Atletica: intervista con il Prof. Franceschetti Francesco

Pubblicato il autore: klodeta gjini

Gli ultimi mondiali di atletica sono stati la dimostrazione che questo sport in Italia è messo all’anglo..e pure è lo sport di base per tutti gli altri. Senza l’Ape Regina nessuno degli sport può fare a meno.
Non a caso c’è un periodo preciso durante l’anno o la settimana che si chiama proprio preparazione atletica.
Essere d’Elite in questo sport si fa sempre più difficile per i giovanni italiani.
Una breve  intervista con prof. Francesco Franceschetti che la sua vita la dedicata all’ atletica in particolare e poi allo sport in generale.

1) Da ex Atleta come vivevi gli allenamenti ? E’ le gare?
L’allenamento è sempre stato una gara con me stesso: una sfida a fare meglio e di più. Al termine di un lavoro impegnativo la soddisafazione di aver fatto qualcosa che non credevi fosse realizzabile. In altre occasioni il piacere di sentire la “macchina” di rispondere con facilità, semplicità e padronanza al gesto atletico.
Le gare:attesa ed ansia non sapendo se il lavoro svolto in allenamento avrebbe prodotto i suoi frutti. Contento per un successo, caparbio nell’allenamento dopo un insuccesso.

2) Da ex Allenatore cosa significa allenare atleti d’elite?
Nell’allenare atleti d’elite provi la soddisfazione di fare cose che tu non riusci a fare. L’atleta d’elite aggiunge sapere al tuo sapere, devi inventare sempre qualche cosa di più e di meglio. Ho provato comunque grande soddisfazione con gli atleti di media levatura grazie ai quali ho potuto affinare la didattica: insegnare a chi è tecnicamente meno dotato ti fa analizzare più profondamento ilo gesto.
3) Un passato come allenatore nella Nazionale Italiana. Come hai vissuto gli ultimi Mondiali? In particolare i risultati dei nostri atleti?
Ho vissuto questi Mondiali con un certo sentimento di tristezza ed impotenza. Tristezza perchè come italiano non fa piacere questa umiliazione. Impotenza perchè il sistema di gestione della Federazione esclude le voci critiche, costruttive e disinteressate a vantaggio di quelle opportunistiche e sempre consezienti. ma i nodi vengono al pettine..
4) Tante polemiche hanno accompagnato i scarsi risultati. Da dirigente sportivo di lunga data cosa pensa delle società militari?
Quello dei gruppi sportivi militari è uno dei bucchi neri della nostra atletica: dentro spariscono fior di atleti ed enormi risorse economiche che potrebbero esssere utilizzate in altre direzioni, tenedo conto che sono tra l’altro risorse pubbliche. La riflessione su questo argomento richiede maggiore spazio ed una specifica discussione.
5) Perchè l’atletica si è finita in questa situazione, quando si sa bene che per preparare un atleta d’elite servono da 10.000 a 15.000 ore di allenamento?
L’evoluzione tecnica richiede sempre maggiore tempo da dedicare all’allenamento, cosa che spinge al professionismo. Il problema sta nell’ individuare gli atleti mentalmente predisposti al professionismo e poi nel costruire un sistema che sia in grado di alimentare questo status.
6) Da dove cominciare un’ analisi?
Credo che vadano analizzate obiettivamente cause esogene ( modificate condizioni della nostra attuale società ) che sono comuni a tutti gli sport e cause endogene ( specifiche dell’atletica leggera).

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