NBA, top e flop della settimana: Green è da urlo, Sacramento da rompicapo

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Settimana n° 11 in archivio nella NBA: la trama si infittisce e l’intreccio diventa sempre più avvincente, in quanto dopo due mesi e mezzo di regular season i contorni restano molto sfumati e i passaggi dalle stelle alle stalle e viceversa sono all’ordine della settimana. Ne sono un caso lampante i Chicago Bulls, squadra ondivaga per eccellenza di quelle con un potenziale non trascurabile. Ma ne sono diventati un esempio anche gli stessi Golden State Warriors, che rimangono “sine die”  la squadra da battere, però apparsi più umani rispetto all’autunno da sogno mostrato a tutte le altitudini: il ko di questa notte a Denver ne è la dimostrazione. Dietro ai campioni NBA in carica, si fa strada la “via della solidità” di marca San Antonio Spurs, imbattuti tra le mura amiche ma soprattutto in piena crescita in tema di automatismi di gioco: sono temibili, anzi temibilissimi. A Est, invece, il nodo di gordio non si sbroglia: Cleveland è la squadra più forte e lo sapevamo già, dietro però è bagarre su tutto il fronte e nessuna squadra, a parte le cenerentole designate Philadelphia e Brooklyn, sembra fuori dalla lotta per la post season, che è da presumere si protrarrà fino ad aprile inoltrato. Via col pagellone NBA.

TOP NBA

Draymond Green: voto 9,5. Tralasciamo un attimo lo scivolone di stanotte dei Warriors a Denver: la vera sesta marcia dei campioni in carica è lui (foto). Ha già collezionato 8 triple doppie, è decisivo su ambo i lati del campo e, come ha specificato Luke Walton, ha ancora margini di miglioramento. Non male per uno che 4 anni fa è stato pescato nelle retrovie del draft. All Star Game quasi sicuro. Arma letale.

Los Angeles Clippers: voto 8,5. Una settimana fa premiammo CP3, ma stavolta nei top va messa tutta la squadra: senza Griffin, i successi in fila sono 10. Pierce e Crawford sembrano rinati, Redick è tra i migliori cecchini in circolazione, e anche in difesa ora i Clips fanno il loro. E se ci si mette pure cole Aldrich in vernice come stanotte… lanciatissimi.

Danilo Gallinari: voto 8. Lo riproponiamo: in questo gennaio è in stato di grazia. Viaggia a 26,1 dal rientro, e la campagna scatenatasi in Italia per vederlo a febbraio tra gli All Star NBA lo ha elettrizzato. Vibrante.

New York Knicks: voto 7,5. Mezzo punto in meno per il ko nel derby con Brooklyn di stanotte (senza Carmelo Anthony, però), ma il record vicino al 50% ha del prodigioso. Il lettone Porzingis è un talento di razza, e il supporting cast non è poi così da buttare: si giocheranno l’accesso ai playoff fino all’ultimo. Rinfrancati.

FLOP NBA

Anthony Davis: voto 5,5. Per carità, i numeri ci sono, ma sembra il fratello scarso del totem dominante di un anno fa. L’involuzione ormai è certificata, e il contesto di squadra, tutt’altro che garibaldino, non lo aiuta. Il passo indietro rispetto all’inverno di un anno fa è preoccupante. Involuto.

Victor Oladipo: voto 5. Gli orlando Magic stanno piano piano tornando sulla terra dopo un dicembre scoppiettante, e l’anello mancante è lui: doveva essere la stella conclamata del gruppo, e si sta rinchiudendo in un ruolo di gregario di lusso. Declassato.

Charlotte Hornets: voto 5. Dopo un autunno rigoglioso, sta arrivando un inverno rigidino. La vittoria netta con Atlanta è l’unico squillo di tromba di un gennaio partito a suon di legnate. Bel progetto, ma vederli ai playoff ad aprile sarà complicato. A fari spenti.

Sacramento Kings: voto 4. Lo ribadiamo: il materiale per andare ai playoff c’è, perché pur folli, un asse play-pivot come quello Rondo-Cousins non lo ha nessuno. Le sconfitte come quella di stanotte in casa contro New Orleans però fanno cadere le braccia. Schizofrenici.

 

 

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