Doping: Russia sotto accusa

Pubblicato il autore: Alessandro Ricci Segui

russia
La Federazione russa dell’atletica è accusata di aver dopato i propri atleti, con la complicità del Ministero dello Sport. “Doping di Stato”, per gli accusatori della Commissione di Inchiesta dell’Agenzia Mondiale Antidoping (la Wada). A Ginevra la stessa Wada ha presentato un report durissimo (323 pagine fitte e dettagliatissime, redatte dopo una indagine durata 11 mesi) sulle responsabilità della Russia nella gestione dell’antidoping nell’atletica, chiedendo la squalifica per 2 anni della Federazione russa e la squalifica a vita per 5 atleti, tra cui l’olimpionica Savinova. “Il più esteso fenomeno di doping e corruzione della storia dello sport moderno”, sintetizza il presidente della Wada, Richard Pound. Il report che a Ginevra la Wada ha presentato ai giornalisti contiene particolari decisivi, perché rivela l’esistenza di un sistema occulto, sostenuto anche dalla politica, per evitare controlli e far correre atleti che non avrebbero dovuto gareggiare; tutto in cambio di denaro e tutto organizzato da una vera e propria cupola.
Ancora, il report accusa il direttore del laboratorio di Mosca, Grigory Rodchenko, di aver distrutto 1417 test per evitare che l’inchiesta potesse scoprire la truffa. L’ordine sarebbe partito direttamente da Vitaly Mutko, ministro dello Sport. Alla periferia di Mosca è stato creato un laboratorio-ombra dove i test venivano controllati prima che approdassero all’Antidoping ufficiale russo, cui ovviamente poi arrivavano solo gli esami che non presentavano anomalie, mentre nel frattempo gli atleti sospetti o positivi venivano avvertiti della loro situazione. Inoltre, durante l’Olimpiade di Sochi, membri dei Servizi Segreti russi si sono infiltrati nelle strutture antidoping per manipolare i risultati dei test degli atleti loro connazionali. Per questa ragione la Wada chiede la sospensione di 2 anni della Federazione russa di atletica da tutti i consessi mondiali e quindi di tutti gli atleti da ogni manifestazione, Olimpiade di Rio compresa. Chiesta anche la radiazione a vita di cinque atleti, tra cui i nomi più noti sono quelli dell’olimpionica degli 800 a Londra, Marya Savinova e della terza di quella gara, Ekaterina Poistogova.
“Esaminando il rapporto della nostra Commissione – continua Pound – abbiamo trovato una quantità sconvolgente, incredibile di prove che dimostrano la totale manipolazione dei risultati sportivi nell’atletica di alto livello degli atleti russi degli ultimi dieci anni. Lo stesso ministro dello Sport russo non poteva non sapere quello che stava succedendo: impossibile non pensare a un caso di doping di Stato. Il primo provvedimento che noi della Wada siamo obbligati a suggerire è la sospensione immediata della Russia dalle competizioni nell’atletica leggera, Giochi Olimpici di Rio compresi, e la chiusura sia dell’Agenzia Antidoping Rusada che del laboratorio di Mosca. O escono loro spontaneamente dal movimento internazionale o li deve bloccare il Comitato Olimpico”.
Pronta la replica della Russia, affidata al ministro dello Sport, il fedelissimo di Putin, Vitaly Mutko, che ha negato tutte le accuse: “La Wada non ha il diritto di sospendere. Le conclusioni della commissione non sono sostenute da prove e non contengono fatti nuovi. Se si legge il rapporto è scritto più o meno così: secondo le nostre informazioni c’è l’influenza dello Stato, rappresentato dal ministero, su tutto questo sistema. Non abbiamo le prove, però allo stesso tempo riteniamo che questa (influenza, ndr) ci sia. Ma che tipo di accusa è? La Russia non ha mai insabbiato i problemi legati al doping. Se ci sono stati casi di corruzione legati all’uso di sostanze proibite da parte di alcuni atleti, non potevamo esserne a conoscenza prima”. Il giro di commenti ufficiali di Mosca è chiuso dal presidente dell’agenzia antidoping russa, Nikita Kamayev in una intervista alla Tass: “Quello che vedo è un rapporto ancora in fase di bozza e dichiarazioni senza l’ombra di una prova. Questo vale anche riguardo alle accuse di tangenti offerte dagli atleti. Non vedo alcuna logica. Tutte le accuse al momento sono prive di fondamento”.
Tra le altre raccomandazioni nel report della Wada c’è anche la richiesta di squalificare a vita 5 atleti, 4 tecnici e un dirigente. Tra loro ci sono l’oro e il bronzo degli 800 femminili ai Giochi di Londra: Marya Savinova e Ekaterina Poistogova.
Comunque vada a finire, una brutta storia senza dubbio, che può solo spingerci a educare i bambini e i ragazzi in modo più deciso a una sana cultura sportiva; purtroppo l’idea della vittoria è molto radicata in tutti noi, e per arrivarci siamo disposti a tutto, per questo è necessario educare e educarci ai veri valori sportivi e esortare a dare il massimo, senza l’ossessione della vittoria, ma con l’obiettivo di superare i propri limiti. In questo sta la vera vittoria.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: