FALLO DA TERGO: i 5Stelle mandano in Vaffa i 5Cerchi

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui
Stop a Giovanni Malagò

Stop a Giovanni Malagò


Dunque, alla fine, Virginia Raggi ha osato mantenere le promesse di campagna elettorale ed ha rinunciato a candidare la Capitale per le Olimpiadi del 2024. Né più, né meno, di quanto deciso da Mario Monti nel 2012 (per un eventuale Roma 2020): “Non sarebbe responsabile prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile sull’Italia per i prossimi anni”, affermò l’ineletto, subito osannato dalla grande stampa e larga parte del Parlamento, democratici in testa. Ovviamente, sono i medesimi giornaloni che, essendo gli integerrimi cani da guardia del potere, fecero subito intendere al professorone che al contempo non gliene avrebbero fatta passare una: “Qual è il suo colore preferito? Quale canzone fischietta sotto la doccia? Il fiore che più le piace?”, incalzava prepotentemente il Corriere della Sera nel luglio del 2012. Pare che, a fine intervista, il ferocissimo chiwawa si sia persino attaccato alla gamba del padroncino per mimare pruriginosi movimenti pelvici, subito castrati dall’austero statista. Neanche quattro anni dopo, quella “bambolina imbambolata” della Raggi si aggiudica a mani basse il governo del Campidoglio stracciando l’“olimpico” Roberto Giachetti (detto “Chi?”) messo lì appositamente per perdere, facendo giurin giuretta che non avrebbe permesso i Giochi Olimpici a Roma, già oberata da 13 miliardi di debiti (una finanziaria), appestata da Mafia Capitale ed umiliata infine dai predecessori Gianni “Aledanno” e “Vieni avanti” Marino. “E’ da irresponsabili dire sì” – esordisce la grillina in conferenza stampa onorando, sventura sua, una promessa elettorale – “la città non può permettersi di ipotecare il proprio futuro”. In soldoni è lo stesso concetto esposto da Monti, ma in questo caso anziché le erezioni scattano le reazioni uguali e contrariate. Su tutti il quotidiano romano Il Messaggero che spara: “Persi 5 miliardi e migliaia di posti di lavoro”, no a “Oltre 250 siti coinvolti, 15 palazzetti polisportivi nuovi di zecca, 26 sedi ufficiali per le discipline olimpiche, decine di palestre scolastiche ricostruite o tirate a lucido”, magari, si aggiunga, edificate dallo stesso Caltagirone, facoltoso palazzinaro e (anche) proprietario della testata. Giusto per rendere l’idea: “Ecco la prova del 9 che il nucleare è sicuro” (sic!), titolò il foglio all’indomani del disastro nucleare di Fukushima (marzo 2011), proprio mentre Godzilla si apprestava ad emergere dal Pacifico ed in Italia si dibatteva sull’eventuale costruzione di nuove centrali nucleari, poi bocciate dal referendum di giugno.

Ad uscirne più zoppicante, a causa di un grosso palo di cemento invisibile dall’esterno ma ben piantato all’interno, è stato senz’altro il noto scendiletto di Luca Cordero di Montezemolo (ricordato come “Italia ’90”, nel senso della paura), tale Giovanni Malagò (detto “Italia a 90”, in ben altro senso), presidente del Coni che nel primo pomeriggio di ieri ha atteso invano per 37 minuti e 18 secondi la prima cittadina nei di lei uffici, prima di andarsene con i cerchi che gli giravano parecchio e senza aver avuto la possibilità di illustrare le ragioni del Sì o, in alternativa, genuflettersi. Sembra che l’impassibile signora Raggi, in quegli stessi istanti, fosse però impegnata in un improrogabile impegno d’agenda, descritto dai testimoni come qualcosa tra il cacio e pepe e la coda alla vaccinara…

A Roma, pare che certi piatti rappresentino delle vere istituzioni, che ormai contano più di Malagò.

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