Esclusiva SN – Samuele Porro, campione Mtb Marathon: “Il Mondiale 2018 vedrà noi italiani protagonisti”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Samuele Porro

Le grandi distanze nella mountain bike hanno un nuovo alfiere a livello internazionale, ed è italiano: Samuele Porro si è confermato in questa stagione il più forte biker a livello europeo nella specialità Marathon, come può dimostrare la recente conquista della vetta della classifica UCI Mth Series, con 70 punti raccolti in più sul secondo classificato, il tedesco Andreas Seewald.
Originario di Como, classe 1988, Porro ormai da alcuni anni sta dando lustro alla categoria gareggiando ai massimi livelli ed ottenendo un crescendo rossiniano di soddisfazioni: già campione nazionale Under 23 nel 2010 nel cross country, il comasco riesce a ottenere il tricolore nella specialità marathon per due anni consecutivi, nel 2014 e nel 2015. Proprio nella stagione della doppietta del titolo nazionale Samuele Porro infila una serie di risultati straordinari in gare anche di livello internazionale tra cui la Marathon Bike in Italia, la Forestiere in Francia (diventando così il primo corridore italiano a vincere una tappa del circuito UCI Marathon Series), la GimondiBike, la Prevostura e soprattutto il trionfo alla Roc Marathon, il più grande evento MTB a livello europeo, che ha consacrato il suo valore di biker a livello mondiale.
Nel 2016 l’ingaggio con il suo attuale team, la Trek-Selle San Marco dopo aver gareggiato con la CBE Tecnoimpianti, la Lissone MTB e la Silmax Cannondale Racing. In questa stagione il trionfo nell’Alta Valtellina Bike Marathon e il quinto posto, dopo una incredibile rimonta, al Mondiale Marathon di Laissac sul percorso della Roc Laissagais, migliorando così il settimo posto dell’anno precedente nell’appuntamento iridato di Selva Val Gardena. E non bisogna dimenticar il podio finale, conquistato con il compagno di squadra Damiano Ferraro, alla prestigiosa Cape Epic sudafricana, con tanto di vittoria della coppia nella quarta tappa.
Infine la stagione attuale, con la delusione del ritiro per una caduta nelle terza frazione di quella stessa Cape Epic che solo l’anno prima gli aveva regalato grandi soddisfazioni: la gara a tappe africana nel 2017 però è stata funestata da un malessere che ha debilitato Samuele Porro impedendogli di terminare la corsa.
Ma fortunatamente arrivano anche delle soddisfazioni, come il trionfo alla Grand Raid CristAlp (e prima vittoria dopo una serie di piazzamenti sul podio),il secondo posto alla NationalPark Bike Marathon, anche se con il rammarico di non aver centrato la piazza più prestigiosa per un scarto infinitesimale e soprattutto la vittoria alla 3Epic nella cornice delle Tre Cime di Lavaredo, in un percorso molto duro e selettivo che sarà teatro il prossimo anno del Mondiale Marathon. Anche grazie a questo successo Samuele Porro si porta in cima della classifica di specialità, posizione preziosa in vista del prossimo appuntamento iridato.
Abbiamo perciò fatto il punto della situazione con il biker comasco, alla luce di un’altra stagione esaltante che sancisce ulteriormente il suo prestigio a livello internazionale.

L’intervista a Samuele Porro: “Provo rabbia e tristezza se penso alla Cape Epic di quest’anno”

Samuele Porro

Samuele Porro con la maglia di campione italiano mtb marathon, vinta nel 2014 e nel 2015

Che significato ha per te l’aver raggiunto la prima posizione nella classifica UCI Marathon Series? E’ il coronamento di una carriera o hai in serbo altri traguardi importanti?

Credo sia un punto di partenza, si tratta di un ranking che viene azzerato dopo ogni mondiale, sarà quindi interessante provare a mantenere la prima piazza fino al prossimo settembre.

La vetta della classifica dipende anche dalla graduale apertura del movimento italiano alle competizioni estere, da te ritenute più difficili? Stiamo assistendo, insomma, ad un salto di qualità che potrà coinvolgere altri rider (non a caso nella top ten ci sono anche i connazionali Daniele Mensi e Luca Ronchi)?

Certamente, le competizioni estere sono più complete e più dure. E’ proprio questa apertura verso gli eventi oltralpe che permette a noi riders italiani di migliorarci sotto tanti punti di vista. Devo per questo ringraziare il Team Trek-Selle San Marco che mi permette di seguire un calendario ricco, assecondando quelle che talvolta sono mie richieste.

