ESCLUSIVA, Franca Fiacconi: "Nessuna città ti carica come Roma. Maratona? Ecco il mio consiglio per i runners"

Ai nostri microfoni un mito della corsa: Franca Fiacconi ripercorre le tappe della sua lunga carriera ricca di record e memorabili imprese. Oggi allenatrice, Fiacconi si esprime sulla Maratona di Roma del prossimo 17 marzo, alla quale la nostra redazione prenderà parte grazie alla seconda edizione di "Maratoneta SuperNews".

Mancano poco più di 2 settimane alla Maratona di Roma, evento al quale la nostra testata parteciperà con l'iniziativa "Maratoneta SuperNews" rappresentata da due runner che correranno la 42 km della Capitale. In vista della lunga corsa, la redazione ha avuto il grande piacere di intervistare una protagonista assoluta di questa disciplina, Franca Fiacconi, ex maratoneta e ultramaratoneta italiana, vincitrice in carriera delle maratone di New York, Roma, Praga, Enschede e Sant'Antonio, oggi allenatrice di runners amatori. Fiacconi ricorda le emozioni e i momenti più belli delle sue imprese sportive, poi ci racconta la 29esima edizione della Run Rome The Marathon.

Franca, chi meglio di lei, ex maratoneta oggi allenatrice, può commentare un evento sportivo come la Maratona di Roma, alla quale la nostra testata sportiva parteciperà attraverso il progetto “Maratoneta SuperNews”, che permette agli amanti della corsa di candidarsi come runner della testata. Il 13 gennaio, a Ponte Milvio, è stata al Get Ready, l'allenamento di gruppo di Acea Run Rome The Marathon. Le chiedo: cosa rende speciale la Maratona della Capitale? Quanto iniziative come Maratoneta SuperNews sono importanti per promuovere l’atletica e in generale lo sport?

“Nella mia carriera ho corso più di una Maratona di Roma: nutro un affetto particolare nei suoi confronti, oltre per via del fatto che si tratta della mia città. Questa nuova edizione ha un’organizzazione efficace e attenta. La Maratona di Roma ha fatto molti salti di qualità negli ultimi anni. E’ un evento importante, perché la Maratona è un’attività sportiva ma anche un evento sociale, perché chiunque, se si allena, può correrla. E’ energia e condivisione: si correre tutti insieme e anche il pubblico viene coinvolto. Le esperienze di questo tipo sono fondamentali in tutta Italia. In questa 29esima edizione c’è grande attenzione e tanti eventi collaterali: le staffette, legate ad attività di beneficienza, la 5 km non competitiva, che permette di entrare in quest’atmosfera di festa pur non essendo maratoneti. Le possibilità sono tante, e questo è interessante perché si riesce a coinvolgere tutti, anche i più ritrosi. Tante persone hanno iniziato partecipando alla non competitiva, per poi iscriversi alla 42 km negli anni successivi”. 

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A proposito di Maratona di Roma, vinse l’oro nel 1998 con il tempo di 2h28'12". Cosa ha provato tagliando il traguardo della sua città? Qual è l'ingrediente principale che permette di vincere una corsa così faticosa?

“Ero felicissima di gareggiare a Roma, avevo amici e parenti lungo tutto il percorso a fare il tifo per me. Quell’anno volevo tentare il record italiano, che non veniva battuto da molto tempo. Mi ricordo che per le strade di Roma ricevetti un grande affetto, anche da persone a me sconosciute. Fu strepitoso: Roma dà un’energia che altre città non trasmettono. Nell’ultimo tratto di gara iniziai a intravedere il Colosseo, monumento che per me da sempre rappresenta forza e resilienza: ero stanchissima, ma ho avuto un’iniezione di energia potentissima. Ho corso tutto il tempo fissando il Colosseo, sola, in testa alla gara. Poi la grande emozione, la gente che tifa e urla per te. L’ingrediente principale per chiudere una corsa così faticosa? Serve grande passione: è lei che rende la fatica un piacere. Il mio colpo di fulmine l’ho avuto da piccola, ero in Piazza Navona, avevo le scarpe di tela e mi convinsero a partecipare ad una corsa per ragazzi. E’ stata una sensazione talmente meravigliosa che da quel momento non ho più voluto smettere. I giorni successivi mia madre mi guardava dalla finestra mentre correvo intorno al mio palazzo, perché nella mia testa “dovevo allenarmi”. Quando nell'89 corsi la mia prima Maratona di Roma arrivai seconda con un tempo importante, ma la cosa che capii è che ero portata anche per le lunge distanze. Io ho sempre corso con estrema passione, ed è lei che mi ha mosso durante e dopo la mia carriera sportiva”. 

