Roland Ratzenberger e la storia di una tragedia all’ombra di un dio

Pubblicato il autore: Nicola Di Gregorio Segui


Il 30 aprile 1994 Roland Ratzenberger prende parte al terzo Gran Premio della sua breve carriera in Formula 1. Un sogno che si avvera quando ormai all’età di 34 anni nello sport cominci lentamente a pensare a dove appendere al chiodo gli scarpini, i guantoni, la racchetta e così via; a volte ti senti davvero fortunato ad essere arrivato sano a quell’età, perchè basta guardare un po’ in giro in tutte le discipline per vedere orde di professionisti dalle carriere rovinate in giovane età per infortuni e sfortuna. Roland Ratzenberger probabilmente stava vivendo il miglior periodo della sua vita.
Il destino (per chi ci crede) però a volte è davvero beffardo.

Nato a Salisburgo nel 1960, il giovane Roland si appassiona subito alle corse, ottenendo buoni risultati prima in Germania e poi il Gran Bretagna. Nel 1985 e ’86 partecipa al Brands Hatch Formula Ford Festival arrivando una volta secondo e una volta primo, lanciandosi verso la F3 inglese per l’anno successivo. Nessuna grande scuderia lo nota e il Sogno con la S maiuscola resta ancora troppo lontano. Da qui Ratzenberger inizia a girovagare il mondo in cerca della occasione per sfondare: nel suo curriculum brillano cinque partecipazioni alla 24 ore di Le Mans tra il 1987 al 1993, anno in cui piazza il proprio record personale da quinto posto e primo nella sua categoria.
C’è posto per lui anche nel lontano campionato automobilistico giapponese. Un campionato forse poco noto in Europa, ma dal quale sono passati come meteore anche piloti come Aguri Suzuki, Emanuele Pirro, Heinz-Harald Frentzen, Eddie Irvine e Ukyu Katayama. Anche Michael Schumacher, prima di diventare il campione che successivamente tutti hanno imparato ad amare, ha corso una gara nel campionato nipponico nel 1991. Roland ottiene anche qui ottiene buoni piazzamenti e qualche vittoria, ma il suo desiderio è di tornare i Europa.
Nel 1992 torna in Formula 3 e a fine anno si piazza in settima posizione nella classifica pitoli, mentre l’anno successivo non oltre l’undicesima posizione finale. La svolta vera, quella che ti cambia la vita, arriva nel 1994. La Simtek, scuderia appena nata guidata da Max Mosley, gli offre l’opportunità di correre per una Formula 1, l’apice della carriera di ogni pilota su quattro ruote. Il suo compagno di squadra porta in dote un cognome importante, si tratta infatti di David Brabham (il papà Jack, tre volte Campione del Mondo, è difatti il co-proprietario del team).
Al primo tentativo, nel Gran Premio brasiliano non riesce a raggiungere il tempo minimo per centrare la qualificazione alla gara, mentre il compagno David riesce nell’impresa e termina la corsa in dodicesima posizione. Nulla è perduto, infatti nel Gp del Pacifico in Giappone, per la prima volta nella sua vita Raztenberger centra la qualificazione! Il ragazzo che fino a qualche anno prima si barcamenava qua e la per le serie minori nel tentativo di sfondare nel mondo sportivo che conta, finalmente ce l’ha fatta. Esordisce in Formula 1, poco conta l’undicesimo posto al traguardo.

Gp di Imola e il tragico incidente di Roland Ratzenberger

Tutto sembra andare per il verso giusto e dopo il Giappone si arriva ad Imola, nel Gp di San Marino.
Dopo le prime prove libere scarse di gioie, qualcosa sembrava muoversi verso la seconda qualificazione centrata in carriera. David Brabham sul suo sito personale, racconta così l’inizio di quel tragico weekend:”Il sabato, Roland era più felice. Era molto più veloce e siamo stati vicini ai tempi validi per le qualifiche, sentivo che Roland era desideroso di mostrare la squadra il suo vero ritmo, sono sicuro che l’avrebbe fatto“.

Mentre il pilota austriaco era lanciato alla ricerca del proprio giro migliore, tra la curva Tamburello e la curva Villeneuve la parte superiore dell’ala destra dell’alettone si stacca, facendo perdere aderenza alla Simtek. Con la vettura danneggiata, la curva trasforma la macchina di Ratzenberger in un missile che chiude la sua corsa contro il muretto alla velocità di 306 km/h. Nell’impatto il pilota si fratturò la base cranica perderndo di sensi, con la carcassa della sua auto finita nel mezzo della curva Tosa.
Sono uscito per le qualifiche e stavo spingendo la vettura al limite. Non riuscivamo ad essere più veloci rispetto agli altri, la nostra vettura non era abbastanza veloce. Ho oltrepassato la linea del traguardo di partenza verso un altro giro veloce e ho visto le bandiere gialle e detriti in pista tra gli angoli Tamburello e Villeneuve. Ho capito subito che era la macchina di Roland” racconta il compagno di squadra. Subito scatta la bandiera rossa e in due minuti partono i soccorsi allo sfortunato pilota austriaco.
Più mi avvicinavo all’incidente, più mi preoccupavo. Ho cominciato a temere per Roland. La sua auto era finita in mezzo alla Tosa, così ognuno per passare doveva fare il giro della macchina di Roland” poi ancora “Quando mi sono avvicinato all’auto ho subito visto che qualcosa non andava. La posizione della sua testa era strana e inquietante, mi sentivo male e avevo il forte presentimento che se ne fosse andato“. Aveva ragione, nonostante il tentativo di massaggio cardiaco da parte dei soccorritori, Ronald Ratzenberger non c’era più, la sua morte venne dichiarata solo sette minuti dopo l’arrivo al pronto soccorso.
Il tragico destino di un pilota rimasto sempre ai margini del giro che conta, ma non per questo meno importante di altri ragazzi che lavorano duro per raggiungere il proprio sogno. Roland ce l’aveva fatta ma la sua storia troppo spesso è rimasta nell’ombra: ventiquattro ore dopo, nello stesso circuito, Ayrton Senna muore nello schianto contro i muri alla curva Tamburello.

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