Possiamo definire la vittoria alla RocMarathon 2015 il tuo ingresso nel mondo dei top rider di spessore internazionale. Con il senno di poi non è stato un traguardo ma un punto di partenza dal quale hai portato la tua carriera ad un livello superiore: concordi?

Penso di sì, durante la stagione 2015 ho avuto modo di raccogliere molti buoni risultati, in primis la RocMarathon. Penso anche alla Cape Epic 2016, certe esperienze lasciano il segno…

Quanto è importante correre per un team in cui ci sono compagni di squadra con cui dichiarasti di avere un buon feeling, come ad esempio Damiano Ferraro con il quale hai condiviso l’esperienza nella Nazionale o Ivan Alvarez Gutierrez, anche se recentemente si è ritirato dall’agonismo? E’ uno stimolo in più in ottica delle perfomance in gara avere un supporto tale da parte della tua squadra?

Per fare in modo che un atleta ottenga il meglio dalla propria performance tutto deve essere perfetto, sia la condizione atletica che quella mentale. Il team in questo è fondamentale, non solo i compagni di squadra ma anche tutto lo staff, senza di loro nulla sarebbe possibile. In particolar modo nelle corse a coppie è necessario avere un buon affiatamento con il proprio partner, si condividono tante emozioni e tanta fatica.

La 3Epic di quest’anno che hai conquistato valeva anche come test event del Mondiale 2018: come giudichi il tracciato e quali sono le tue sensazioni in vista dell’appuntamento iridato?

Il tracciato lo approvo a pieni voti, finalmente un mondiale completo: salite dure, tratti da “rapportone” e discese all’altezza di un evento iridato; per non parlare della location, davvero fantastica! L’anno prossimo sarà fondamentale arrivare all’appuntamento al top della condizione, saranno tanti a volersi giocare l’ambita maglia. Io posso solamente sbilanciarmi dicendo che sarà un mondiale per noi italiani, sono certo che daremo lustro alla maglia azzurra.

Questa è stata una stagione al cardiopalma: sei stato il primo italiano a trionfare nel Gran Raid CristAlp (e prima vittoria dopo una serie di piazzamenti sul podio), abbiamo assistito alla sfida al calor bianco negli ultimi chilometri della 3Epic che sembrava saldamente in pugno al colombiano Paez e c’è stata la vittoria mancata per pochissimo al NationalPark Bike Marathon, per citare alcune delle gare che nel 2017 ti hanno visto protagonista. Qual è il momento di questa stagione che ti rimarrà più impresso?

Purtroppo il momento che mi rimarrà più impresso non sarà uno di questi bei ricordi. La mia caduta alla Cape Epic durante la terza tappa, seppur dovuta ad un malessere che già mi accompagnava da diversi giorni, mi ha lasciato il segno, e non solo ad una mano… Ritirarsi nel corso di una corsa a tappe così importante non è stato facile, ed ancora oggi ripenso con rabbia e tristezza a tutto quello che è successo in Sudafrica. Fortunatamente sono riuscito a voltare pagina e raccogliere tante altre buone prestazioni, fra tutte quella più sentita è la micidiale Gran Raid.

Come si riesce a mantenere la lucidità in una competizione che, nel caso delle marathon, può durare anche sei ore?

Difficile da dirsi, altrettanto da farsi… onestamente non so, durante la corsa è facile pensare ad altro, perdendo lucidità e rischiando di commettere errori. Credo che in questo ci aiutino parecchio gli integratori energetici e un po’ l’abitudine allo sforzo.

Al di là dei risultati eccezionali ottenuti in particolare della tue ultime esaltanti performance che ti rendono il top rider del momento a livello europeo, cosa dovrebbe fare secondo te il movimento della mountain bike e in particolare quello spettacolare della marathon per essere più popolare in Italia?

Credo che il trucco sia prendere l’esempio da chi già lo fa bene. Basti pensare alla Cape Epic, stage race sudafricana, tutt’oggi l’evento mountain bike di riferimento e più seguito a livello mondiale. Vantano una copertura live che in Italia fatica ad arrivare (viene trasmessa in differita la sera) ed un’organizzazione senza eguali.

(Si ringrazia il Team Coordinator della Trek-Selle San Marco Marco Trentin per il supporto).

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