Intervista esclusiva a Jeda: "Il Lecce sentirà la mancanza di Corvino. Gaetano grave perdita per il Cagliari. Vicenza? Entro due anni..."

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Jedaias Capucho Neves, noto come Jeda. A seguito del Torneo di Viareggio, viene ingaggiato dal Vicenza con cui esordisce da professionista nella Serie A 2000/01. Va al Siena in prestito, ritorna in Veneto, poi contribuisce alla promozione del Palermo in massima serie. Dopo Piacenza, Catania, Crotone e Rimini nel campionato cadetto, trascorre tre anni significativi in Serie A con il Cagliari. A cavallo di due stagioni al Lecce, ce n'è una con il Novara, neopromosso dalla Serie B nel 2011.

Jeda

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Jeda. L'ex calciatore ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano il calcio italiano, a cominciare dall'Inter di Christian Chivu, club detentore dello scudetto; non sono mancate osservazioni sui volti nuovi delle panchine di alcuni club della Serie A, tra cui il Milan e il Napoli, oltre che dire la propria su due sue ex che hanno contraddistinto la propria carriera, il Cagliari e il Lecce.

Jeda, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.

Christian Chivu ha ottenuto due trofei al primo anno da allenatore dell'Inter, lo Scudetto e la Coppa Italia. Cosa ti aspetti sia dall'allenatore romeno che dal club, in vista della prossima stagione?

Credo che in Italia venga dato sempre troppo spazio a pregiudizi e critiche agli allenatori, specie se questi sono giovani ed emergenti. Si tratta di un malcostume che andrebbe notevolmente ridimensionato, c'è bisogno di un grande cambio di mentalità.

È giusto che quando le cose vanno male vengano messe in risalto, ma c'è una pressione eccessiva. Se un allenatore sbaglia una o due partite, viene subito considerato non all'altezza, ed è accaduto anche a Chivu.

Fatta questa premessa, la sua conferma fino al 2028 è un attestato di grande fiducia, oltre che di stima, nei confronti di un professionista serio che ha fatto un ottimo lavoro; è necessario costruire e programmare a lungo termine, perché cambiare troppo non porta a ottenere buoni risultati, oltre a essere economicamente dispendioso per le società.

L'Inter ha fatto benissimo a voler continuare con Chivu per almeno altri due anni, perché si può portare avanti un progetto che cercherà di essere vincente il più possibile.

La società ha l'obiettivo di mettergli a disposizione una squadra capace di competere oltre i confini dell'Italia, perché l'Inter dovrà dimostrare il proprio valore specialmente in Europa. In campionato, a oggi, sembra non avere grossi rivali, mentre è in Champions League a emergere un divario importante da colmare con altri quattro o cinque club.

Dopo essere sfumata l'occasione di acquistare Marco Palestra, l'Inter sembra fortemente interessata all'israeliano Anan Khalaili, in forza ai belgi dell'Union Saint-Gilloise. Cosa ne pensi di questo profilo?

Se ne sta parlando da tempo di questo giocatore, che reputo molto forte; è un esterno in grado di coprire molto bene l'intera fascia, ha doti importanti e credo che sia maturo per far parte di una big, come l'Inter.

Naturalmente, va fatta una precisazione sull'ambiente, perché giocare per una squadra belga che non ha grandissime pretese di risultati, anche se ha fatto benissimo negli ultimi anni, è completamente diverso dal farlo per una italiana che gioca soltanto per vincere.

Se dovesse arrivare, lui per primo sa che le pressioni saranno ogni giorno notevoli, ma resta credo che abbia la maturità per affrontare una grande sfida per la sua carriere.

Per 25 milioni e considerata la sua giovanissima età, direi che sarebbe un investimento molto intelligente.

Quali credi che possano essere le ambizioni del Como, dopo aver ottenuto la qualificazione alla prossima Champions League?

Per quello che si è visto negli ultimi anni, è facile aspettarsi grandi cose dal Como, ma terrei in grande considerazione un aspetto che non va trascurato: lo stadio; quella degli impianti di proprietà è una condizione che sta facendo la differenza tra i club, non soltanto in Italia.

La proprietà del Como è estremamente forte economicamente e si è insediata nel calcio italiano soltanto per fare cose importanti; spero, quindi, che le venga data l'opportunità di investire nel modo giusto, costruendo uno stadio moderno e valorizzando il settore giovanile.

Va ricordato che il Como era in Serie B soltanto fino a due anni fa, mentre tra qualche mese potrà trovare l'occasione di affrontare qualche big del calcio europeo, se non mondiale. Se alla società verrà consentito di sviluppare un progetto così come ha manifestato dagli inizi, ne sentiremo parlare a lungo del Como. Potrebbe diventare la nuova Atalanta.

Rúben Amorim sarà ufficializzato nelle prossime ore quale allenatore del Milan. Ti convince questa scelta?

Sì, credo che sia stato ingaggiato un allenatore giovane e pieno di voglia di riscattarsi dall'esperienza con il Manchester United, anche se il Milan deve sistemare l'assetto societario e dirigenziale, definendo un organigramma chiaro in cui ognuno sappia esattamente quali sono i propri compiti.

La catena di comando deve essere ben precisa, altrimenti si crea solo confusione, e per un club prestigioso come il Milan diventa complicato pianificare obiettivi importanti in queste condizioni. Non è accettabile vedere una società così gloriosa costantemente all'inseguimento di soluzioni d'emergenza sia per la panchina che per allestire rosa.

