Intervista esclusiva a Lorenzo Amoruso: "Iraola bravo, ma il Milan non è il Bournemouth. Campagna acquisti non all'altezza della Juventus. La Fiorentina ha bisogno di iniziare tutto daccapo. Grosso nuovo allenatore? Credo che…"
Intervista esclusiva a Lorenzo Amoruso. Cresciuto nelle Giovanili del Bari, esordisce da professionista con la prima squadra pugliese nella stagione 1988/89 in Serie B. Dopo le esperienze con il Mantova e la Vis Pesaro, ritorna a giocare con la maglia dei 'Galletti' per due stagioni, per poi approdare alla Fiorentina. Con i 'Viola' annovera una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Grandi soddisfazioni anche nel Rangers, con il cui club di Glasgow conquista anche tre titoli di 'Campione di Scozia'.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Lorenzo Amoruso. L'ex calciatore ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano il calcio italiano, in particolare a riguardo della stagione appena conclusa di una sua grande ex, la Fiorentina. Non sono mancate osservazioni interessanti anche su altri club della Serie A, tra cui Milan, Roma e Juventus, oltre che sull'esito dei Playout di Serie B che ha sancito la retrocessione del Bari.
Lorenzo, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.
Al Milan si è generato uno stravolgimento societario repentino che ha coinvolto tutta la tifoseria rossonera, divisa tra chi sta con Allegri e Tare, esonerati insieme a Furlani e Moncada, e chi, invece, con Cardinale e Ibrahimovic. Cosa ne pensa di quanto avvenuto?
La proprietà aveva un unico obiettivo da centrare, quello di ritornare in Champions League. Dopo aver scelto sia un allenatore importante ed esperto che giocatori pagati tanto, il risultato è stato clamorosamente mancato ed è naturale che si sia generata una delusione enorme. Si può essere d'accordo o meno con la scelta che ha fatto, ma Cardinale è il presidente del Milan e la sua decisione resta quella più importante.
Del resto, questa squadra ha collezionato sei sconfitte nelle ultime dieci giornate di campionato, tra cui quella decisiva nell'ultima contro il Cagliari che nessuno si sarebbe aspettato, un rendimento che ha vanificato una stagione in cui l'ingresso nella competizione europea più importante non sembrava affatto messo in discussione.
Per quel che riguarda l'aspetto puramente tecnico, il problema più grande del Milan ha riguardato l'attacco, perché in molte partite si è vista una grande fatica nell'arrivare al goal; tutti gli attaccanti sono partiti piuttosto bene a inizio stagione, poi c'è stato un calo progressivo generale piuttosto preoccupante; è anche vero che molte delle realizzazioni sono avvenute grazie ai centrocampisti, tra cui Rabiot, mentre sia Leão che gli altri suoi compagni di reparto non hanno dato quell'input decisivo per far sì che questa squadra potesse giungere, almeno, tra le prime quattro.
Nel finale di stagione questa difficoltà si è accentuata tantissimo, tant'è che il Milan ha realizzato soltanto nove reti in dieci partite, non di certo una media per una squadra chiamata a qualificarsi in Champions League. Specialmente nelle gare disputate in casa, il rendimento è stato deludente e sono emersi limiti caratteriali; mi è sembrato di aver visto molti giocare più per sé stessi che per la squadra, con poca determinazione e poca inventiva.
Eppure, il Milan è stato capace di battere per due volte l'Inter in campionato, a dimostrazione che dei valori importanti si sono visti, ma non basta dimostrarli soltanto in alcune partite. È stata una delusione tremenda e inattesa, inutile nasconderlo.
Per il successore di Massimiliano Allegri, il nome più gettonato è quello di Andoni Iraola, in procinto di lasciare il Bournemouth dopo tre stagioni. Quale Milan si aspetterebbe di vedere?
È uno degli allenatori più in voga di quest'anno, perché ha fatto molto bene con un club che ha conquistato una qualificazione storica in Europa League; ho visto diverse gare del Bournemouth e mi è parso sempre ordinato e sicuro di sé, indipendentemente dall'avversario, oltre a esprimere un calcio efficace, piuttosto aggressivo e rapido. Con tutto il rispetto che posso avere per questa squadra, al Bournemouth non si vivono le pressioni come al Milan.
Iraola ha fatto valere le sue idee e si è tolto una grandissima soddisfazione in una Premier League difficilissima, per cui sono grandi i meriti che ha avuto, ma trasportare il suo bagaglio di conoscenze in un club così blasonato, qual è il Milan, è tutt'altra storia; a me piace come allenatore, perché ha inciso su una squadra in cui diversi giocatori sono emersi grazie al suo lavoro, ma gestire uno spogliatoio in cui potrebbe ritrovarsi dei campioni affermati sarebbe molto più complicato.
