All Star Game NBA, le riserve: Thompson c’è, Thomas la novità. Fuori i due Gasol e Nowitzki

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Apriti cielo. Neanche il tempo di diramare (con uno stile che ricorda l’annuncio nostrano dei big in gara a Sanremo) le riserve per l’All Star Game, che due ore dopo già infuria la polemica sui social network e sui portali specialistici e per malati di palla a spicchi. Facciamo un attimo di ordine però. Già noti dallo scorso 22 gennaio quintetti, formulati sulla base dei suffragi degli appassionati Nba di ogni angolo delle terre emerse. La tornata elettorale, ha visto trionfatori ad Ovest Steph Curry (Golden State Warriors), Russell Westbrook e Kevin Durant (Oklahoma City Thunder), Kobe Bryant (Los Angeles Lakers) e Kawhi Leonard (San Antonio Spurs). Nessun lungo vero e proprio di ruolo, come del resto nello starting five dell’Est, dove i prescelti sono Kyle Lowry (Toronto Raptors), Dwyane Wade (Miami Heat), Paul George (Indiana Pacers), Carmelo Anthony (New York Knicks) e Lebron James (Celveland Cavaliers). Accozzaglie mal assemblate? Forse. Ma è il pubblico che decide e il voltaggio del talento non è poi così da buttare, per usare un eufemismo. Sulle riserve della kermesse che andrà in scena il 14 febbraio prossimo a Toronto, invece, come al solito ci sono conferme, sorprese e delusioni.

QUI OVEST. Come noto, l’All Star non si può allenare per due anni di fila, quindi Steve Kerr ha dovuto cedere i galloni di coach a Popovich, al suo 4° giro nella rassegna. L’escluso più illustre, che anche un anno fa presenziò solo dopo un ripescaggio in zona Cesarini, è Damien Lillard di Portland: il regista rookie of the year nel 2013 sta disputando una stagione coi controfiocchi in una squadra tutt’altro che formidabile. Il contesto del team in cui giochi però conta, ed è per questo che anche lo stesso Danilo Gallinari non ha avuto chance di trovare la “partecipazione” per il gran galà canadese. Nonostante giochi nella formazione n°1 della Lega, per molti non andava chiamato Klay Thompson, il cui rendimento sin qui è eccelso ma non straripante (e nei numeri di certo non superiore a quello di Lillard). I Warriors però stanno asfaltando la regular season, quindi ci sta la sua convocazione, come quella del compagno Draymond Green. Tra gli esterni, scontate le chiamate per Chris Paul (Los Angeles Clippers) e James Harden (Houston Rockets), mentre in fron line completano la pattuglia Lamarcus Aldridge (San Antonio Spurs), il ritrovato Anthony Davis (New Orleans Pelicans) e il fenomenale Demarcus Cousins (Sacramento Kings). Tra gli altri nomi illustri fatti fuori, c’è indubbiamente Dirk Nowitzki, che un ultimo valzer all’All Star lo avrebbe meritato, e Marc Gasol, redditizio ma non straripante come un anno fa a Memphis.

QUI EST. Qua la situazione è più ingarbugliata. Ad allenare sarà Tyronn Lue, capobastone ai Cavaliers solo da una settimana. Per molti, al posto di Paul Millsap (Atlanta Hawks) andava portato in Canada il suo compagno di squadra e pariruolo in vernice Al Horford. Per molti altri ancora, invece, andava Portato Pau Gasol al posto di entrambi: il veterano catalano dei Bulls in effetti sta vivendo la canonica seconda giovinezza. Invece in casa Chicago fuori lui e pure Derrick Rose (come era ipotizzabile): ci sarà Jimmy Butler a rappresentare il team dell’Illinois. Quindi, spazio al re della doppia doppia John Wall (Washington Wizards), all’esplosivo DeMar DeRozan (Toronto Raptors) e al sorprendente Isaiah Thomas (Boston Celtics, nella foto ostacolato proprio da Wall). In zona pitturata oltre a Millsap ci saranno il sempreverde Chris Bosh (Miami Heat) e il big man Andre Drummond (Detroit Pistons). Non considerati, nonostante Cleveland guidi la conference in modo netto, Kyrie Irving e Kevin Love. Scelta giusta: tutti i chiamati meritano la passerella canadese più di loro. Una cosa è certa: il basket champagne non mancherà.

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