Ricordando la Roubaix: dal “pezzo” di pavé all’ultimo vincitore italiano

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


Ieri sarebbe stato il giorno della Parigi-Roubaix che, però, come tutti ben sappiamo è stata per il momento rimandata. Fino ad ora si è parlato di un rinvio ad ottobre, ma le incertezze sono ancora tante, troppe per una gara di tale importanza storica. Mentre tutti si interrogano sul da farsi, cercando di evitare tutti i possibili rischi che ricadrebbero sul mondo del ciclismo, si aprono nuovi scenari sulla gara monumento più importante.

Andrea Tafi, l’ultimo italiano ad aver vinto la Parigi-Roubaix

Definita “l’ultima follia del ciclismo”, l’anno scorso ne è stato celebrato il centesimo anniversario dalla ripresa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma per ora sulla Parigi-Roubaix regna il silenzio. L’unica classica che nel nuovo millennio un italiano non ha mai ancora vinto. L’ultima vittoria, infatti, risale al 1999 quando a vincerla fu il ciclista toscano Andrea Tafi, il quale intervistato dalla RAI, dichiara: “Mi auguro che si possa ripartire il più presto possibile e che il mio record possa essere battuto presto. Tutto quello che sta accadendo nel mondo e a questo sport non sembra reale. Il ciclismo è uno sport fantastico che ti prende veramente e quando ti manca, ti manca qualche cosa di te“. Prima di lui, tra gli italiani che hanno vinto la gara monumento più importante d’Europa ci sono stati Coppi, Bevilacqua, Gimondi, Moser e Ballerini. Tra le vittorie per nazione l’Italia è terza con 13 vittorie.

Parigi-Roubaix: un salto nel tempo

La Parigi-Roubaix è letteralmente un salto nel tempo, grazie alla sua particolare e storica pavimentazione in grossi blocchi di porfido che si distende per 54,5 chilometri su un totale di 257 chilometri dell’intero percorso. Per questo è una gara molto attesa e che accende la sfida tra i corridori: “Una cosa da matti, da fachiri, da masochisti” qualcuno l’ha definita così. Bernard Hinault dopo averla corsa disse “Mai più”. Questo è tutto ciò che rende stimolante ed affascinante la Parigi-Roubaix, lo stare al limite del sopportabile, sia mentalmente che fisicamente, per ben 6 ore di pedalata. Due anni fa i partecipanti furono 199, ma arrivarono al traguardo solamente un centinaio o poco più. Questo lascia intendere quanto questa corsa sia impervia.

La storia del “pezzo” di pavé

Il vincitore riceve un premio simbolico particolare per questa gara, ovvero un “pezzo” di pavé, un blocco della pavimentazione che per 54,5 chilometri fa letteralmente sobbalzare i ciclisti dalle loro biciclette. Ma qual è la storia di questo particolare premio? Lo ha raccontato il nostro Francesco Moser l’anno scorso: “Qualcuno dice che è stata una mia idea, ma non è andata proprio così. La prima volta che vinsi mi diedero in premio una medaglia commemorativa di poco valore. La stessa cosa quando vinsi l’anno seguente. Allora feci presente che in Italia, quando per esempio vincevi il Giro di Lombardia, ti davano un bel trofeo. Dall’anno dopo, anno in cui vinsi per la terza volta, iniziarono a dare in premio il famoso “sasso”. Quindi io fui il primo a riceverlo.”

Lo scenario del ciclismo post-Coronavirus

Nel frattempo si apre un possibile scenario sul calendario del ciclismo, quello che prevede le date delle gare dopo il rientro dell’emergenza Coronavirus: 11 ottobre il Giro delle Fiandre, 18 ottobre la Parigi-Roubaix, 24 ottobre la Milano-Sanremo. Il calendario di ciclismo dovrebbe comunque partire ad agosto ma dando inizialmente spazio ai grandi giri e poi, solo successivamente, alle grandi classiche. Ciò che emerge però è che sembra ci sia un certo favoritismo per il quanto riguarda il Tour de France sugli altri giri, in quanto non solo occuperebbe le date della Vuelta, ma spagnoli e italiani si starebbero lamentando del fatto che si svolgerebbe in tre settimane, mentre per Vuelta e Giro si starebbe decidendo di correrle in sole due settimane.

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