Moto GP, 350 sfumature di Rossi

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui


“Limits, as fears, are, often, just an illusion!” tradotto “I limiti, come le paure, sono, spesso, soltanto un’illusione“. Sono, queste, le ultime parole di uno dei discorsi maggiormente celebri, divertenti, pungenti e ironicamente seri della storia sportiva e non, parole uscite dalla bocca del cestista, a detta di tutti, più forte di sempre, Mr.23, M.J.Jordan.
Pronunciato alla cerimonia di iniziazione alla “Naismith Hall of Fame” NBA del 2009, è un aforisma diventato simbolo della caparbietà, una sorta di inno al coraggio, alla volontà di non mollare mai guardando sempre avanti, malgrado tutti e tutto. Se un artista avesse dovuto rappresentare tale espressione in immagine sicuramente avrebbe avuto l’aspetto di un uomo, o meglio, di un ragazzino trentottenne di Urbino, così come, se un compositore avesse dovuto tradurla in musica, il risultato sarebbe stato, di certo, il rombo che 260 cavalli producono in una motocicletta; il tutto riassumibile in un unico, inconfondibile, nome e cognome: Valentino Rossi.

Dandone per scontata la conoscenza, o, per lo meno, un qualche vociare, vi chiederete quale sia il legame tra Jordan e Rossi, anzi, tra le parole dell’Americano e la carriera dell’italiano; beh, la risposta è tutta nella gara di ieri sera.
Innanzitutto, con quello argentino, Rossi è salito a quota 350 Gran Premi, un risultato sorprendentemente folle sia se si analizza il rapporto qualità/quantità espresso, sia se si considera che nessuno, nella storia del motociclismo, è mai riuscito a raggiungere una vetta tanto improba quanto paradossale.
In secondo luogo, ad alimentare la leggenda di “The doctor” sono gli oltre 200 podi conquistati conditi da più di 80 vittorie, ma, soprattutto, i 9 mondiali ottenuti, di cui 6 nella classe regina della moto GP.

A parte i numeri e le statistiche inconfutabilmente degni di nota, a rendere Rossi una positiva eccezione all’interno dell’ampio e contorto insieme dei piloti sono un’invidiabile, stoica, quasi super eroica tenuta fisica, una capacità tecnica e mentale oltremodo atipica e una fanciullesca, infantile spensieratezza che lo portano ancora a lottare ad alti livelli con colleghi di gran lunga più giovani e sfrontati; caratteristiche, queste, che, mescolate all’esperienza e ai tanti, ma tanti, chilometri percorsi, gli permettono di dipingere gare al di sopra di quanto mostrato per tutto il weekend, riuscendo, per esempio, ad agguantare un secondo posto anche in Argentina dopo il piazzamento non proprio degno di un leggenda nelle libere (solo sedicesimo) e nelle qualifiche (settimo) e mantenendosi nella classifica generale alle spalle di un Vinales sì irraggiungibile, bensì “bambino”, anagraficamente, rispetto al dottore.

L’Argentina, soprattutto sportivamente, è la patria di fenomeni, da Maradona fino a Messi, e, in quanto tale, sa riconoscere quando a calpestare la sua terra è uno di questi, seppur straniero; lo dimostrano la macchia gialla che ha colorato le tribune del circuito “Termas de Rio Hondo“, i 46 stampati sulla moltitudine di bandiere sventolanti, i boati esplosi ai sorpassi di Rossi e alle cadute dei rivali; che, poi, in una nazione che è stata la seconda patria di moltissimi italiani per tutto il diciannovesimo e ventesimo secolo, davvero Valentino sarà considerato uno straniero?

Non sappiamo cosa passi per la sua testa, se abbia intenzione di smettere a breve o se sia convinto di poter divertirsi e divertire ancora, certamente lui ha dato tanto a questo sport e questo sport ha dato tanto a lui; speriamo solo di poter emozionarci tante altre volte davanti alle imprese di un uomo che ha reso la fisica un’opinione e di poter urlare ancora:”Rossi c’è! Rossi c’è!”.

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