La Fiorentina, sua grande ex, ha inciso profondamente sulla mancata qualificazione della Juventus alla prossima Champions League. Come si è comportato Luciano Spalletti?
La sconfitta interna contro la Fiorentina è stata alquanto inaspettata, in tutta franchezza, anche se il risultato è sempre figlio della prestazione; si è vista una squadra spenta, alquanto svogliata, ed è giusto che le responsabilità vengano condivise sia dall'allenatore che dai calciatori in campo. Sarebbe riduttivo limitarsi a vedere i problemi della Juventus soltanto in questa partita, perché ritengo che la campagna acquisti della scorsa estate non abbia funzionato granché; tra tutti i nuovi arrivi, nessuno o quasi ha portato un vero contributo ed è facile pensare che la società si comporterà di conseguenza.
Spalletti è arrivato a Torino a stagione abbondantemente iniziata, ritrovandosi una rosa non da lui allestita; ha dovuto cambiare preparazione in corso, pensare a un sistema di gioco più incline ai giocatori a sua disposizione e rivisto tanti altri particolari; dalla sua, non ha avuto il tempo necessario come per un allenatore che prepara la squadra dal precampionato. Ritengo sia giusto che la Juventus gli abbia dato fiducia con la firma anticipata del contratto.
Nonostante la cocente delusione per l'esito di questo campionato, credo che l'Europa League vada considerata come una competizione da "bicchiere mezzo pieno", perché si tratta pur sempre di un trofeo continentale che può contribuire in maniera importante a ottenere introiti, oltre a garantire un accesso diretto alla Champions League. Credo che la Juventus avrà desiderio di provare a portare questo trofeo nella sua bacheca, oltre ad avere l'obiettivo del campionato, naturalmente.
Fin dove potranno spingersi, sia in Italia che in Europa, la Roma di Gian Piero Gasperini e il Como di Cesc Fàbregas?
La Roma e il Como hanno centrato un obiettivo fantastico e vanno fatti i complimenti sinceri sia a Gasperini che Fàbregas, specialmente a quest'ultimo che, in due anni, ha portato la sua squadra dalla Serie B al palcoscenico europeo più prestigioso. È anche bene tener presente che per il Como ci sono dei parametri da rispettare che riguardano il cosiddetto "fair play finanziario", per cui dovrà darsi da fare per mettere in ordine alcuni aspetti importanti, tra cui quello della presenza di giocatori appartenenti al suo vivaio.
Non erano in tanti a credere che la Roma potesse qualificarsi in Champions League, però tutti sapevano della bravura di Gasperini nel riuscire a tirare fuori il massimo da tutti i suoi calciatori; in un anno è riuscito a realizzare dei risultati incredibili, sotto tutti gli aspetti, tra l'altro meritatissimi.
Entrambe le squadre partono da una base solida, con due allenatori che amano giocare un calcio a viso aperto e sempre offensivo contro qualsiasi avversario, per cui potrebbe essere un vantaggio esprimersi sui campi europei, dove si predilige un gioco più arioso e veloce. Disputare la Champions League è sempre affascinante, ma è anche vero che porta via un sacco di energie; il loro percorso dipenderà molto dal mercato che verrà fatto, perché, a oggi, sia la Roma che il Como non hanno rose lunghissime.
Vincenzo Italiano potrebbe essere il successore di Antonio Conte sulla panchina del Napoli. Sarebbe la scelta ideale?
Italiano ha fatto molto bene a Firenze e ha fatto molto bene anche a Bologna. Ha espresso un ottimo gioco e portato dei risultati significativi, anche se, a volte, ha peccato un po' di presunzione nel tenere molto alta la linea difensiva della propria squadra.
Se dovesse andare a Napoli, si ritroverebbe un parco giocatori molto più importante di quelli avuti finora, perché si tratta di una squadra forte in tutti i reparti, oltre che con una rosa piuttosto copiosa; ci sono nomi di un certo spessore, con caratteristiche che bene si accostano al suo calcio, quindi è facile pensare di immaginarsi una squadra votata all'attacco e al pressing.
Qualora dovesse diventare l'allenatore del Napoli, viene facile pensare che Italiano farebbe esplicita richiesta a De Laurentiis per portare qualche volto nuovo di sua fiducia. Di certo, non gli manca la determinazione, sa quello che vuole e fa notare subito la sua impronta. Essere l'allenatore di una squadra che lotta per il vertice del campionato, sarebbe soltanto una bellissima sfida per lui.
Qual è il maggior insegnamento che trae la Fiorentina dalla stagione appena conclusa e cosa si aspetta di vedere in vista della prossima?