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Si sente di dare un consiglio sulla preparazione alla Maratona a tutti gli atleti che correranno per le strade della Capitale il 17 marzo?

“Ormai siamo agli sgoccioli, mancano circa due settimane e credo che la maggior parte della preparazione sia stata già fatta. A chi correrà la 42 km, consiglio di starsene tranquilli e di non praticare attività sportive alternative per non rischiare infortuni. Essendo una gara lunga bisogna arrivarci bene, con l’energia mentale e fisica giusta. Non bisogna lasciare nulla al caso, bisogna organizzarsi e non improvvisare. C’è poi chi corre o chi fa il “fit walking”, ma nell’immaginario comune la Maratona si corre. Ognuno può trovare e impostare la propria sfida, ma meglio non forzare nelle ultime due settimane. Mangiate bene e state un po’ in campana di vetro. Il giorno della gara invece bisogna essere ludici, divertirsi e godersi la giornata all’insegna della propria passione. Noi corridori abbiamo un modo particolare di divertirci: la sfida con la fatica. Non guardate gli altri, concentratevi su voi stessi e, come dico ai miei allievi, traete soddisfazione da quello che quel giorno riuscirete a dare”. 

Non solo Roma, lei è l'unica italiana ad aver vinto la Maratona di New York nello stesso anno con il tempo di 2h25'17, che fu record Italiano e 2ª miglior prestazione europea dell'anno nella maratona. Come si sente a detenere questo primato? E cosa ricorda in particolare di quel trionfo negli USA?

“Ancora oggi con questo tempo si va sul podio: nel 2023 le vincitrici hanno fatto quasi 2 ore e 27, quindi il mio è tutt'ora un gran tempo. E' una grande soddisfazione per me. Quell’anno mi ero messa in testa di voler provare a vincere. Ero molto determinata, anche perché venivo dalla delusione del quarto posto ai campionati europei: avevo preso l’influenza dieci giorni prima della competizione, e quel risultato non mi andava giù. Da quell’esperienza, ho raccolto le energie e ho deciso di andare a New York per vincere la corsa. Quello è stato il mio giorno: mi sentivo serena, determinata, senza nulla da perdere e tutto da guadagnare. Non era la mia prima corsa a New York, non ero una sconosciuta: ero già arrivata seconda, terza, quarta, e tutti ora si chiedevano che gara avrei fatto. E' stato un bel duello con la primatista mondiale, non ci stava a farsi battere da me. La cosa che ricordo è che ero super concentrata, serena, e dentro di me, quando al 30esimo chilometro ho visto che le altre erano indietro, ho pensato che se fossi entrata in testa a Central Park, percorso tutto in saliscendi, avrei vinto la gara. Da lì, non mi sono più guardata indietro. Ricordo l’ultimo rettilineo: milioni di persone che gridavano il mio nome, non sentivo neanche più il mio respiro dall'emozione e dal frastuono. Avevo i brividi, ridevo e piangevo contemporaneamente, perché si avverava il sogno della mia vita. Avevo vinto la più grande Maratona al mondo, qualcosa di indescrivibile. Non correvo più, volavo! Avrei voluto che non finisse mai. All’arrivo ho baciato terra: sentivo che il percorso e la città, in qualche modo, mi aveva aiutata”.

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Concludo con una domanda sul movimento dell'atletica leggera italiana: crede che l’interesse e la propensione verso queste discipline stia crescendo negli ultimi anni? Tenendo conto dei risultati ottenuti dalla spedizione azzurra ai Mondiali di Glasgow, in quali discipline l'Italia potrebbe far bene alle prossime Olimpiadi di Parigi?

"Ultimamente, a livello internazionale si stanno affacciando parecchi giovani, c’è un bel ricambio generazionale. Ci sono stati degli ottimi risultati nei Mondiali Indoor di Glasgow. Tuttavia, vorrei fare una piccola distinzione. Nell’atletica, le specialità fatte su pista sono un po’ diverse rispetto a quelle su strada. A mio parere, quello che vediamo in pista è un coinvolgimento più spettacolare, è un po’ più di nicchia. Gli atleti amatori guardano con passione le discipiline su pista, però il corridore, più propenso a percorrere distanze olimpiche e coinvolto in prima persona, è più vicino all’atletica grazie alla specialità della corsa. E’ vero che ci sono tanti amatori che corrono in pista, ma non sono mai quanti quanto quelli che corrono su strada. Attendiamo ora con ansia i Campionati Europei a Roma e le Olimpiadi di Parigi”.