Calciomercato, la recompra: l’ultimo “tormentone” del calcio italiano serve davvero?

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Alvaro Morata – Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Calciomercato, l’ultima moda: la recompra. L’estate è la stagione dei tormentoni musicali. Quelle canzoni che ci accompagnano in spiaggia e alle feste all’aperto, che poi finiscono nel dimenticatoio con l’arrivo dell’autunno. Così come nella musica in Italia si stanno importando termini e peculiarità del calciomercato spagnolo. Le clausole rescissorie sono entrata da tempo nel linguaggio corrente di tifosi e addetti ai lavori. Nelle ultime sessione estive di trattative ecco che è sempre più  comune un’altra parolina magica: la recompra. In  pratica una società vende un calciatore ad un’altra, ma si riserva di riacquistare tale calciatore entro una data di scadenza e ad una determinata cifra. Questo modo di agire è solito essere adottato verso i calciatori giovani.

Uno dei primi casi con cui in Italia si è avuto a che fare è stato quello di Alvaro Morata. L’attaccante spagnolo arrivò nell’estate del 2014 alla Juventus, per poi tornare al Real Madrid due anni dopo. Così come era stato stabilito dalla due società al momento della stipula dell’accordo. Da allora la pratica della recompra si è sempre più diffusa del calcio italiano. Una sorta di prestito mascherato che consente di mettere a posto qualche bilancio. Difficile capire se sia una pratica utile alla maturazione dei giovani calciatori coinvolti. Magari lo sapremo tra qualche anno, quando i casi di recompra saranno stati di più e potranno essere sviscerati. Ma perché l‘Italia copia sempre di più la Spagna sulle cose di mercato? Vero che il calcio spagnolo vince tanto in Europa, la le condizioni tra i due paesi sono molto diversi.

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Calciomercato, il mercato spagnolo è un modello da seguire?

Calciomercato, l’Italia come la Spagna? Meglio di no. Partiamo da una considerazione: il calcio spagnolo è un sistema piuttosto drogato. Per i club non esiste il fallimento, quindi è lecito avere qualche debito da onorare nel tempo. Mentre in Italia negli ultimi 20 anni sono falliti club gloriosi come il Napoli, la Fiorentina e il Torino, tanto per citarne qualcuno. Real Madrid e Barcellona sono considerato due patrimoni nazionali e a volte ricevono aiuti dagli istituti di credito spagnoli. Quindi sono più in grado di fare qualche favore sul calciomercato alle squadre meno ricche di loro. Si spiegano in questo senso alcuni trasferimenti nel mercato interno di giocatori normali a cifre molto alte.

In Spagna anche la fiscalità è diversa. Gli ingaggi, al lordo, costano molto meno alle società spagnole rispetto a quelle italiane. La recompra è un modo per assicurarsi un guadagno su alcuni calciatori giovani, nel caso esplodessero. In pratica vengono venduti ad un club amico, poi possono essere riacquistati ad una cifra pattuita e poi essere rivenduti. Ma se si sa ha di fiducia in un calciatore, perché non trattenerlo e dargli spazio nel proprio club. Con la recompra si mette una sorta di cordone ombelicale più o meno duraturo. Una contraddizione in termini nel calciomercato contemporaneo, sempre più aperto e globale. Il diritto di recompra, un altro tormentone spagnolo di cui avremmo fatto volentieri a meno. Come di Alvaro Soler, ci basta già Tommaso Paradiso. Almeno è cosa di casa nostra.

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