Napoli, parla Simone Verdi: “Sono contento di essere qui, Donadoni mi disse che ero uno stupido a non andarci”

Pubblicato il autore: Walther Bertarini Segui

Ha fatto molto parlare di sè Simone Verdi nuovo attaccante del Napoli che a gennaio rifiutò proprio i partenopei per rimanere al Bologna: in quell’occasione aveva dichiarato che voleva terminare il percorso a Bologna,  società che lo aveva lanciato dopo l’esperienza comunque positiva a Carpi. Oggi il giocatore ha rivelato qualche retroscena sul suo trasferimento, ma affermando di essere contento di essere a Napoli, soffermandosi sul caloroso e accogliente ambiente napoletano:

“Il numero 9 me lo tengo stretto. Sono orgoglioso di far parte si queste società dove hanno giocato grandi campioni come Savoldi, Giordano e Higuain. so cosa ha rappresentato questa maglia per la storia del club, ma sono convinto di poter onorarla al meglio io ci credo.”

Sulla chiamata di Carlo Ancelotti: “Una telefonata che difficilmente mi dimenticherò. A partire col suo esordio ciao sono Carlo Ancelotti: non sapevo cosa dire, rimasi scioccato: fu perfetto: poi l’ho conosciuto a Dimaro e mi sono reso conto che è una grande persona, umile nell’approccio rispetto a Sarri ha una mentalità più aperta.”

Sul “no” di gennaio: “Resterò per sempre legato ai tifosi del Bologna, dovevo terminare un percorso non avevo ritenuto giusto andarmene a gennaio. Però Donadoni mi disse: sei uno stupido a non andarci. Con la mia fidanzata decidemmo di rinviare la partenza. l’Inter? Ora sono qui e questo è quello che conta. Col ds Giuntoli sono rimasto sempre in contatto.”

Sulla città: “Vivrò in centro e dicono che sia una città meravigliosa, con la mia fidanzata la visiteremo. Non me l’aspettavo. Da fuori non hai questa percezione di Napoli, sono veramente rtimasto sorpreso dal calore e dall’affetto dei tifosi.”

Parole al miele per i tifosi del Napoli, meno del Bologna dopo la rivelazione di questo retroscena dell’allora ex tecnico Roberto Donadoni dove nelle precedenti ex conferenze stampa lasciava intendere che i suoi giocatori dovevano aspirare a club più prestigiosi del Bologna.

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