Intervista esclusiva a Roberto Breda: "La Salernitana saprà ripartire. Ternana, quanti rimpianti. Italia? Fiducia in Spalletti"

Il flop degli Azzurri a Euro 2024 continua a far discutere. La redazione di SuperNews ha raggiunto l'esperto tecnico veneto, reduce dalla sfortunata retrocessione in Serie C con la Ternana dopo aver lavorato con tanti giovani. Il rapporto speciale con Salerno e il punto sulla B che sta nascendo

Roberto Breda

In attesa delle auspicate soddisfazioni a Cinque Cerchi a Parigi, la prima parte dell’estate italiana è naufragata malamente a Berlino. Il flop degli Azzurri a Euro 2024 è storia da qualche giorno, ma il flop non può essere archiviato senza trasformarlo in lezione. Gli alibi sono pochi, dalla condizione atletica al livello dei singoli, perché a stenderci è stata una squadra organizzata e in forma atleticamente, ma senza picchi di qualità individuale. Per analizzare l’ennesimo punto di non ritorno del movimento, la redazione di SuperNews ha intervistato Roberto Breda. Con l’ex allenatore della Ternana, ora in attesa di collocazione, abbiamo parlato anche dei primi passi del mercato estivo e della Serie B che sta nascendo.

Mister Breda, grazie per aver accettato il nostro invito. I processi mediatici e politici dopo il disastro dell'Italia a Euro 2024 sono già partiti, così come le riflessioni sul livello del calcio italiano e sullo spazio dato ai giovani. Lei quest’anno ha allenato tanti giovani usciti dalle Primavera, alcuni anche di buon valore, che però per trovare spazio sono dovuti andare a lottare per la salvezza in Serie B e che probabilmente quest’anno faranno altrettanto. La sensazione è che i giovani di valore in Italia ci siano, ma per qualche motivo si smarriscono e comunque non riescono a fare il grande salto. Vista dall'interno, qual è il problema, o la causa principale?

Il problema con i giovani è che bisogna individuare il momento migliore per puntarci, senza che sia troppo tardi. Se si sbaglia quel timing si rischia di pagare il tempo perso. Poi aggiungo che servirebbe più coraggio anche da parte delle grandi. La Juventus lo ha avuto e adesso sta raccogliendo soddisfazioni dai tanti giovani interessanti che ha lanciato, ma può farlo anche chi non ha la seconda squadra. Penso all’Inter, che lo scorso anno aveva un attacco forte, ma non molto folto e che ha avuto anche infortuni. Inserire un proprio ragazzo in rosa non sarebbe stata una cattiva idea. Infine non trascuro i problemi strutturali, legati alla mancanza dei campi di allenamento. In Serie B ci sono società costrette a dividere il campo a metà per far allenare tutti. In queste condizioni diventa difficile pensare di valorizzare i giovani.

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Passando al lato tecnico, viene da chiedersi se siamo davvero questi… La squadra non ha mai trovato una fisionomia. Da una partita all’altra si è cambiato tanto dal punto di vista tattico e pure degli uomini, ma tutto nasce dal fatto che Spalletti puntava ad un gioco di dominio dell’avversario, impossibile anche per il deficit atletico con il quale si è presentata la nazionale. Inoltre Il gruppo è sembrato privo di leader.

Spalletti è un allenatore che ha sempre voluto dare un imprinting ben preciso alle proprie squadre, ma il problema è che con la nazionale non c’è il tempo per farlo e, come ha osservato lui stesso, ne ha avuto anche meno degli altri ct essendo subentrato da meno di un anno. L’idea era quella di impostare una nazionale in grado di dominare il gioco, ma per un progetto del genere c’è bisogno di tanto lavoro, di tempo per fare esperimenti e Luciano non l’ha avuto. La conseguenza è che agli Europei non si è visto nulla del calcio di Spalletti. Capisco che le brutte prestazioni abbiano fatto effetto, anche perché questo fallimento viene dopo le due mancate qualificazioni al Mondiale. Sono però sicuro che ripartendo da questa base di calciatori, che non è affatto trascurabile, e con il tempo per lavorare i risultati arriveranno.

Breda, cambiando argomento sappiamo cosa la Salernitana abbia rappresentato per la sua carriera da giocatore e allenatore. Che idea si è fatto della delicata situazione che sta attraversando la società? Dopo il mancato passaggio di proprietà sembra profilarsi una stagione di sofferenza, ma mi viene da dire che il suo profilo sarebbe stato l'ideale in un momento del genere. Ci sono stati contatti per questa stagione? E se no, come se lo spiega?

