Waves for Change

Pubblicato il autore: Daniela Segui

CeES4-uUEAAf5Jw“Waves for change” è il progetto nato in Sud Africa per aiutare e sostenere bambini e ragazzi in difficoltà. L’iniziativa è frutto di un disegno combinato tra l’inglese Tim Conibear, il quale attesta che questa disciplina gli ha in un certo senso “salvato la vita” e la Laureus Sport for Good Foundation. L’iniziativa sorge in una zona del globo dove la stragrande maggioranza della popolazione, stiamo parlando del 90%, è di colore e vivono in case arrangiate che potrebbero anche crollare da un momento all’altro. Molti minori sono analfabeti, hanno un passato di abbandono, sfruttamento e violenza e spesso finiscono vittime di gang criminali che li sfruttano a proprio piacimento. Ed è proprio qui che interviene la Waves of Change, proponendosi di salvare queste vite, di raccogliere quanti più bambini e ragazzi possibile, insegnare loro a nuotare, a fare surf e nella migliore delle ipotesi renderli campioni. Ma il gruppo non si limita soltanto a questo: oltre allo sport, i giovani vivono in simbiosi con gli altri, si aiutano e confrontano a vicenda, mangiano insieme, ognuno si occupa della cura le proprie cose e puliscono da soli la propria divisa da surf. Insomma una vera e propria comunità in cui i ragazzi possono confrontarsi, sfuggire alla delinquenza e criminalità o alla vita di miseria che altrimenti li avrebbe attesi. Come detto, molti di questi “trovatelli” sono soli, hanno perso uno o più genitori e vivevano per strada in condizioni igienico sanitarie non proprio al massimo. L’ associazione li ha in un certo qual modo liberati, li ha aiutati a vivere in mezzo agli altri, li ha fatti avvicinare al mare, allo sport e tolti da un’esistenza altrimenti miserevole. Per questi ragazzi vivere in una comunità del genere è già essa stessa una vittoria: non esiste competizione tra loro, si insegna a stare insieme e a non gareggiare o rivaleggiarsi. L’ area, da non dimenticare, è anche ricca di spiagge con onde altissime, dunque terreno ideale per chiunque voglia avvicinarsi al mondo del surf. Simbolo dell’ associazione è Apish Tsetsha di soli 25 anni che non sapeva neanche cosa volesse dire accostarsi al mare fino ai vent’anni. Non sapendo nuotare, fu avvicinato da Tim Conibear, capo dell’intero gruppo, che impartì lui lezioni di nuoto, successivamente anche di surf; una disciplina da subito considerate straordinarie, tanto che Apish ora non solo è parte integrante della comunità, ma è anche un monito per tanti altri che vi sono appena entrati e, come lui fino a qualche anno prima non sapevano affatto nuotare. Ovviamente, trattandosi di un gruppo eterogeneo, altri svaghi non mancano: in tanti si dilettano giocando a pallone, per strada o anche sulla spiaggia, come un modo per socializzare e organizzare gare tra di loro, ovviamente senza alcun tipo di rivalità, ma solo per il semplice gusto di condividere un’altra disciplina tutti insieme. Lo sport aiuta, raduna riunisce e strappa chi è meno fortunato dalla miseria, dunque,o almeno così è in questa comunità del sud Africa… Sfortunatamente la cosa non avviene in tutto il mondo. Che la piccola e neo associazione possa fungere da insegnamento per ogni sana competizione sportiva? Chissà…

Leggi anche:  Pallanuoto femminile, World League Super Final: definiti i quarti di finale
  •   
  •  
  •  
  •