Sport estremi, quando di “Base jumping” si muore

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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E’ allarme per il numero crescente di decessi legati al “Base jumping”. La Base Jumping Fatality List, una sorta di cimitero on line dedicato ai base jumper morti, ha pubblicato la lista delle ultime trentasette vittime di “Base Jumping”. Da quando questo sport è stato introdotto, circa una trentina di anni fa, il numero di sostenitori e appassionati è cresciuto a vista d’occhio, complici anche i nuovi mezzi di comunicazione. L’attività dei base jumper è regolamentata dal 2013 ma sono tante le persone che si avvicinano a questo sport senza una preparazione adeguata. Proprio il 2016 sembra essere l’anno nero per gli appassionati di questa pratica sportiva estrema.  Persino per questa che è considerata la regina delle discipline-limite, questi dati devono far riflettere.
Le ultime vittime, in ordine di tempo, sono Armin Schmieder, che si è schiantato sull’Alpschelehubel nel Cantone di Berna e il cui video ha fatto il giro del web ed il russo Ratmir Nagimyanov, che ha perso la vita schiantandosi contro una casa dopo un lancio con la tuta alare dall’Aiguille du Midi, Chamonix, a quota 3.800 metri. A questi due nomi più conosciuti si aggiunge anche quello di un turista canadese morto in provincia di Trento. Stando ai dati, nove morti su dieci sono vittime della forma più estrema di volo, quello con la tuta alare. Muoiono gli inesperti, ma anche i campioni di questa disciplina come Emanuele Uli e Alexander Polli. Ed è ormai allarme per una pratica sempre più diffusa ma la cui pericolosità è troppo spesso sottovalutata.
La parola B.A.S.E. jump deriva dall’acronimo inglese che sta ad indicare i quattro luoghi dai quali il base jumper di solito salta: Building (palazzi), Antenna, Span (ponti), Earth (pareti/montagne).
Quindi, nel “Base Jumping” si salta da basi fisse come una montagna o il terrazzo di un grattacielo. Spesso il “Base jumping” viene erroneamente paragonato ad altre attività estreme, come il bungee jumping o lo snowboard, ma quello che non sempre viene compreso è che questa pratica, ancora più di altre discipline, non può essere improvvisata. Per iniziare a praticare questo sport correttamente occorre aver già fatto almeno duecentocinquanta lanci di paracadutismo, avere un’ attrezzatura specifica e possedere una buona consapevolezza e gestione del rischio,  sottoponendosi anche ad un lungo addestramento. Il punto di riferimento in Italia per la pratica di questa attività è una parete in Trentino, nota ai praticanti con il termine di I.T.W. (Italian Terminal Wall).
Eppure in tanti, specie giovanissimi, tentano di improvvisare.
Chi salta è alla ricerca di emozioni forti, ma in molti invece sostengono di inseguire soltanto la propria passione. Di certo è scientificamente provato che la voglia di superare i propri limiti porta quasi inevitabilmente queste persone a spingersi sempre un po’ più in là e a stabilire nuovi record. E ad ogni record, il rischio aumenta. Ma oggi, sfortunatamente, a complicare ulteriormente il quadro entra in ballo anche il riconoscimento «social» delle proprie imprese. Senza la possibilità di filmarsi, senza la costante ricerca del consenso della rete, molti probabilmente sarebbero meno arditi. Non si dovrebbe mai dimenticare che anche un solo azzardo può costare la vita ed  un solo attimo può cambiare per sempre il corso di un’esistenza…

 

 

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