Angelo Gregucci a SuperNews: “Coppe europee un problema per le squadre italiane. Lotta a 5 per il quarto posto, Sassuolo il progetto più lungimirante del nostro calcio”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.

SuperNews ha avuto il piacere di intervistare Angelo Gregucci, ex difensore di Taranto, Alessandria, Lazio, Torino, Reggiana, con un lungo percorso da assistente, collaboratore tecnico, vice e allenatore di più di 16 squadre, tra cui spiccano Fiorentina, Atalanta, Sassuolo, Manchester City, Inter e la Nazionale. In questa lunga intervista, Gregucci ha realizzato un’analisi approfondita degli attuali campionati italiani, soffermandosi in modo particolare sulla Serie A e sulle sue principali protagoniste.

 

Partiamo con l’Inter. Nella fase iniziale della stagione i nerazzurri sembravano essere i favoriti numeri 1 per la vittoria dello scudetto. Poi, soprattutto in questi ultimi match, l’Inter è sembrata appannata e incapace di segnare. A cosa si devono questi “black-out” e questa difficoltà nel concretizzare le giocate? Pesano di più prestazioni impalpabili come quelle di Lautaro Martinez o la dipendenza da Marcelo Brozovic a centrocampo?
L’Inter non era la favorita, anzi, era partita con dei grandi interrogativi, soprattutto dopo aver perso giocatori del calibro di Lukaku e Hakimi, così come l’allenatore che aveva innescato “la rivoluzione nerazzurra”, quello che l’aveva aiutata a interrompere il cannibalismo decennale della Juventus. Ad oggi, secondo me l’Inter ha un leggero appannamento dovuto ad un problema che accomuna anche altre squadre: le coppe europee. In Italia, le competizioni europee sono viste come qualcosa che porta via tantissime energie non solo fisiche, ma anche mentali. L’Inter adesso sta pagando questo. Certo, la mancanza di Brozovic è stata importante, la vena attualmente non realizzativa di Lautaro dipende da un momento di appannamento, ma io penso che l’Inter le sue prestazioni le stia facendo. Se devo indicare, invece, un momento in cui gli uomini di Inzaghi non sono stati psicologicamente forti è stato al 70esimo del derby: una partita che stavano dominando si è letteralmente capovolta in pochissimo tempo. Vincere quel match sarebbe stata un’iniezione di fiducia importantissima, invece i nerazzurri hanno subìto un contraccolpo psicologico. Adesso l’Inter ne deve venire fuori, perché ha tutte le qualità per farlo. Al momento, i nerazzurri sono vicini all’eliminazione dalla Champions League, dopo aver raggiunto e giocato gli ottavi di finale dopo tantissimi anni, ma nonostante ciò rimangono in linea con tutti gli obiettivi.

Il Sassuolo si conferma una squadra piena di giovani talentuosi, di grande tecnica e guidata da un ottimo allenatore. I neroverdi riescono sempre a mettere in grande difficoltà le big del campionato. Che ne pensi di questa squadra?
Il Sassuolo ha una società dalle idee molto chiare e dalle idee di realizzazione molto limpide guidata da Giovanni Carnevali. In sede di mercato ho notato molta intelligenza da parte del club: i dirigenti neroverdi hanno preso Moro, giovane che si sta facendo valere in Serie C di proprietà del Padova e che attualmente gioca nel Catania, e volevano anche prendere Lucca, attaccante del Pisa. Queste sono operazioni che, secondo me, rendono evidente la grande lungimiranza del club emiliano. Io credo che il lavoro di Carnevali, Rossi e di tutti i dirigenti abbia beneficiato innanzitutto del lungo ciclo iniziato con De Zerbi. Le loro idee sono state messe bene in evidenza da un allenatore di proposta, che ha valorizzato tutto quello che poteva valorizzare e anche di più. Penso alla scelta della scorsa stagione di prendere Caputo, che ha trascinato il Sassuolo nella prima parte, alla scelta di far giocare Raspadori nelle ultime 8 partite, giocatore che è diventato campione d’Europa, così come alla scelta di mandare Scamacca al Genoa per farlo giocare, senza creare problemi al proprio progetto. Questo è il massimo della visione, la massima valorizzazione del prodotto, soprattutto se poi aggiungiamo giocatori come Berardi, valorizzati in precedenza da altri allenatori, come Di Francesco. Quello del Sassuolo è il progetto più lungimirante in Italia.

Capitolo Napoli: quanto Luciano Spalletti è riuscito a plasmare e dare una mentalità vincente a questo gruppo? I partenopei sono qualitativamente e numericamente attrezzati per poter vincere un titolo quest’anno?
Spalletti sta cercando di costruire qualcosa di importante in una piazza molto complicata sotto il profilo gestionale. Napoli è una piazza piena di aspettative, molto passionale, una passione che talvolta diventa pressione negativa, come per esempio quando, ai tempi di Sarri, si è detto e scritto di “aver perso uno scudetto in albergo”. Poi, il progetto che parte da De Laurentiis nasce con un’idea: quella di prendere pochi giocatori ma top. A livello tecnico, credo che il Napoli sia già da tempo una squadra con grandi calciatori. E’ stato sfortunato Gattuso, che ha vissuto l’era pandemica in modo terrificante, Osimhen non ha mai giocato quando c’era Rino in panchina. In questo momento il Napoli vuole concretizzare un lavoro che viene da lontano, ora nelle sagge mani di Luciano Spalletti, un allenatore che dovrà cercare di portare a casa qualcosa lì dove c’è la possibilità: un obiettivo può essere l’Europa League, così come anche la lotta scudetto, in cui il Napoli è protagonista. Il problema di questa squadra è che alcuni giocatori del nucleo storico, quelli con grande senso di appartenenza, sono arrivati al capolinea: penso a Lorenzo Insigne, che andrà a giocare nel Toronto e che ha sempre visto Napoli come la concretizzazione dei suoi sogni da bambino, o a Dries Mertens, che da tempo ormai i partenopei chiamano “Ciro”. Quindi, sarà necessario che questa eredità venga presa da giocatori come Koulibaly, Zielinski, Fabian Ruiz che, essendo molto più giovani di quelli nominati, dovranno prendere le redini del Napoli e ricreare questo grandissimo senso di appartenenza.



