MotoGP: la Yamaha fa doppietta, ma in Argentina è gara ad eliminazione

Pubblicato il autore: francesca la fata Segui

Termas De Rio Hondo, Argentina.
Secondo giro  di calendario per un finale dal sapore noto: il weekend argentino ripropone una storia già vista solo due settimane fa in Qatar, dove a trionfare furono, rispettivamente per Moto3, Moto2 e MotoGP, gli stessi Mir, Morbidelli (tra l’altro unico italiano capace di vincere due gare consecutive nella classe che ha sostituito la 250cc) e Maverick Vinales.
False partenze. Chi ha invece replicato la prestazione del Qatar ma in negativo è stato Andrea Iannone, desideroso di rifarsi dalla delusione provocata dalla caduta della prima gara ma punito con un ride through per una partenza anticipata. Discutibile forse: il regolamento 2017 prevede infatti che in caso di movimento sulla griglia prima del semaforo il caso possa essere analizzato per valutare se il pilota in questione si sia avvantaggiato dal movimento stesso, diversamente dal regolamento in vigore fino allo scorso anno, che applicava automaticamente la procedura di passaggio ai box senza tale tipo di valutazione.
Amara da questo punto di vista è stata l’analisi del pilota abruzzese, che ha manifestato delusione per questa decisione.

Delusione condivisa da altri protagonisti (rimasti teorici) della gara argentina, i team ufficiali Honda hrc e Ducati corse, che hanno visto sfumare nella ghiaia la possibilità di portare al traguardo i loro piloti: in casa Ducati, infatti, Lorenzo è stato autore di un errore in fase di partenza (dopo che questa si configurava già di per sè come complicata a causa delle difficili prove di ieri) che l’ha portato a centrare Iannone e a cadere dopo solo una curva di gara. Destino infelice anche per il suo compagno Dovizioso, che è stato centrato da Espargarò, caduto per una scivolata di anteriore mentre tentava di infilare l’italiano. Scivolata che si è conclusa falciando la rossa e portando anche Andrea Dovizioso nella ghiaia.
Gara ad eliminazione anche in casa hrc, dove le speranze dopo le ottime prove di Marquez erano decisamente alte; nulla da fare invece: se lo spagnolo è caduto al ventesimo giro mentre aveva due secondi di margine sul secondo per un errore dovuto alla foga ed alla pressione (oltre che da un “cordolo” presente tra la 1 e la 2 che l’ha portato a scomporsi), il suo compagno Dani Pedrosa si è steso mentre lottava per le posizioni ai piedi del podio con Bautista, Petrucci, Dovizioso e Zarco.

Dove invece si sorride è in casa Yamaha, bottino pieno al 100% sugli avversari e per Vinales che si porta in testa alla classifica del mondiale con 50 punti, 14 in più del suo compagno di squadra.
Ancora una volta si è assistito ad un Rossi capace di metterci del suo in gara e di trovare, con l’aiuto del suo team, la quadra tra la mattina e il warm up, accorgimenti che gli hanno permesso di girare con un ritmo inferiore all’1:40 e di agguantare il secondo posto su un buonissimo Crutchlow proprio nel giorno della celebrazione della sua 350esima gara in carriera. (Nel giorno della prima corsa disputata da Valentino Rossi nel campionato mondiale, il suo compagno di squadra aveva solo pochi mesi di vita).

Da segnalare anche l’ottima prestazione di Bautista, quarto e capace con la vecchia Ducati di dare 14 secondi a Petrucci che la Ducati ce l’ha ufficiale, mentre buonissima è stata anche la gara di Zarco con la Yamaha del team satellite, il quale è stato fermato però da un degrado eccessivo della gomma posteriore: criticità della Yamaha versione 2016 che Rossi ha analizzato nel fine gara come più facile da mettere a punto ma portata allo stesso tempo a stressare esageratamente il pneumatico, che negli ultimi 10 giri della corsa cede eccessivamente.

Si parte ora dunque per Austin (terra risaputamente felice per Marquez) dove si correrà il 23 aprile, consapevoli di essere solo all’inizio di una stagione lunga ed equilibrata, capace ogni gara di rimescolare le carte e fornire spunti interessanti e soprese più (le tante caute dei big) o meno (le solite rimonte di Rossi) inaspettate.
Un’ultima tappa extraeuropea per poi ritornare in Europa snodandoci tra le curve familiari di Jerez de la frontera.

  •   
  •  
  •  
  •