Doping nel ciclismo: epo e ormone della crescita, a Lucca arresti in un team di dilettanti

Pubblicato il autore: Federico Plotti Segui

Ancora doping e ancora una volta nel ciclismo.
In questo caso, però, lo scandalo non colpisce il mondo professionistico ma quello molto più vasto della galassia dei dilettanti e in particolare una delle sue squadre più importanti, l’Altopac Eppela di Lucca, team ambizioso che da anni primeggia nell’under 23.
Dal reperimento delle sostanze illegali tra cui l’epo, l’ormone della crescita e oppiacei fino alla somministrazione dei farmaci ai ciclisti: tutto era organizzato nei minimi particolari per allontanare qualsiasi sospetto.
Nessuno doveva scoprire quale fosse il segreto delle tante vittorie ottenute dagli atleti dell’Altopac in questi ultimi anni.
Le iniezioni, direttamente in vena così le sostanze avevano maggior effetto in minor tempo, venivano fatte subito dopo le gare in un’abitazione messa a disposizione dai genitori Luca Franceschi, proprietario della squadra, arrestato oggi insieme al padre e alla madre.
Con la stessa accusa, quella di associazione a delinquere finalizzata a commettere delitti in materia di doping, sono finiti in manette anche Elso Frediani, direttore sportivo dell’Altopac, il preparatore atletico ed ex corridore Michele Viola e poi Andrea Bianchi, l’amico farmacista, colui che forniva le sostanze illegali.
Vuoi vincere? Allora dopati diceva Francheschi ai suoi ciclisti quasi obbligandoli a sottoporsi alle iniezioni.
A incastrarli le immagini girate, dopo mesi di pedinamenti, dalla Polizia di Stato e numerose intercettazioni telefoniche.
L’inchiesta, che vede altre 17 persone indagate a vario titolo, è scattata quasi un anno fa dopo la misteriosa morte per arresto cardiaco del giovane lituano Linas Rumsas, anche lui corridore dell’Altopac, figlio d’arte e promessa del ciclismo mondiale, trovato morto a soli 21 anni nella sua casa di Lunata in provincia di Lucca lo scorso 2 maggio.
Per gli inquirenti ci sono sempre stati pochi dubbi: l’ombra del doping dietro quella strana morte.
Per questo, con pazienza, iniziarono a stringere il cerchio intorno ai dirigenti della squadra ma non solo.
Nel mirino degli investigatori è finita anche anche la famiglia Rumsas in passato già legata a vicende di doping.
Nella loro casa a settembre erano state trovati centinaia di aghi, siringhe, confezioni di soluzione fisiologica e diversi flaconi di Ringer e glucosio entrambi coadiuvanti dell’epo.
molti anni prima nel giorno in cui il padre di Linas, Raimondas, forte ciclista dei primi anni 2000, saliva sul podio del Tour de France del 2002, la madre Edita veniva fermata e arrestata mentre tentava di oltrepassare il confine tra Francia e Italia con, ben nascoste nella sua automobile, almeno 36 diversi tipi di farmaci illegali, tutti ad effetto dopante.
Due anni dopo, durante il Giro d’Italia del 2004 vinto da Damiano Cunego, Raimondas Rumsas, venne trovato positivo all’epo e fu squalificato per 4 anni.
La stessa identica punizione inflitta pochi giorni fa al fratello maggiore di Linas, Raimondas Jr, ciclista anche lui, squalificato il 23 gennaio scorso per aver assunto il GRHO, un tipo di ormone della crescita.

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