Carlo Macchini a SuperNews: “Il mio punto di forza? Vedere la sbarra come pura adrenalina. Al mondo non è ancora chiaro il potenziale di questo sport”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.

SuperNews ha intervistato Carlo Macchini, ginnasta della Nazionale Italiana in forza al Gruppo Sportivo Fiamme Oro. Il marchigiano, classe 1996, dopo aver vinto la medaglia d’oro alla sbarra agli EYOF 2013, è diventato Campione Italiano Assoluto nel 2020 nella stessa disciplina. Alle sue spalle vi sono anche tre Campionati Mondiali e tre Europei, un’edizione dei Giochi Olimpici Europei e svariate Coppe del Mondo. Carlo, che lo scorso mese ha vinto l’oro alla sbarra in Coppa del Mondo a Il Cairo, ha raccontato come si è avvicinato a questo sport, le gare e i ricordi più significativi e ha svelato i suoi prossimi appuntamenti sportivi.

Carlo, pratichi una disciplina meno comune del calcio o di altri sport. Come è nata questa passione per la ginnastica?
Purtroppo ancora non è chiaro al mondo il potenziale di questo sport. La mia attività ginnica è iniziata nel 2000, quando ancora non ero in grado di intendere e di volere, quando i miei genitori mi portarono in palestra con la speranza di terminare le mie energie inesauribili. Poi, piano piano, non ho mai cercato altro oltre questo, perché sempre di più rispecchiava ciò che volevo fare.

Quante ore al giorno ti alleni? Che tipo di vita svolgi? Hai fatto della tua passione la tua professione oppure svolgi altre attività parallele?
Prima utilizzavo sei attrezzi e quindi mi allenavo di più, circa 7-8 ore al giorno. Adesso il lavoro è un po’ cambiato, utilizzo soltanto un attrezzo e mi alleno circa 5-6 ore al giorno. Cerco sempre di essere quanto più incisivo possibile in ciò che faccio. Detto questo, sono la persona più fortunata del mondo, perché ho reso la cosa che mi piace fare di più il mio lavoro. Di questo devo dare grande merito alle Fiamme Oro, il Gruppo Sportivo della Polizia di Stato, e alla Federazione, che mi ha permesso di entrare a far parte di questo corpo. Ovviamente, non posso poi non citare la mia famiglia, il cui supporto morale ed economico è stato fondamentale per arrivare fin qui.

La tua specialità è la sbarra: sei tu che l’hai scelta o è stata lei a scegliere te?
Mi sa che ci siamo trovati (ride, ndr). La sbarra mi è sempre piaciuta, è sempre stato il mio attrezzo preferito. Da piccolo lavoravo sulla sbarra bassa, e devo dire che ero davvero scarso. Ho sempre preferito la sbarra alta. Sinceramente me lo sono sempre chiesto, ma non ho mai capito se sono diventato bravo alla sbarra perché mi piace tanto o se mi piace tanto perché è l’attrezzo che mi riesce meglio. Inoltre, a volte mi capita di guardare la sbarra, emozionarmi e iniziare subito a pensare quali esercizi potrei farci.

Nel 2013 arriva la medaglia d’oro alla sbarra agli European Youth Olympic Festival a Utrecht. Che ricordo hai di quel momento?
Da pelle d’oca. Il primo ricordo che mi viene in mente, quello che è poi rimasto nel tempo, è quello della consegna del pettorale con il numero. Quando me l’hanno consegnato ho letto: “Macchini 46”. Ho subito pensato: “Caspita, il numero di Valentino Rossi! E’ fatta!”. Ero piccolo, ancora inconsapevole delle mie potenzialità, ma quando ho visto quel numero associato al mio nome mi sono sentito subito più sereno. Prima della competizione, ho detto agli altri ragazzi: “questa è la prima gara importante che disputiamo, cerchiamo di prendere tutto quello che viene e di fare del nostro meglio, qualsiasi cosa accada”. Posso dire di essermi goduto l’esperienza, perché ho vinto la medaglia di bronzo a squadre e in finale, alla sbarra, mi sono divertito davvero: ho preso il punteggio più alto e vinto la medaglia d’oro. E’ stata un’esperienza che mi ha segnato, e ascoltare l’inno italiano per il mio momento è stata una delle cose più emozionanti, una cosa che auguro a tutti.

