Uno spettacolare Peter Sagan vince la Parigi Roubaix 2018 [VIDEO]. Dramma per Michael Goolaerts

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

La Parigi Roubaix 2018 appartiene ad uno spettacolare Peter Sagan: il tre volte campione del mondo stupisce e si rende protagonista di una fuga partita ai meno 50 km e nello sprint finale del Velodromo regola l’eroico compagno di fuga Silvan Dillier (AG2R), ex pistard, con cui lo slovacco si è dato i cambi per alcuni chilometri. Prima vittoria alla Roubaix per il tre volte campione del mondo e seconda monumento in carriera, dopo il Giro delle Fiandre del 2016.
Terzo classificato Niki Terpstra (altro podio nelle classiche per la Quick Step Floors), ai piedi del podio Greg Van Avermaet.
Gara in cui i migliori hanno scoperto in anticipo le loro carte: la Quick Step si è distinta ancora una volta per la sua intraprendenza nell’interpretare le gare di un giorno, con gli attacchi però troppo prematuri di Philippe Gilbert, all’uscita del tratto in pavé di Arenberg, il quale cercava di completare la sua collezione di classiche monumento, e di Zdenek Stybar ai meno 74 km. Dal canto suo, Peter Sagan si ritrova inaspettatamente in fuga a poco più di 50 km, come abbiamo anticipato, quando riesce a raggiungere i tre eroici fuggitivi partiti dalle prime fasi di gara (nella cronaca tutti i dettagli).
Gara ovviamente dura e con continui cambi tattici, esplosa nella foresta di Arenberg e caratterizzata da cadute e forature come se piovesse non appena i corridori si sono ritrovati ad affrontare i 28 settori in pavé, che come di consueto hanno messo a dura prova la tempra dei ciclisti e la resistenza dei loro mezzi. C’è stata anche la grande paura per Michael Goolaerts (Vérandas Willems-Crelan), vittima di un malore che gli provoca un arresto cardiaco. Subito rianimato e condotto nell’ospedale di Lille, unico attrezzato in zona con un reparto rianimazione.

Non bene per gli italiani alla Parigi Roubaix 2018: Matteo Trentin è vittima di una caduta a poco meno di 100 km alla fine che lo costringe ad abbandonare, mentre Gianni Moscon ha dovuto avere a fare anch’esso con una caduta ma, pur rimettendosi in sella, non riesce ad essere incisivo, attardandosi in coda al gruppo.

Il trionfo di Peter Sagan alla Parigi Roubaix 2018: la cronaca della gara

Prime fughe di giornata. La prima fuga parte dopo 17 km dal via, con un quartetto composto da Johan Van Zyl (Dimension Data), Brenton Jones (Delko), Brice De Bondt (Willems-Crelan) ed Alexandre Pichot (Direct Energie), che però vengono subito ripresi dal gruppo. Dopo questo fuoco di paglia parte una nuova spedizione di possibili battistrada superati i primi 40 km, compostata da sei uomini quali Jelle Wallays (Lotto-Soudal), Ludovic Robeet e Jimmy Duquennoy (WB Veranclassic), Silvan Dillier (AG2R-La Mondiale), Sven Erik Bystrom (UAE) e Marc Soler (Movistar).
Il gruppo non reagisce in questa fase, ad eccezione di tre corridori (Gatis Smukulis della Delko Marseille, il primo a muoversi, Jay Thompson della Dimension Data e Geoffrey Soupe della Cofidis) che si staccano e partono all’inseguimento del sestetto, che nel giro di qualche pedalata riusciranno a raggiungere.
Quando però si entra nel primo dei ventotto settori del pavé la musica inizia a cambiare.

Comincia l’Inferno del Nord. Al primo tratto in pavé di Troisvilles à Ichy il gruppo inizia ad allungare e ad accorciare il suo ritardo, ma nel frattempo nella pancia dello stesso assistiamo ad una maxi caduta di una serie di corridori, la prima di giornata. Il plotone all’inseguimento si dispone in fila indiana e cominicia a rompersi il gruppo, con Greg Van Avermaet (BMC) rimasto attardato rispetto alle posizioni di testa e la Bora- Hansgrohe e la Quick Step Floor a dettare le andature.