È stata un'annata piuttosto sciagurata, ma per fortuna è stata raddrizzata in tempo per evitare che tutto precipitasse; credo proprio che debba aver insegnato tanto, gli errori commessi serviranno a evitare di compiere altre scelte azzardate. Intanto, si è venuta a creare una nuova società, perché è arrivato Paratici al posto di Pradè, due dirigenti che possiedono modi differenti di vivere il calcio; poi, l'ingresso di Vanoli, che sembrava stregato agli inizi, ha pian piano messo in ordine diversi equilibri che erano completamente saltati.
La prossima sarà la stagione della vera ripartenza e dovrà cominciare con la vendita di diversi giocatori che sono in esubero, oltre che scegliere volti nuovi pronti a creare subito un gruppo omogeneo. Non penso che ci sarà un mercato all'insegna delle cifre dispendiose, specialmente dopo una stagione piuttosto fallimentare come quella appena trascorsa. Non mi aspetto una Fiorentina che possa lottare per andare in Champions League, ma giocarsela per una posizione di classifica medio alta.
Fabio Grosso potrebbe essere ben presto il successore di Paolo Vanoli. Scelta condivisibile?
Grosso è una persona di fiducia di Paratici, che lo ha voluto ai tempi della Juventus e lo ha lanciato come allenatore; per quanto bene abbia fatto con il Sassuolo, si tratta di un profilo che, a oggi, non mi convince abbastanza per la piazza di Firenze; poi, magari mi sorprenderà. Ho visto giocare il Sassuolo e ha disputato un bellissimo campionato, nulla da eccepire, ma credo che, dopo un anno così travagliato, alla Fiorentina ci sia il bisogno di un allenatore con una forte personalità e con buone idee di gioco, capace di adattarsi subito all'ambiente e di entrare in sinergia con tutta la squadra per sfruttare al massimo le potenzialità dei singoli.
Tengo a precisare che la mia non è affatto una critica e resta soltanto un pensiero personale, ma Grosso non mi convince abbastanza nelle vesti di allenatore della Fiorentina.
Se dovesse sintetizzare con un voto da 0 a 10 la stagione della Fiorentina appena conclusa, quanto darebbe e perché?
A voler essere buono, darei un quattro e mezzo, al massimo un cinque; la squadra è stata costruita male, sono stati scelti dei giocatori non funzionali a sistemi di gioco differenti, specialmente con una carenza di esterni, ed è stato individuato un allenatore di una certa esperienza soltanto per tenere a bada una piazza che era in agitazione. Non ho mai visto una squadra costruita senza esterni, la qual cosa l'ho trovata piuttosto inverosimile, tant'è vero che ci sono stati grossi problemi in campo, oltre a svolgere una preparazione approssimativa in quello che, probabilmente, è il centro sportivo più bello d'Europa, ma con con un'umidità pazzesca e 45 gradi all'ombra. Credo che tutti questi aspetti abbiano inciso profondamente sui risultati che si sono visti e spero proprio che niente di tutto questo potrà ripetersi.
L'esito dei Playout di Serie B ha sancito la permanenza del Südtirol, quindi la retrocessione del Bari nella terza serie professionistica. Quali sono stati gli errori più gravi e quali figure sono state maggiormente responsabili di questo risultato?
Già dallo scorso anno c'erano stati segnali preoccupanti e quei playout contro la Ternana furono vinti miracolosamente; la squadra di questa stagione, invece, è stata allestita senza darmi l'impressione che potesse salvarsi in maniera tranquilla, già dagli inizi dello scorso settembre. Sono arrivati anche allenatori discreti, ma i tre cambi in panchina in pochi mesi sono stati emblematici della grande difficoltà che si era creata all'interno dello spogliatoio; poi, la scelta di calciatori poco funzionali a una Serie B che diventa sempre più lunga e complicata ha fatto la sua parte.
Credo che la società abbia le proprie responsabilità per aver sottovalutato il pericolo della retrocessione, pur restando vero che in campo gli artefici dei risultati di un club provengono dai calciatori e da chi li allena. Non so perché i De Laurentiis, rispetto ad appena due anni fa in cui venne sfiorata la Serie A, abbiano scelto di non investire praticamente più, come testimoniano i tanti giocatori arrivati soltanto con dei prestiti. La tifoseria ha fatto l'impossibile per stare accanto alla squadra, nonostante avesse capito anzitempo che il livello era così basso che ci sarebbe stato poco da fare.
La Serie C può diventare letteralmente un inferno, perché la storia insegna come tante società blasonate, anche dopo tanti investimenti, siano rimaste intrappolate per diverso tempo in un campionato estremamente equilibrato e agguerrito. Tornare in Serie B sarà davvero complicato, ma auguro al Bari che possa riuscirci già entro il prossimo anno.