Bonolis: “Noi interisti siamo come i partigiani, essere juventini è poco divertente”

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui

Paolo Bonolis si racconta a Radio Nerazzurra. Intervenuto ai microfoni dell’emittente radiofonica, il noto personaggio televisivo ha parlato così della sua fede interista: “Mio padre è nato a Pero, poi si è trasferito a Roma durante la guerra. Mi ha cresciuto con la sua passione per l’Inter, vedevamo insieme le partite e adesso che non c’è più continuo a seguirla perché questa passione mi è entrata nel sangue e un po’ perché è come averlo ancora accanto. Il mio primo idolo era Karl-Heinze Rummenigge. Andai anche allo stadio a San Siro partendo da Roma quando giocava, mi aveva colpito per lo strapotere fisico. Però se c’è stato un giocatore che più degli altri mi ha colpito per la sua efficacia a livello calcistico è Esteban Cambiasso, essenziale allora e lo sarebbe anche oggi per qualsiasi compagine. Ci sono stati periodi in cui l’Inter era tra uno dei primi tre punti della mia vita, altri un cui era quinto o sesto. Succede quando nascono i figli, quando il lavoro è importante. Ma è stato sempre un accompagnamento vitaminizzante, nel senso che l’attesa della partita, la liberazione di quell’ora e mezza, ti aiuta a ripulirti da altri pensieri”.


Paolo Bonolis 
conclude l’intervista a Radio Nerazzurra con il classico umorismo che lo contraddistingue: “Credo sia una splendida occasione per ristorare l’anima, divertirsi anche soffrendo nell’ansia del risultato. Essere interisti significa aver fatto una scelta partigiana in ambito sportivo, godendosi il percorso dell’operato altrui perché altro non possiamo fare. Dobbiamo augurarci che quelli per cui nutriamo questo affetto abbiano la stessa volontà. Credo sia divertente essere interisti come lo è essere torinisti, milanisti, laziali. Un po’ meno essere juventini ma va bene lo stesso”. 

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