Rischiano seriamente Arnaud Démare (Groupama – FDJ), Olivier Naesen (AG2R) e il nostro Gianni Moscon (Team Sky), che si ritrovano ad avere a che fare con forature (per i primi due) e con una caduta (per il terzo) che rischiano di farli rimanere attardati; tentano così di ricucire sul gruppo. Démare fatica a riprendere le posizioni più in vista, a differenza degli altri due.
In questa fase di gara c’è purtroppo il malore improvviso di Michael Goolaerts della Vérandas Willems-Crelan, di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo. Il belga viene trasportato subito in ospedale per via delle sue condizioni preoccupanti: il corridore infatti ha subito un arresto cardiaco. Viene rianimato sul posto, fortunatamente con successo, e subito intubato.

Quando mancano poco più di 110 km dalla fine il gruppo torna ad essere sostanzialmente compatto, sempre alla ricerca dei nove battistrada, che ricordiamo sono Sven Erik Bystrom (UAE Team Emirates), Gatis Smukulis (Delko-Marseille), Robert Jay Thomson (Dimension Data),Jelle Wallays (Lotto Soudal), Marc Soler (Movistar), Silvan Dillier (Ag2r La Mondiale), Geoffrey Soupe (Cofidis), Ludovic Robeet e Jimmy Duquennoy (WB AquaProtect).
Nel tratto di Haveluy à Wallers (poco meno di 100 km al traguardo) altra caduta innescata da un improvvido taglio di strada di Heinrich Haussler della Bahrain Merida, in cui viene coinvolto anche il nostro Matteo Trentin (Mitchelton Scott), ormai fuori dai giochi.

La foresta di Arenberg. I fuggitivi entrano nel leggendario settore della Troueé d’Arenberg seguiti a poco più di due minuti dal gruppo, con Marcus Burghardt della Bora Hansgrohe in testa, assieme ai compagni Daniel Oss e il favorito Peter Sagan. Nel frattempo prime defezioni nei battistrada, che rimangono così in quattro da soli: parliamo di Soler, Wallays, Dillier e Bystrom.
Movimenti di rilievo nel gruppo, con il favoritissimo Philippe Gilbert (Quick Step Floors) e Mike Teunissen (Sunweb) che si lanciano all’attacco e provano ad avvantaggiarsi di qualche metro. Il loro tentativo, partito alla fine della foresta di Arenberg, viene messo a segno e costringe il gruppo ad un forcing per ricucire (dove tra i migliori c’è anche Marco Marcato della UAE Emirates).
Nel frattempo i fuggitivi salgono a cinque, ovvero Bystrom, Dillier, Wallays, Smukulis (che però perde contatto) e Robeet.

Gilbert e Stybar: la Quick Step attacca la Roubaix. Il belga della Quick Step Floors continua la sua impresa dandosi il cambio con Teunissen, costringendo il primo inseguitore Nils Politt (Katusha – Alpecin) ed il gruppo subito dietro ad alzare i ritmi: gruppo nel quale si distingue in testa la Trek – Segafredo di John Degenkolb, che fa lavorare Mads Petersen per poi prendere il comando delle operazioni.
A poco meno di 75 km al traguardo e dopo che l’attacco di Gilbert viene neutralizzato parte Zdenek Stybar (Quick Step Floors) all’inseguimento dei fuggitivi, segnando subito un minuto di ritardo da loro. Il ceco riprende Soler e si porta a 25 secondi di vantaggio del gruppo, con tutti gli uomini più in vista, dove si trova anche un Sagan con il fidato Daniel Oss, che prova in seguito a ricucire lo strappo di Stybar, che ha solo una manciata di secondi di vantaggio sul resto dei corridori quando ci avviciniamo al tredicesimo settore in pavé, quando mancano 60 km alla fine.