Che squadra ti sembra la Lazio guidata da Maurizio Sarri? E’ ancora troppo Immobile dipendente oppure ha assunto una sua fisionomia indipendentemente dall’attaccante biancoceleste?
Immobile dipendente lo sarà sempre, perché avere un cannoniere che da oltre 5 anni supera i 20 gol significa avere tanto a livello individuale da un calciatore “storico”, nel senso che ha battuto tutti i record ed è entrato nella storia del club. A parte questa considerazione oggettiva, che trova riscontro nei numeri, la squadra biancoceleste trova difficoltà a passare da una tipologia di calcio, quella del quinquennio di Simone Inzaghi, ad un’altra, quella di Sarri. Deve passare del tempo affinché la squadra assimili quanto più possibile il gioco di Sarri. Devo dire che, dopo 6-7 mesi di lavoro del tecnico toscano, sto già notando dei miglioramenti. I giocatori stanno andando incontro alle sue idee, anche se alcuni di loro hanno fatto e fanno più fatica, perché precedentemente Inzaghi aveva cucito loro addosso un vestito perfettamente adatto alle loro caratteristiche, mentre adesso devono assimilare l’idea di una squadra differente.

La Juventus, sull’entusiasmo portato da Vlahovic, si qualificherà per la prossima Champions? L’Atalanta o quale altro club potrebbe mettere il bastone tra le ruote ai bianconeri?
La lotta per il quarto posto è aperta a più club. L’Atalanta è ovviamente tra le candidate, la squadra che forse più di tutte finora ha avuto difficoltà dal punto di vista organico, perché ha perso per grande parte di questo campionato i due esterni Hateboer e Gosens, due elementi che hanno fatto la differenza, e ha perso anche Zapata e Ilicic. Detto ciò, per il quarto posto c’è ancora spazio per Lazio, Fiorentina e anche per la Roma. Bisogna dire che la Juventus, accreditata come la più probabile candidata ad occupare quella posizione, è anche quella che ha palesato più difficoltà nell’arco del campionato e che è stata poi in grado di riparare nel mercato di gennaio. Si è rinforzata sotto il profilo tecnico in modo evidente, ha riportato una grande ondata di entusiasmo con Vlahovic e Zakaria. La Vecchia Signora è la squadra che negli ultimi anni ha rappresentato al meglio il calcio italiano in Europa: non ha vinto nulla, ma è il club che ha disputato più finali nel suo decennio nelle competizioni europee. Abbiamo precedentemente detto che le coppe europee portano dispendio di energie, ma la Juventus è sempre stata regina nel gestire le pressioni. Se gli uomini di Allegri continueranno il loro percorso in Europa, dovranno gestire al meglio anche gli impegni della Serie A, con non poche difficoltà. Lo stesso Vlahovic sarà chiamato ai grandi palcoscenici europei: il serbo è un giocatore che fa la differenza nel campionato italiano, che ha avuto una grandissima soddisfazione con la sua Nazionale, di cui è diventato un grande punto di riferimento, e che adesso dovrà misurarsi anche con la Champions League.

In Serie B la classifica è cortissima. Chi più delle altre ha le carte in regola per conquistare la promozione quest’anno? Il gioco di quale squadra ti piace in modo particolare?
In Serie B è sempre complicata l’analisi. Il campionato cadetto è un laboratorio di idee per gli allenatori, vedremo se performanti o meno. C’è un interesse importante sotto il profilo della valorizzazione dei giovani, sono curioso di vedere se ce ne sarà qualcuno in grado di imporsi nel campionato di B e di fare strada in Serie A. La nostra massima serie non è paragonabile al campionato spagnolo, perché nei club della Liga e nella stessa Nazionale spagnola giocano anche ragazzi del 2003, del 2004. Noi non siamo proprio allo stesso livello. Io credo che la Serie B sia uno spazio in cui noi dovremmo, con più attenzione, valorizzare i nostri talenti. Mi viene in mente una squadra: la Cremonese. Giocatori come Fagioli e Zanimacchia sono giocatori che l’attuale tecnico dei grigiorossi allenava nella Juventus U23, quindi ne conosce le qualità. Sulla base di questo vantaggio, sta cercando di dare spazio e sta cercando di valorizzare questi ragazzi. Mi auguro che questo talento possa non sprecarsi e che li porti, al contrario, a giocare a certi livelli. Per il resto, ci sono delle squadre che hanno importanza e progettualità, come Benevento e Pisa, e poi c’è il Lecce, la squadra che secondo me ha più potenzialità ed esperienza a livello dirigenziale per vincere. Abbiamo anche squadre interessanti come il Frosinone, club che ha abbassato drasticamente il suo budget, ma che ha ugualmente puntato sulla valorizzazione dei giovani. Il ds dei giallazzurri Angelozzi ha preso dalla Serie C giocatori come Gatti, già acquistato dalla Juventus, ma anche Zerbin e Boloca. Le società che puntano su questi ragazzi provenienti dalla Serie C e dai dilettanti danno loro la possibilità di mettersi in mostra, e la Serie B è il campionato che maggiormente permette loro di farsi notare dalla Serie A.

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