Un successo che hai replicato nel 2020, anno in cui entri a far parte del gruppo delle Fiamme Oro e ti laurei Campione Italiano Assoluto nella stessa specialità. Qual è il segreto per vincere l’oro nella sbarra? Quali sono le difficoltà che incontri e i tuoi punti di forza?
Il segreto è stato quello della perseveranza. Già dal 2014, quando sono diventato Senior, ho inseguito l’obiettivo di laurearmi Campione Italiano Assoluto. Purtroppo la mia carriera è stata spesso caratterizzata da errori fatti in finale: mi qualificavo per l’atto conclusivo, anche discretamente, ma una volta raggiunto facevo spesso moltissimi errori. Il fatto, poi, di non aver mai mollato mi ha aiutato a crescere e a prendere consapevolezza, fino al 2020, anno in cui sono riuscito a portare a casa questo risultato che rincorrevo da parecchi anni. E’ stato molto bello, è stato significativo per me vincerlo per la prima volta, perché ho sentito di aver fatto un piccolo “upgrade”, di aver sbloccato qualcosa nella mia carriera. Per quanto riguarda la sbarra, credo che sia uno degli attrezzi più odiati dalla maggior parte degli atleti. Forse perché ci vuole una certa dose di coraggio per adoperarla: è pericolosa, sei a tre metri da terra e non è facile girarci intorno e saltarci sopra. Quindi, credo che il mio punto di forza sia quello di non aver paura dell’attrezzo e, anzi, di trovare stimolanti gli esercizi sempre più pericolosi e difficili. La mia difficoltà, invece, è riuscire a concretizzare le gare. Faccio ancora un po’ di fatica, ma ci sto lavorando su, sia in palestra sia fuori.

Nel 2019 raggiungi il quarto posto alla sbarra nel campionato di Serie A, nella Coppa del Mondo a Doha, nel Campionato d’Europa individuale a Stettino e anche ai Campionati Italiani Assoluti a Meda. Sei soddisfatto di essere arrivato ad un passo dal bronzo o lo vivi come un rimpianto? Cosa non ti ha permesso di raggiungere il terzo posto?
Faccio un paragone: nel 2019, nel Campionato d’Europa individuale, disputai una bella finale, una gara dritta e pulita. Arrivai quarto, e fui felicissimo sia perché era la mia prima volta in un Campionato d’Europa e sia perché davanti a me avevo tre mostri sacri come Epke Zonderland (campione olimpico e 3 volte campione del mondo), Tin Srbić (campione del mondo) e Artur Dalalojan (campione del mondo anche lui). Quindi, è stato come se io avessi vinto la finale alla sbarra degli umani, loro invece quella degli extraterrestri (ride, ndr). Nel 2021, invece, sono arrivato nuovamente quarto, ma in quel caso ho fatto un grosso errore che mi ha buttato fuori dal podio. Mi sono molto rammaricato. E’ stata una bella botta, ma una di quelle che riesce anche a darti la giusta adrenalina per le sfide future. Il giorno dopo, infatti, decisi di cambiare esercizio e di aumentare il livello di difficoltà. Avevo la sensazione di riuscire in un esercizio ancora più complesso. Ed effettivamente i risultati si sono visti, perché da lì a poco ho conquistato la medaglia d’argento in Coppa del Mondo a Varna.

Lo scorso mese è arrivato un grande successo: hai vinto in Coppa del Mondo a Il Cairo. Ti sei imposto alla sbarra, innalzando le difficoltà di mezzo punto rispetto alle qualifiche, hai portato in gara un D Score di 6.1 e, supportato da una bella esecuzione,  hai ottenuto il punteggio complessivo di 14.400. Quanto è importante per te questa vittoria? E’ una bella rivincita dopo l’argento di Varna 2021?
Questa vittoria è stata molto importante non soltanto per il trionfo in sé, ma perché sono stato bravo a gestire le condizioni a me non favorevoli: non ero in grande forma perché avevo preso il Covid qualche settimana prima della competizione, il palazzetto era molto freddo e, in generale, è stata una gara molto difficile. Il fatto di aver gestito bene queste condizioni “avverse” mi ha reso felice e orgoglioso. Così, sono infine riuscito a fare bene l’esercizio che mi ha portato la medaglia d’oro. Era la prima volta che vincevo una gara internazionale da Senior, e ascoltare per la seconda volta l’inno che risuonava per me è stato incredibile, molto emozionante.

Prossimi obiettivi e impegni?
Adesso bisognerà concludere questa Serie A, la Final Six a fine maggio. Dopodiché, a metà giugno, avremo una Coppa del Mondo in Slovenia, in cui cercheremo di divertirci. Le gare più importanti in programma saranno i Campionati del Mondo e i Campionati d’Europa, che molto probabilmente quest’anno saranno entrambi di squadra. In questo momento non so quanto potrei essere incisivo per la squadra con un attrezzo soltanto. Non mi sto assolutamente tirando indietro, ma sarà molto difficile parteciparvi. Io sicuramente darò il massimo, e poi vedremo quello che succederà.

Dopo i tuoi successi sportivi e la tua conseguente popolarità, com’è cambiata la tua quotidianità nelle Marche, nella tua terra?
Per quanto mi riguarda, nulla è cambiato di una virgola. Mi sento sempre il solito Carlo, quello che cerca sempre di dare il massimo in palestra. Quando esco di casa, mi capita spesso che qualcuno mi saluti o che mi chieda delle foto. E’ una cosa che mi fa molto piacere, che ho sempre sognato. Credo che l’unica cosa che sia cambiata, quindi, è il modo in cui gli altri possono vedermi, ma dal mio punto di vista non è cambiato nulla. Mi vedo esattamente come prima.

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