Ripartono gli attacchi in testa al gruppo. Si stacca Sagan. Annullato l’attacco di Stybar, la situazione cambia anche in testa alla gara: restano infatti tre battistrada, ovvero Wallays, Dillier e Bystrom.
Mancano 55 km al traguardo e nel gruppo si distingue Gilbert ed il compagno di squadra Nikki Terpstra, ma si muove anche van Avermaet che tenta diversi allunghi, seguito dal tre volte campione del mondo di ciclocross Wout Van Aert (Veranda Classic). Ma ne approfitta anche Peter Sagan, che si muove ai meno 54 e si ritrova in vantaggio di alcuni metri rispetto ad un gruppo titubante.
Il vantaggio del tre volte campione del mondo inizia a crescere, ma lo slovacco non è uso a lanciare un tentativo di fuga quando mancano così tanti chilometri al traguardo. Riesce comunque a raggiungere i tre battistrada, mentre Van Aert e Jasper Stuyven (Trek – Segafredo) si lanciano a riprendere gli ormai quattro fuggitivi. Il loro vantaggio si aggira intorno ai 50 secondi.
Nel gruppo intanto una caduta sull’asfalto, con Tony Martin (Katusha – Alpecin) autore sino a quel punto di una ottima Parigi Roubaix 2018, Alexander Kristoff (UAE Emirates) e Luke Rowe (Team Sky). In coda in difficoltà Moscon, mentre in testa Terpstra prende i comandi e detta l’andatura del treno nel tratto di Mons-en-Pévèle.
Sagan nel frattempo si ritrova da solo con Dillier e Wallays, con la patata bollente del non facile ruolo di lepre da inseguire, quando mancano poco più di 40 km da gestire da qui al traguardo.

All’inseguimento di Peter Sagan. Il gruppo intanto schiera in testa grandi nomi: Terpstra, Gilbert, Stuyven, Van Aert ed anche Sep Vanmarcke e Taylor Phinney (EF – Drapac), nonché un mai domo e rientrante nelle prime posizione van Avermaet.
Sagan nel frattempo detta i ritmi dei due compagni di fuga, che hanno comprensibilmente energie meno fresche rispetto allo slovacco. I tre si ritrovano ad un minuto dai primi inseguitori (plotoncino formato per la precisione da van Avermaet, Vanmarcke, Phinney, Stuyven, Van Aert e Degenkolb, staccati rispetto al secondo gruppetto capitanato da Gilbert) quando mancano 35 km alla fine.
Ai meno 20 km Sagan, ormai da solo con Dillier (è una gara ad eliminazione a chi resiste di più con lo slovacco, in pratica), porta il suo vantaggio a 1’25 sugli inseguitori. Van Aert nel frattempo ha un problema meccanico e finisce attardato dietro al gruppo; perde contatto anche Phinney.

Il Carrefour de l’Arbre e l’arrivo al Velodromo. Sagan e Dillier superano indenni il tratto in pavé del Carrefour de l’Arbre, uscendo da questo settore con un minuto di vantaggio sul gruppo dal quale si stacca un quartetto all’inseguimento della coppia in testa, con la presenza di due avversari temibili per Sagan come van Avermaet e Terpstra.

Lo slovacco e lo svizzero tengono duro, con il primo che sollecita l’andatura sul secondo che non perde la sua ruota.
Volata finale a due nel Velodromo di Roubaix, in cui ha la meglio Peter Sagan su un eccezionale Dillier.

I ritiri. Tra gli altri ritirati dalla gara citiamo Magnus Cort Nielsen (Astana), Stefan Küng (BMC), uomo chiave di Van Avermaet, e Geraint Thomas (Team Sky), che prosegue così la sua stagione opaca. La Sunweb ha schierato un corridore in meno per via del forfait di Tom Stamsnijder, che non si è presentato al via per di non meglio precisati problemi di salute.

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