti aiuta a fare qualcosa che negli allenamenti e nelle corse su strada è impossibile da realizzare. E’ una fatica concentrata in un tempo breve che ti dà qualcosa di più che puoi sfuttare nelle parti salienti delle corse su strada e può rivelarsi decisiva.
Se uno riesce a bilanciare bene le due attività può essere allora quel dettaglio che ti fa vincere le corse.

In vista di Tokyo 2020 ambiresti a metterti alla prova nell’Omnium, lavorando per migliorare in questa specialità?

La nostra priorità per Tokyo 2020 é il quartetto. Il legame che unisce il nostro gruppo è qualcosa di indescrivibile e in questa prova stiamo migliorando tanto anche per l affiatamento che siamo riusciti a trovare anche giù dalla bici.
Ovviamente mi piacerebbe curare meglio anche l’omnium ma questo si vedrà più avanti…

Puoi anticiparci gli obiettivi di stagione? Decisioni del team permettendo, quali sono le gare in cui ti vedremo impegnato almeno all’inizio del 2018?

La mia stagione dovrebbe partire dall’Australia [si riferisce al Tour Down Under, ndr]… altro non so. Ora sto cercando di lavorare al meglio per crearmi una buona base che mi supporti per tutto l’arco dell’anno.

In generale, c’è una Classica Monumento a cui punti? Magari una Milano – Sanremo, vista la tua capacità di affrontare e reggere gli strappi brevi…

Nessuna in particolare, ma per quanto riguarda la Milano-Sanremo mi piacerebbe correrla quest’anno. Devo dire che sono rimasto colpito dal Giro delle Fiandre e da tutte le corse del Nord in generale. Lì si sente e si respira aria di ciclismo e si vede un tifo e una passione da brividi!

Appartieni alla generazione di corridori che affrontano una stagione ormai lunghissima, da gennaio sino a novembre per via della moltiplicazione delle corse WorldTour. Non è stressante per un ciclista professionista affrontare un calendario così fitto ed avere poco tempo a disposizione per le vacanze e la preparazione della stagione successiva?

Diciamo che fortunatamente è già da un po’ di tempo che la mia stagione è lunga, infatti gli anni scorsi con coppe del mondo in pista e mondiali ho sempre affrontato stagioni molto lunghe ed è per questo che non mi pesa la cosa: alla fine riesci sempre a incastrare tutto.

Fa discutere il caso dell’unico velodromo coperto del nostro Paese che, a causa della scarsa manutenzione, sta facendo acqua da tutte le parti (letteralmente). Eppure le squadre azzurre femminile e maschile di ciclismo su pista stanno raccogliendo successi straordinari, e colpisce il fatto che parliamo di atleti giovani, quindi nuove generazioni che hanno a che fare con l’attuale situazione imbarazzante dei nostri impianti. Tu che vivi in prima persona la vita da pistard italiano, come spieghi questa contraddizione?

Io non posso entrare in merito a certe questioni, ma sicuramente il problema c’é ed è evidente.
L’unica cosa che possiamo fare noi (nazionale maschile e femminile) è continuare come stiamo facendo a portare a casa ottime prestazioni e medaglie, cercando di migliorare sempre per continuare a sottolineare che la pista italiana c’è, è in crescita e che si può davvero ambire ad arrivare in alto.

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