La piazza di Salerno e la Salernitana per me vogliono dire tanto. Non per questo, però, o per quello che ho fatto mi sento in diritto di tornare o di essere chiamato. Telefonate da amici e da giornalisti di Salerno me ne sono arrivate tante per sapere se qualche contatto ci fosse stato, quindi deduco che il mio nome in società in qualche modo sia arrivato. Alla fine però non mi hanno chiamato... Sono fatalista, evidentemente sono state fatte scelte diverse oppure avranno pensato che non fossi all’altezza... Dire no alla Salernitana per me è difficile, ovviamente avrei preso in considerazione la possibilità di tornare, sia prima della chiamata di Sottil che adesso, anche se avrei dovuto chiedere informazioni sul progetto. La Salernitana deve ripartire. A quanto pare il cambio di proprietà non ci sarà, ma sono convinto che la società abbia imparato dalle difficoltà che ha avuto e che si riuscirà a voltare pagina.

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Dopo una stagione come quella appena vissuta, con la salvezza miracolo sfiorata con la Ternana, sorprende vederla senza una panchina, anche perché in carriera ha quasi sempre raggiunto gli obiettivi prefissati. Qual è il “problema”? Breda non è un allenatore “glamour”? Protesta troppo poco in panchina?

Una risposta purtroppo non ce l’ho… Anche quando mi confronto con il mio staff capita di chiedersi cosa sbagliamo. A Terni abbiamo fatto un lavoro importante, quando siamo subentrati la squadra era ultima e con i punti raccolti avremmo chiuso al 7° posto. Evidentemente mi hanno battezzato come uno che subentra… Non sono uno che si piange addosso, cerco sempre di analizzare ogni situazione nei dettagli per capire dove posso migliorare magari per cercare di meritare un progetto dall’inizio. Forse dovrei avere più pazienza, ma per come sono fatto fatico a stare fermo. Se mi guardo indietro i rimpianti ci sono. Penso al Perugia dove non fui confermato nonostante avessimo centrato i playoff. O ad Ascoli, dove siamo andati a cinque minuti dal giocare la post season…

La sua Ternana è andata ad un passo dalla salvezza, che sarebbe stata un’impresa considerando che l’età media era la più bassa della categoria e che la rosa è stata ulteriormente indebolita a gennaio. Avete vinto a Cremona e Palermo e avete dominato l’andata del playout contro il Bari. Si può parlare di rimpianti, pensando magari alle partite contro Ascoli e Südtirol, o lottare alla pari con squadre come Bari e Spezia può già essere considerato un successo?

Accettare l’epilogo dell’ultima stagione è davvero difficile. Sono stati decisivi i particolari. Purtroppo quello che doveva andare storto è andato storto. Penso alle due partite con lo Spezia e in particolare a quella del ritorno, con il pareggio sfumato a sette secondi dalla fine. Poi ai tanti infortuni, come quelli di Sgarbi, Capuano e Iannarilli. I ragazzi hanno dato tutto nonostante anche a gennaio siamo dovuti ripartire da capo a causa delle tante partenze. Dispiace perché con la salvezza si sarebbe potuto dare continuità al progetto e magari anche creare un modello. La base c’era, abbiamo avuto una base di sei-sette titolari classe 2004. E con chi subentrava si arrivava a 10. Grazie alla società era nato un bel progetto. Lo sport purtroppo è questo, non resta che cercare di trasformare la delusione in rabbia e determinazione per una nuova avventura. Speravo ce ne fosse una nuova quest’anno dall’inizio, ma dovrà aspettare ancora…

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Per finire, una battuta sul campionato che verrà. Il mercato è di fatto ancora fermo, ma che Serie B pensa stia nascendo? Si può pensare ad un torneo meno equilibrato? Con l’incertezza degli investimenti legata ai diritti televisivi le retrocesse e le big che saranno in grado di investire, come Palermo e Cremonese, potranno avere più vita facile?

Da diversi anni ormai il campionato di Serie B va a due velocità. La differenza non è tanto tra neopromosse e le altre. Piuttosto, tra le proprietà che possono investire, e penso a quelle straniere più qualche italiana come la Cremonese, e quelle italiane “vecchio stampo” che devono guardare il bilancio. Se pensiamo allo scorso anno società come Parma, Como, Palermo o Spezia hanno investito senza dipendere dai diritti tv, che per altre invece sono fondamentali. Da questo punto di vista in effetti il gap potrebbe aumentare, ma la Serie B è per tradizione un campionato imprevedibile, avvincente e incerto. Nulla è scontato, è un campionato in grado di regalare sorprese e progetti interessanti, ma anche di presentarti il conto se le cose vanno male. Pensiamo alla Spal di due anni fa, allo Spezia che ha rischiato il doppio salto all’indietro. È ancora presto per pensare ai rapporti di forza del nuovo campionato, ma penso che il Cesena possa diventare una realtà interessante da subito. Farei attenzione anche al Mantova, che ha sviluppato un progetto tecnico interessante in Serie C. Vediamo se riuscirà ad adattarsi subito. Mi incuriosisce anche la Sampdoria. Credo che la scorsa stagione sia stata molto formativa per le difficoltà avute e che quest’anno possano fare meglio.