Caso Pantani: “Sì, la Camorra gli fece perdere il Giro”

Pubblicato il autore: Emiliano Rota Segui

Pantani

Ha del clamoroso la notizia che sta spopolando nelle ultime ore: la redazione di Premium Sport ha riacceso i riflettori sul caso Pantani, trasmettendo in esclusiva assoluta l’audio di un’intercettazione telefonica di un detenuto vicino alla Camorra e ad ambienti legati alle scommesse clandestine. L’uomo intercettato è lo stesso che, in prigione, confidò a Renato Vallanzasca quale sarebbe stato l’esito del Giro d’Italia del ‘99, ovvero che Pantani, dominatore assoluto fino a quel momento, non avrebbe finito la corsa.
Infatti il Pirata il 5 giugno fu fermato a Madonna di Campiglio per un tasso di ematocrito superiore alla norma, 52,5 per cento contro un massimo consentito di 50.  Nel 2008 Vallanzasca affermò che qualche giorno prima di questa esclusione avrebbe raccolto la confidenza proprio su tale evento, e qualche mese dopo anche Tonina Belletti, la madre di Pantani aveva raccontato di telefonate che, durante quell’edizione della Corsa Rosa, «minacciavano di sparare a Marco pur di fermarlo durante il Giro, gli dissero che non sarebbe mai arrivato a Milano»
Dopo le dichiarazioni del gangster milanese, sentito in carcere nell’ottobre 2014, e grazie al lavoro della Procura di Forlì e di quella di Napoli, l’uomo è stato identificato e interrogato e subito dopo ha telefonato a un parente. Telefonata che la Procura ha intercettato e che Premium Sport ha diffuso per la prima volta, in esclusiva assoluta.

Leggi anche:  Daniele Nardello: "Prenderei subito Aru"

Di seguito il testo dell’intercettazione.
Uomo: «Mi hanno interrogato sulla morte di Pantani».
Parente: «Noooo!!! Va buo’, e che c’entri tu?».
U: «E che c’azzecca. Allora, Vallanzasca ha fatto delle dichiarazioni».
P: «Noooo».
U: «All’epoca dei fatti, nel ‘99, loro (i Carabinieri, ndr) sono andati a prendere la lista di tutti i napoletani che erano…».
P: «In galera».
U: «Insieme a Vallanzasca. E mi hanno trovato pure a me. Io gli davo a mangia’. Nel senso che, non è che gli davo da mangiare: io gli preparavo da mangiare tutti i giorni perché è una persona che merita. È da tanti anni in galera, mangiavamo assieme, facevamo società insieme».
P: «E che c’entrava Vallanzasca con sto Pantani?».
U: «Vallanzasca poche sere fa ha fatto delle dichiarazioni».
P: «Una dichiarazione…».
U: «Dicendo che un camorrista di grosso calibro gli avrebbe detto: `Guarda che il Giro d’Italia non lo vince Pantani, non arriva alla fine. Perché sbanca tutte ´e cose perché si sono giocati tutti quanti a isso. E quindi praticamente la Camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani. Cambiando le provette e facendolo risultare dopato. Questa cosa ci tiene a saperla anche la mamma».
P: «Ma è vera questa cosa?».
U: «Sì, sì, sì… sì, sì».

Leggi anche:  Daniele Nardello: "Prenderei subito Aru"

Questa intercettazione ha reso soddisfatta anche la mamma del Pirata che ha dichiarato:«Finalmente qualcuno è riuscito a fare un buon lavoro, dopo tanti anni che cerco e leggo da tutte le parti. Devo ringraziare i ragazzi di Forlì, che ci hanno messo un grande impegno. Non mi ridanno Marco, logicamente, ma pensi gli ridiano la dignità, anche se per me non l’ha mai persa». Secondo la madre, che ha sempre condotto la battaglia per la verità sulla morte del figlio, le parole sono dolorose ma «sono una conferma di quello che ha sempre detto Marco, cioè che l’avevano fregato. Io mio figlio lo conoscevo molto bene: Marco, se non era a posto quella mattina, faceva come tutti gli altri. Si sarebbe preso quei 15 giorni a casa e poi sarebbe rientrato, calmo. Però non l’ha mai accettato, non l’ha mai accettato perché non era vero. Finalmente la gente ora potrà dirlo, anche se tanta gente sapeva che l’avevano fregato. Io sono molto serena oggi: finalmente sono riuscita e sono riusciti a trovare queste cose».

Leggi anche:  Daniele Nardello: "Prenderei subito Aru"

Nonostante l’intercettazione la Procura di Forlì però ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta su un presunto intervento della camorra contro Marco Pantani nel Giro d’Italia del 1999. A Forlì era stato riaperto il caso, archiviato a Trento.

  •   
  •  
  •  
  •