Basket NBA: il difficile passaggio da Rookie a Sophomore: Simmons, Mitchell e Tatum

Pubblicato il autore: allecarpi Segui

Essere una matricola è sempre molto difficile in tutti in contesti, quando si parla di rookie nella NBA lo è ancora di più, si viene spesso bullizzati dai più grandi. In questo inizio di stagione, anche se siamo solo all’inizio, stiamo assistendo ad una piccola inversione di marcia per quanto riguardo i migliori tre rookie dell’anno scorso, ovvero il ROY Ben Simmons, il più sorprendente (durante la stagione regolare) Donovan Mitchell e quello che sembrava più pronto dopo i meravigliosi play off con Boston, ossia Jason Tatum.
In genere i giocatori al secondo anno aumentano visibilmente l’apporto che riescono a dare ai propri team, sia in termine di esperienza che di efficacia, in questo avvio di stagione sembra esserci una piccola inversione di rotta per i tre best rookies dell’anno 2017/18, proviamo ad entrare nel dettaglio.

Ben Simmons: Rookie of the year in carica;  play di circa 2 metri e 10 che ha fatto giustamente tanto scalpore l’anno appena trascorso, più volte accostato a LeBron come prototipo di giocatore totale, sa portare palla, condurre contropiedi, devastante fisicamente ed ha una visione del gioco secondo a pochi, tanto che è stato soprannominato Prince, appunto dallo stesso James. Simmons sta facendo registrare statistiche in calo in quasi tutte le categorie, oltre a questo, il vero problema sembra essere il poco, anzi zero, miglioramento del suo tiro, in tutte le zone del campo, inaffidabile anche quando si parla di andare in lunetta, vedremo se l’arrivo di uno carismatico come Butler non gli faccia cambiare registro; il più grande difetto di Ben è che nonostante la sua eccelsa intelligenza cestistica, non stia provando a migliorare il suo tiro da oltre largo,  per ora siamo a zero tentativi,  la regular season scorsa ne ha provati, si fa per dire, dieci (nessun tiro da considerare normale dato che erano tutti allo scadere dei quarti ed 8 di questi 10 da dietro la metà campo). Insomma Ben, per migliorare bisogna almeno provarci…
Statistiche 2017/18 
33,7 MIN   15,8 PTS    54,5 FG%   8,2 AST   8,1 REB  0 3P%    +/-    4,8
Statistiche 2018/19
32,7 MIN   14,2 PTS    52,9 FG%   7,6 AST   9 REB      0 3P%    +/-   -0,9

Donovan Mitchell:  Spida Mitchell, secondo nella classifica finale dei rookie of the year 2017/18, paga sicuramente un paio di partite disastrose di Utah, e soprattutto le difese molto più aggressive nei suoi confronti. Si può considerare forse la più grande sorpresa in positivo dello scorso draft, neanche a Salt Lake City si aspettavano una sua esplosione così rapida, tant’è che nessuno ha sentito la mancanza di Hayward; Mitchell ha come dote principale sicuramente quella di marcare tanti punti in molti modi, ha un’esplosività che ricorda quella del primo Wade, ha ancora tanto da lavorare ma un contesto come Utah può solo che aiutare, da pseudo sconosciuto a primo violino in una della top 4 team ad ovest (eliminati nelle semifinali di conference da Houston) non è sicuramente una passeggiata, hai tutto il tempo del mondo Spida…
Statistiche 2017/18
33,4 MIN   20,5 PTS    43,7 FG %  3,7 AST   3,7 REB   34 3p%       +/-   4,5
Statistiche 2018/19
33,8 MIN   21,2 PTS    40,8 FG%   4    AST   2,7 REB    27,6 3P%    +/-    0,9

Jason Tatum: Il peggiore dei tre per quanto riguarda la stagione regolare appena trascorsa, sicuramente il migliore nei momenti decisivi, ovvero ai play off, quando a 19 anni si è preso sulle spalle una franchigia come Boston martoriata dagli infortuni. Tatum in questo inizio sta facendo discutere soprattutto per la sua shot selection, paga sicuramente il fatto del rientro dei big in squadra, Irving e soprattutto Hayward (qui il discorso è molto ampio) che gli hanno tolto sicuramente dei possessi che ai PO si prendeva quasi tutti lui, con ottimi risultati; i Celtics hanno avuto un inizio di stagione più complicato delle aspettative, in molti la danno come vera ed unica contender dei Warriors, per profondità e qualità di rosa, e per la genialità di Stevens. L’intesa è probabile che verrà col tempo, se Jason capisce quale deve essere il suo ruolo, almeno per questi primi anni, non ci sono limiti per Boston, tecnicamente è quasi perfetto, un’eleganza che in pochi hanno, l’unico dubbio rimane la testa, anche in questo caso il contesto è sicuramente uno dei migliori per crescere sotto questo punto di vista.
Statistiche 2017/18
30,5 MIN   13,9 PTS    47,5 FG %  2,3 AST     5  REB     43,4 3p%       +/-    4,3
Statistiche 2018/19
32,8 MIN   16,3 PTS    42,2 FG%     1,6 AST      6,9 REB    40,6 3P%       +/-   5,5

Questi tre ragazzi fanno parte integrante del futuro della lega, serve tempo si, ma quando ci abituate così bene è normale aspettarsi sempre di più, fin da subito.

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