Loris Capirossi a SN: “Rossi fenomeno, può ambire con Marquez e Dovizioso al titolo della MotoGP”

Pubblicato il autore: Diego Grossi Segui

Ventidue anni di corse e battaglie, tre campionati del mondo e il record di pilota più giovane ad aver conquistato il titolo iridato nella storia del Motomondiale, Loris Capirossi è stato uno dei grandi del motociclismo italiano. Nell’intervista rilasciata a SuperNews, Loris ha ripercorso la sua carriera tra ricordi e aneddoti senza far mancare, ovviamente, le sue considerazioni sull’attualità motoristica, il prossimo Gp d’Argentina, la sfida per il titolo tra Marquez e Dovizioso e l’eterno Valentino Rossi.

Partiamo dall’attualità: due settimane fa in Qatar è andata in scena la prima gara del motomondiale con la vittoria di Andrea Dovizioso su Ducati, il forlivese secondo lei potrà insidiare il talento spagnolo e campione in carica Marc Marquez per la vittoria finale?
La Ducati in questa stagione 2018 si è presentata con una moto più competitiva di quella dello scorso anno e non dimentichiamoci che Dovizioso ha lottato per il titolo anche nel 2017. L’avversario numero uno è chiaramente Marquez e credo che Andrea potrà certamente fare un grandissimo campionato e lottare fino alla fine. Battere Marquez non sarà assolutamente facile perché anche l’Honda è più competitiva di quella dell’anno passato. Sarà una bella lotta!

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Capitolo Valentino, il pesarese può considerarsi tuttora un valido pretendente al titolo? Quali sono le difficoltà nel guidare in età avanzata, cosa cambia nella preparazione e l’approccio mentale alla gara?
Valentino ha di nuovo dimostrato di essere super competitivo ed essere l’unico pilota in grado di tenere il passo di Andrea e Marc. È incredibile quello che sta facendo a 39 anni sonati, tanto di cappello a lui. Credo che sarà comunque competitivo per tutto il campionato come lo è sempre stato e potrà certamente dire la sua. È evidente però che a quell’età l’allenamento è più duro, devi concentrarti di più, devi stare attento con l’alimentazione. Sta facendo questi sacrifici perché crede ancora in quel decimo titolo che gli è sfuggito più volte ed è spinto da grandissime motivazioni. È veramente un fenomeno!

Il campione in carica della classe intermedia, Franco Morbidelli potrà raccogliere nel futuro prossimo l’eredità di Valentino Rossi?
Assolutamente si, devo dire che è stato bravissimo già nella sua prima gara in Qatar arrivando dodicesimo, è stato un grande risultato. Franco ha del talento l’ha dimostrato l’anno scorso in Moto2 e quest’anno è stato da subito competitivo in MotoGp anche se è una classe più difficile. È un ragazzo molto intelligente, crescerà gara dopo gara e secondo me potrà regalare qualcosa di bello.

Un suo pronostico sul vincitore del GP d’Argentina di domenica 8 aprile?
L’Argentina è una pista particolare e secondo me sarà una bella lotta, l’equilibrio in MotoGp mai come quest’anno è incredibile. A partire dalla Ducati, alla Honda, alla Yamaha sarà una grande gara con tutti i piloti molti vicini ma dire chi vince è difficile.

Come procede la sua nuova avventura in GP come rappresentante della Dorna, società che detiene i diritti commerciali del motomondiale?
Il mio lavoro mi dà senza dubbio un sacco di motivazioni, sono contenuto perché ho sempre a che fare con i piloti. Assieme a Franco Uncini ci occupiamo della sicurezza dei piloti e di migliorare i circuiti. Quello nella direzione gara è un altro impegno importante di cui sono molto soddisfatto. Sono fortunato perché riesco a fare quello che mi piace di più nel mio mondo.

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Ripercorriamo la sua carriera, trionfo all’esordio in 125’ in sella alla Honda e bis l’anno successivo, il titolo in 250’con l’Aprilia poi le esperienze nella classe regina con Yamaha, Suzuki e Ducati: qual è stata la moto in assoluto con la quale si è trovato di più a suo agio?
Io ho guidato un po’ di tutto nella mia carriera da 150cc a 1000cc, gli anni passati in Ducati sono stati senza dubbio bellissimi ma forse la moto che mi è rimasta più nel cuore è la vecchia 500 due tempi perché è una moto assolutamente a cui devi dare del lei sempre ed è quella che diciamo mi ha dato più emozioni e adrenalina.

In 22 anni di motomondiale sono state tante le sfide che ha dovuto affrontare, si è scontrato con almeno tre generazioni di talenti: qual è stato l’avversario che le ha dato più filo da torcere?
Ho corso in tante epoche con molti piloti diversi: Gresini, Romboni con cui abbiamo fatto delle battaglie fantastiche poi Biaggi e Rossi. Io ho vissuto veramente un sacco di periodi e sono stati tutti avversari molto preparati ognuno con le sue caratteristiche ma non riesco a scegliere il più forte.

Nel suo libro “65 la mia vita senza paura” ci sono anche due dediche particolari: una a Doriano Romboni e l’altra inevitabilmente a Marco Simoncelli. Come ricorda l’atroce giorno della morte del Sic nella penultima gara della sua carriera?
Lo ricordo senza dubbio con moltissima tristezza perché alla fine la mia ultima gara doveva essere una festa e invece nel gran premio precedente è successo quel fattaccio ed è stato bruttissimo, ho perso un amico. Proprio per questo ho deciso di correre la mia ultima gara con il suo numero, in suo onore.

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