È il momento che il Milan faccia chiarezza sul proprio futuro per tornare a essere il club che tutti, specialmente i tifosi, si aspettano.

Massimiliano Allegri, dopo aver risolto il contratto con il Milan, è ufficialmente diventato il nuovo allenatore del Napoli. Quale prossima stagione ti aspetti di vedere dal club partenopeo?

Penso che molti abbiano criticato eccessivamente Allegri dal punto di vista tattico, definendolo un allenatore superato o privo di idee. Io sono stato allenato da lui per due anni e posso assicurare che è un tecnico di grandissima esperienza, straordinario nella gestione del gruppo e, soprattutto, un vincente.

C'è qualcuno che sostiene che ha vinto soltanto perché aveva delle squadre forti, ma non ho mai visto un allenatore che scendeva in campo e decideva le partite da solo; è naturale che ci sia bisogno dei giocatori di un certo livello per vincere qualcosa, ma è anche vero che bisogna saperli allenare e tenerli a bada.

Allegri ha grandi capacità gestionali e sono convinto che a Napoli farà bene, prenderà in mano la squadra con l'obiettivo di lottare per lo scudetto e andare il più avanti possibile in Champions League.

Dopo tredici anni, Pantaleo Corvino lascia il Lecce. Quanto inciderà la sua assenza?

Si tratta di una perdita pesantissima. Personalmente, mi dispiace molto e credo che la squadra ne risentirà. Corvino è stato uno degli uomini chiave del Lecce, ha trasmesso la sua esperienza e ha dato tranquillità a tutto l'ambiente; se questa società è riuscita a riscattarsi negli ultimi anni lo deve soprattutto a lui. Il suo metodo di lavoro e la sua capacità di trovare talenti sconosciuti a molti e in cui nessuno credeva, sono doti rare.

Di dirigenti come lui ce ne sono pochissimi in Italia, ma è anche grazie a lui che il Lecce può camminare con le proprie gambe e con orgoglio. Lascia un'eredità importantissima e il suo carisma si può dire che è inimitabile, ma sono sicuro che Trinchera saprà farsi valere, anche perché è stato un uomo di fiducia di Corvino, dal quale avrà imparato tantissimo.

Eusebio Di Francesco potrà migliorarsi nella prossima stagione?

Ho grandissima fiducia in Di Francesco, è un allenatore preparato, un grande lavoratore e si è insediato molto bene nella piazza di Lecce. Ha ottenuto la salvezza al suo primo anno, quindi già è nel cuore dei tifosi. Un anno di esperienza e di buoni risultati, dopo un bel po' di sfortuna che ha avuto negli anni passati, hanno sfatato quella sorta di maledizione che non andava più via, ma sono contentissimo che sia riuscito a riscattarsi proprio in questo ambiente che porterò sempre nel mio cuore.

La squadra ha giocato sempre per affrontare gli avversari senza paura e ha ottenuto meno punti di quanti ne meritasse. Lottare per la salvezza è sempre difficilissimo, ma ci sono tutti i presupposti per ripetersi nuovamente.

Il Benfica è sempre più tentato ad acquistare Tiago Gabriel. Quanto inciderebbe la sua assenza?

È un giocatore che mi ha stupito tantissimo. Ha dimostrato di essere all'altezza della Serie A e ha ancora ampi margini di miglioramento. Purtroppo, per le squadre che lottano per non retrocedere, il copione è sempre lo stesso: appena emerge un talento, le grandi squadre sono pronte a portarselo via. Nel calcio attuale comandano i soldi, inutile prendersi tanto in giro, questo vuol dire che se al Lecce arriverà un offerta importante sarà quasi impossibile dire di no. Sono d'accordo con il Lecce a considerarlo tra i 25 e i 30 milioni di euro, perché si tratta di un difensore di assoluta affidabilità. Sarebbe una cifra importantissima da investire, anche per trovare un suo degno sostituto.

Dopo la conferma di Fabio Pisacane, quale campionato ti aspetti dal Cagliari, specie dopo la partenza di Marco Palestra e quella, molto probabile, di Gianluca Gaetano?

Sono felicissimo per la conferma di Pisacane, ha fatto un lavoro straordinario e il suo è un rinnovo ampiamente meritato. Mi dispiace, invece, di aver già perso un giovanissimo molto promettente come Palestra, anche se si sapeva che sarebbe stato impossibile trattenerlo per un altro anno; quella di Gaetano sarebbe un'assenza ancora più pesante, perché lo reputo un giocatore fondamentale; da quando è stato spostato davanti alla difesa, è cresciuto tantissimo anche sul profilo della personalità, diventando il fulcro del gioco del Cagliari. Sostituire uno come lui sarà una missione davvero complicata.

Dal Vicenza, neo promosso in Serie B, cosa ti aspetti?

Dopo anni di calvario in Serie C, questa promozione è un traguardo speciale. D'ora in avanti, dal Vicenza mi aspetto grandi cose; spero che faccia il prossimo campionato con l'obiettivo di assestarsi e di comprendere bene la categoria, per poi puntare decisi a raggiungere di nuovo la Serie A l'anno successivo.

Vicenza è una piazza storica, con una tifoseria straordinaria che merita il grande calcio, ma bisogna necessariamente pazientare. Sono molto curioso di vedere all'opera il mister Gallo, al quale faccio i complimenti per l'impresa che è riuscito a compiere. La Serie B, però, è un campionato tremendamente difficile da affrontare, ma credo che lui abbia tutto il potenziale per esprimersi anche in questa categoria e ambire al sogno della massima serie.