Andy Murray: “Non ho cambiato idea sul caso Sharapova”

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Andy MurrayAndy Murray è uno di quei tennisti che nel corso dei mesi si è sempre espresso in maniera chiara ed inequivocabile sul caso Sharapova. Nonostante la bella russa sia una delle tenniste più famose al mondo (assieme a Serena Williams) e un traino sostanzioso per i media e gli sponsor, Andy Murray non si è mai tirato indietro e non le ha risparmiato critiche. Anche severe.

Andy Murray sul caso Sharapova

Quando uscì la notizia che la bella russa era stata squalificata a causa del Meldonium, Andy Murray non aveva perso tempo e aveva subito dichiarato:
“Se venisse chiarito che ha preso delle sostanze dopanti per migliorare il suo rendimento e questo ha dato esito positivo nei test antidoping, allora deve essere sospesa. Penso che se si bara, prendendosi vantaggi rispetto agli avversari, e si viene scoperti, allora si deve essere puniti. Per quanto tempo lo devono decidere le istituzioni, le corti, gli avvocati eccetera. Il mio punto di vista non è cambiato da marzo.” (Ubitennis)
All’epoca di queste dichiarazioni, però, Andy Murray non era ancora a conoscenza di quello che sarebbe accaduto in seguito. L’esito del caso Sharapova, anche se non definitivo, è ben noto: l’ITF ha deciso di squalificare la bella russa per due anni ‘graziandola’ da uno stop ancora più pesante. L’ipotesi peggiore per lei sarebbe stata di quattro ma nella sentenza si è tenuto conto di alcune valide attenuanti. Valide anche per Andy Murray?

La negligenza non è una scusa per Andy Murray

Se è vero che per Maria Sharapova e il suo staff la questione non è affatto chiusa (si appellerà alla Corte di arbitrato sullo sport), per Andy Murray e per tanti altri tennisti invece sì: le porte sono a dir poco blindate.
“Se si assume qualunque farmaco è responsabilità dell’atleta controllare che sia legale. Ci possono essere casi particolari in cui ti viene dato qualcosa dal dottore e lui ti dice ‘Questa è una vitamina’ quando in realtà non lo è. In questa circostanza la situazione è un po’ diversa. Ma se si prende un farmaco da soli non c’è assolutamente alcuna ragione per la quale non si dovrebbe sapere se sia nella lista delle sostanze proibite. Non sta a me decidere cosa è appropriato o no. È compito delle istituzioni, in questo caso credo sia il CAS che sta esaminando il caso. Loro prenderanno una decisione. Non io. Non ho cambiato idea in questi mesi.” (Ubitennis)
Insomma lo scozzese sul caso Sharapova ha le idee chiare, anzi chiarissime. Sicuramente molto più chiare dell’ITF che ha emesso una sentenza su cui si potrebbe discutere per anni. Non è un caso che la Sharapova abbia deciso immediatamente di fare appello perché, in effetti, i punti lacunosi di tutta questa faccenda sono molti. Se da una parte viene ammessa la non volontarietà della russa, dall’altra non si capisce il perché di una sentenza tanto dura, come se il doping fosse intenzionale. D’altro canto però, chiediamoci: perché Maria Sharapova non ha mai menzionato il Meldonium nella lista dei farmaci non proibiti assunti? L’esito dell’appello ci chiarirà molte cose.

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