Alejandro Valverde aka L’ Imbattibile

Pubblicato il autore: massimiliano iollo Segui

valverde

Con la vittoria della salita del Muro di Huy, è giusto tributare un grande atleta come Alejandro Valverde.

A casa Valverde la passione per il ciclismo è stata tramandata di padre in figlio. Già dai primi giorni di vita del piccolo Alejandro nella cittadina di Murcia, precisamente a Las Lumbreras de Monteagudo, l’ amore per le due ruote lo ha travolto inesorabilmente. A soli sei anni Alejandro ha ricevuto dal suo papà Juan la prima bicicletta. Alla prima pedalata è stata subito magia.

Ad 11 anni Valverde aveva già la competizione nel sangue. Dalla vittoria della sua prima corsa a Jumilla passarono circa cinquanta corse prima che qualcuno tagliasse il traguardo prima di lui. Un quattordicenne in grado di mantenere intatto un record così difficile da raggiungere non era da tutti. Fu per questo che la gente per strada e alle gare non lo chiamava nè più Valverde e nè più Alejandro, ma ‘Imbatido‘… l’ ‘Imbattuto‘ o ‘Imbattibile‘ come dir si voglia.

Alle porte dei 22 anni, con già alle spalle due esperienze parecchio formanti con due team importanti come la Beneste e la Kelme-Costa Blanca, strinse rapporti con il team di Vincente Belda, la Kelme, con cui partecipò alla sua prima Vuelta e al suo primo campionato mondiale (tenutosi all’ epoca in Canada) dove si classificò al secondo posto nella prova di linea alle spalle del connazionale basco Igor Astarloa.

Declinate numerose offerte, Valverde rimase ancora alla Kelme, togliendosi parecchie soddisfazioni ed arrivando ai Giochi Olimpici di Atene come uno degli atleti più interessanti da tenere sott’ occhio dove però non diede il suo meglio. Riscattatosi con una buona Vuleta di Spagna, condita dalla vittoria di una tappa a Soria, accettò le avances del Movistar Team. Con il nuovo team vinse l’ ultima tappa della Parigi-Nizza, è protagonista alla Vuelta al País Vasco, corre il suo primo Tour de France e per poco non si aggiudica la prova di linea del Mondiale a Madrid.

In preparazione per il suo secondo Tour de France, che andò male a causa di un infortunio che lo costrinse ad un amaro ritiro, nel 2007 si aggiudicò la Freccia Vallone e l’ importante Liegi-Bastogne-Liegi battendo i ben più quotati azzurri Bettini e Cunego.

Nel 2008, anno delle Olimpiadi, Valverde fu uno dei protagonisti della Vuelta di Spagna, tenendo la maglia rossa del leader in favore del vincitore finale Alberto Contadòr, prima di far vedere buone cose in Cina.

Tutto fece da preludio alla vittoria della Vuelta di Spagna nel 2009. Nulla, neanche la minima difficoltà, impedì a Valverde di rispolverare il titolo di “Imbatido” e lasciare per strada prima Sergio Sanchez e poi l’australiano Evans.

L’ amicizia con il medico Eufemiano Fuentes fece inevitabilmente finire Valverde nello scandalo Operaciòn Puerto, scandalo doping scoppiato in Spagna alla vigilia del Tour de France del 2006. Un anno dopo, con ancora presenti gli strasichi dello scandalo, ci fu una vera e propria battaglia tra l’ UCI (Unione Ciclistica Internazionale) e la federazione spagnola circa la sua partecipazione ai campionati mondiali. Solo grazie ad una sentenza del TAS gli sarà permesso di gareggiare e rappresentare la nazionale spagnola.

Lo stesso TAS nel 2010 darà ragione a UCI e WADA circa la squalifica comminatagli dal CONI circa le gare su suolo italiano ed estenderà l’ irregolarità alle altre gare, annullando i risultati ottenuti al Tour del Mediterraneo, alla  Vuelta al País Vasco e al  Tour de Romandie.

In questi giorni, Alejandro Valverde è tornato alla ribalta grazie all’ ennesima vittoria della Freccia Vallone, diventando l’ atleta più vincente per quanto riguarda la manifestazione belga.

E’ proprio vero che certi vizi sono duri a morire. Lui per esempio non smetterà mai di essere Imbattibile.
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